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Circolo Bateson - Vacanza studio 2011

Batesoniana a Segovia

testo e foto: Paola Musarra


Gianni


Roma, settembre 2011

Ebbene sì, quest'anno la vacanza studio del Circolo Bateson si è svolta a... Segovia! Qui vedete Gianni, il mio compagno; davanti al magnifico acquedotto romano. Sullo sfondo, la Sierra de Guadarrama.
Segovia è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1985.
Beh, non è proprio dietro l'angolo, comunque eravamo in venti coraggiosi/e batesoniani/e.

Ci riunivamo in una delle più belle dimore della città vecchia, la casa di Don Alvaro de Luna, nobile castigliano vissuto nel XIV secolo. Nella casa erano ospitati alcuni/e di noi, altri/e, tra i quali Gianni ed io, in alberghi vicini.

Anche il nostro albergo, La Casa Mudéjar, era situato in un edificio antico del quartiere ebraico. Dalla nostra finestra vedevamo le guglie della Cattedrale.

... dall'hotel..

Le nostre comunicazioni venivano presentate a volte nel giardino della Casa de Luna (oggi Casa Cannata).
Là, il suono delle campane e i canti degli uccelli si sovrapponevano spesso alle voci dei relatori e delle relatrici, intrecciando sorprendenti contrappunti, mentre le foglie mosse dal vento leggero creavano sul muro disegni sempre nuovi...

nel giardino

Altre volte stavamo nel bellissimo patio, cercando di non farci distrarre dai numerosi particolari architettonici rivelati da un sapiente restauro che permettono di ricostruire la storia della Casa.

Di tanto in tanto qualcuno (famigliole tedesche? titubanti giapponesi?) si affacciava e scattava fotografie...

il patio

Io avevo preparato una piccola "azione scenica" (secondo la tradizione del "Circo" Bateson), intitolata "Batesoniana": Gianni avrebbe "mimato" alcune situazioni, Amelia Caselli ed io ci saremmo riservate le parti dialogate e alcune letture.

Dopo lunga riflessione, abbiamo deciso che il nostro intervento si sarebbe svolto all'interno della Casa, per raggiungere una maggiore concentrazione.

Davanti a noi, la meravigliosa "tessitura" delle antiche mura, luci diffuse e uno specchio, nel quale si riflettevano volti fugaci.

il muro

Era mia intenzione

  • stabilire una continuità con il lavoro svolto quest'anno dal gruppo di lettura, coordinato da Claudio Arfuso (del quale abbiamo sentito tanto la mancanza in questa vacanza studio!);
  • rievocare alcuni momenti importanti dell'incontro con il pensiero di Franco Cassano;
  • alludere ad alcune comunicazioni fatte a Segovia che mi avevano particolarmente colpito.

Su questi punti, se lo desiderate, troverete altre notizie sul sito del Circolo Bateson.

In particolare, nella nostra azione scenica, si accenna

  • a "Ecologia e flessibilità nella civiltà urbana" di Gregory Bateson (sta in Verso una ecologia della mente);
  • a Claros del Bosque (Chiari del bosco) di María Zambrano, presentato a Segovia da Franco Farina;
  • ad alcuni volumi di Franco Cassano, tra i quali in particolare: L'umiltà del male e Modernizzare stanca;
  • al poemetto inedito di Lidia Gargiulo "8 marzo 1983", da lei presentato a Segovia;
  • alla poesia "Un saluto distratto" di Mario Mazzeo, citata da Ersilia Bosco;
  • al racconto "Il dono di Osvaldo" di Enrico Sgarella, da lui presentato a Segovia;
  • a Machado, Petrarca, Shakespeare, Ungaretti, Baudelaire ... e altri Indignados...

Ma ora lasciatevi prendere dalla nostra piccola azione scenica...

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Paola - ... perché vedi, Amelia, quest'anno il gruppo di lettura è stato molto coinvolgente, soprattutto per la qualità delle persone... anche Zoe era molto contenta di starsene sdraiata in mezzo al Cerchio degli Umani...

Zoe

Amelia - Mi è dispiaciuto non esserci stata... Avete letto anche...

Paola - ... Sì, il mio pezzo preferito: "Ecologia e flessibilità nella civiltà urbana"! C'è da riflettere: come si fa a programmare una città "flessibile"? Non c'è niente di più rigido! Eppure... ti faccio un esempio. Nel giardino sotto casa mia i visitatori hanno fisicamente "spostato" le panchine, che prima erano disseminate intorno alle aiuole, per disporle secondo un disegno più umano, favorevole all'interazione!

il giardino dell'Acquario

Amelia - Guarda, qui c'è una panchina... Sediamoci qui, sul limitare di una clairière, di un claro del bosque direbbe María Zambrano: tra la luce e l'ombra sei tu che devi ricostruire i contorni delle cose. E' un'atmosfera magica, un sapere che sempre ci sfugge e sempre ci coinvolge!

