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Un ricordo per Guglielmo

"Devi essere orgoglioso..."

di
Gianni Tomasetig

Guglielmo Černo ci ha lasciato sabato 22 luglio 2017

"Caro Guglielmo, dragi Viljem, devi essere orgoglioso del tuo percorso...". Sono queste le ultime parole che ho rivolto al mio amico fraterno Guglielmo, quando con Paola, la mia compagna, ho salutato lui e la sua affettuosa moglie Marisa sull'uscio della loro casa a Lusevera. Tre giorni prima della sua morte.

Eppure lo avevamo trovato sereno, sembrava aver superato il peggio di quest'anno infernale...

In quel luminoso pomeriggio, sprofondati in comodi divani, avevamo rievocato, da vecchi insegnanti, il nostro passato pedagogico, il continuo sforzo per offrire il meglio di noi stessi alle nuove generazioni. E Guglielmo era stato davvero un maestro, insuperabile nell'escogitare le strategie e le finezze pedagogiche, per promuovere e realizzare un insegnamento umano, che non fosse puro nozionismo ma fosse permeato da un sottile e continuo coinvolgimento personale, soprattutto nei confronti dei più deboli.

Tante storie, tanti ricordi... Uno fra tanti: una bambina bloccata da gravi problemi personali e familiari, alla quale Guglielmo aveva dedicato particolare attenzione con grande delicatezza, dopo anni era andata a trovarlo per ringraziarlo: si era laureata!

Vorrei concludere queste mie riflessioni ricordando un episodio che risale al tempo della mia giovinezza trascorso con Guglielmo alla Casa dello Studente di Gorizia, il Dijaški Dom, un tempo fondamentale per la nostra formazione culturale e umana. Lo traggo dal mio libro Ritornando in Benečia, ediz. CISU, Roma 2012 (2003).


da Ritornando in Benečia

E'Guglielmo che parla di mia nonna:

"E poi, quando veniva sua nonna a trovarlo, era una vera festa! Gianni andava a chiedere in Direzione il permesso di uscire con sua nonna, e lo chiedeva anche per me!" e Guglielmo stringe con forza le mani all'altezza del petto, in un gesto per lui abituale di gioia contenuta.
E' vero, ora ricordo. Prima di riaccompagnare mia nonna alla corriera che faceva la spola tra Gorizia e Cividale, ce ne andavamo tutti e tre in un'osteria, che si trovava a metà strada tra il Dijaški Dom e la stazione delle autocorriere.
Ci sistemavamo a un tavolo. La nonna ordinava vino e qualche gazzosa, poi appoggiava sul tavolo la sua borsa capiente dalla quale estraeva, uno dopo l'altro, i dolcetti che aveva fatto in casa per l'occasione, incitandoci a bere e a mangiare.
Dopo questo rito gioioso si riavvolgevano i resti che avremmo portato con noi al Dom.
Erano cose semplici, piccoli frammenti di vita, ma per me e per Guglielmo avevano un significato molto più profondo di quel che può apparire a prima vista."

mise en page:
paola musarra