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Omaggio alla Benečija

di
le cose che ho scritto per MeDea

   "La Benečija nasconde nel profondo della sua natura una vitalità duttile, capace di modificarsi e di adattarsi alle vicende storiche senza perire sotto i colpi delle avversità.(...)

   "Il vento che la percorre è simbolo di una forza non visibile, ma percettibile nei suoi risultati: può essere visto anche come un respiro più forte, più energico, un prendere fiato dal profondo dei polmoni per andare avanti, con decisione e fiducia, certi di incidere sul nostro presente e sul nostro futuro.(...)

   "Questa terra è riuscita a sopravvivere per secoli, tramandando di padre in figlio un patrimonio culturale di grande pregio. (...) Patrimonio di cultura orale, di saggezza popolare, di ironia poetica di fronte alle vicissitudini esistenziali della quotidianità."

   Così si esprime Gianni Tomasetig nella Premessa alla terza edizione del suo primo libro, L'osteria della nonna.

Gianni Tomasetig, La mia Benečija


   Sono parole di fiducia e ottimismo, che in questi tempi bui ci invitano a ritrovare slancio ed energia. E molto spesso sono proprio le donne ad animare le iniziative, a ricucire gli strappi, a riannodare i fili tra passato e futuro, con perseveranza.

   E' una lezione per tutte e tutti noi.

   Gianni mi ha fatto amare la Benečija, questa terra di confine all'estremo nord est d'Italia, e la sua storia travagliata, rievocando con infinita grazia gli uomini e soprattutto le donne che l'hanno illustrata e l'illustrano.

   Potrei scegliere tra infiniti esempi di scrittrici, donne impegnate, animatrici culturali (molte sono su MeDea!). Oggi però voglio proporvi una figura che mi è particolarmente cara, perché mi sembra che incarni uno spirito originale, fantasioso, spesso presente nelle Valli.

   E' un'antica, piccola silhouette, vista da Gianni bambino con occhi pieni di affetto e simpatia. Ascoltiamolo.

   "In osteria, dalla nonna, ognuno degli ospiti si sentiva a suo agio e ogni tanto metteva in luce particolari abilità, che altrove non avrebbe mai osato esternare.

   "Nuna Obrilukna era una signora molto anziana, ma aveva mantenuto uno spirito allegro, vivace, estroso. A me piaceva molto.

   "A volte veniva dalla nonna per bere assieme a lei una tazza di caffè corretto. La correzione se la portava da casa nell'ampia tasca del suo grembiule: una boccetta con dentro della buona grappa.

   "Proprio in quelle occasioni, si lasciava andare ad improvvisati ballettini che mi divertivano moltissimo.

   "Tenendo con le dita della mano destra un lembo del suo grembiule, imbastiva delle graziose movenze, e facendo piccoli ritmati passettini anche senza l'aiuto della fisarmonica si dava il ritmo da sola, cantando con una simpatica voce rauca:'Oj ti-ti, oj ti-ti, oj ti-ti...'".



mise en page:
Paola Musarra

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