Paola - Ah, avevo proprio bisogno di questa pausa! Sai, in questa fase della mia vita il tempo è diventato un'ossessione: tempus fugit, ruit hora... D'altra parte, "noi siamo fatti soprattutto di tempo", come dice Lidia Gargiulo nel suo poemetto, e Machado: Ya nuestra vida es tiempo...

Amelia - E allora?

Paola - Guarda, si può reagire in due modi. Il primo modo è quello di accumulare freneticamente impegni, in modo da occupare ogni spazio in una specie di terribile horror vacui, lanciando continue sfide al corpo che - poveraccio - vorrebbe qualcosa di diverso...

Amelia - Dimmi che c'è un secondo modo!

Paola - Sì, il secondo modo consiste nell'assecondare il corpo dilatando il tempo, con calma. Solo questo "tempo dilatato" consente di trovare la giusta distanza per far sì che il pensiero "faccia un patto col fatto" (non basta aver "saputo", ammonisce Lidia) e analizzi correttamente la contingenza, riflettendo anche sulle nostre responsabilità e i nostri "atti mancati" (caro Enrico, siamo sicuri che Osvaldo volesse "veramente" ritrovare quella ragazza?).

Amelia - Ma... concretamente?

Paola - Beh, per me la "lentezza" ad esempio è stata una conquista recente! E qui mi soccorre Cassano che in Modernizzare stanca ha scritto l'"Elogio della lentezza"... Prova a leggere questo capitoletto, "Passeggiare non stanca"!

Amelia - (mentre Amelia legge, Gianni mima le azioni descritte, qui facciamo appello alla vostra immaginazione!)
Dunque, ecco:
"Passeggiare vuol dire (...) interrogare il cielo, chiedersi se quelle nuvole stanno per arrivare o invece se ne stanno andando, assaggiare l'aria con il naso e con la pelle, d'estate cercare l'ombra e d'inverno il sole. Passeggiare è commentare i titoli dei giornali con uno che non conosci (...) fermarsi al bar a guardare la gente che passa (...) Passeggiare è giocare dolcemente con la giornata, decidere che ne vuoi perdere un pezzo perché lo vuoi guadagnare..."
Un momento: ma la domanda che hai fatto a Cassano non riguardava la lentezza!

Paola - No, riguardava alcune metafore che secondo me lui ha modificato nel corso del tempo. Per esempio, nel Pensiero meridiano e in Tre modi di vedere il sud, per descrivere la nostra condizione umana Cassano usa la metafora della navigazione difficile in cui occorre mantenere la rotta anche quando il vento soffia in direzione contraria.

Amelia - Che fatica!

Paola - Eh già: Cassano parla di un "viaggio complicato e incerto" in cui addirittura "si dispera di poter arrivare"... Pensiamo al Petrarca: "Tal ch'i 'ncomincio a disperar del porto"...
Una situazione che, portata alle estreme conseguenze, può condurre ad un naufragio, "dolce" con Leopardi e perfino "allegro" con Ungaretti!

Amelia - Ma che vuoi dire?

Paola - Voglio dire che si tratta pur sempre di una metafora dignitosa, mentre invece nel suo libro più recente, L'Umiltà del male, la metafora è quella insopportabile della "posizione scomoda". Senti quello che dice dopo aver precisato che nelle situazioni di doppio vincolo l'essere e il dover essere restano eterogenei e nessuno dei due può essere ridotto all'altro:
Bisogna resistere alla tentazione di sedersi dall'una e dall'altra parte, accettare di rimanere in piedi, anche se si sta scomodi e ci si può stancare..."

Amelia - Terribile... Ci vorrebbe un'uscita creativa dal doppio vincolo, come dice Bateson!

Paola - Hai ragione. E forse c'è... Guarda quella figurina fragile, laggiù...

... l'acrobata...

Amelia - Ma... ma questo è l'acrobata! L'acrobata sul filo con le braccia che devono muoversi...

Paola - E guai se si irrigidiscono: quel movimento è uno spazio di libertà, di "flessibilità"! Hai visto? Abbiamo ritrovato il punto di partenza: la flessibilità...

Amelia - E' il nostro spazio di libertà: se non lo manteniamo libero, gli altri potrebberlo divorarlo... divorarci...

Paola - ... rischiando però, come dice Mario Mazzeo, seri problemi di digestione!

Amelia - Bateson dice, se non sbaglio, che bisogna incoraggiare le persone ad avere conoscenza delle loro libertà e flessibilità e a usarle più spesso.

Paola - Ma siamo sicure di riuscirci? Dài, alziamoci, seguiamo l'acrobata nelle sue evoluzioni...

Ben presto l'oscillazione delle braccia prende la forma di un volo...

Paola e Amelia - Stiamo volando... Siamo le cicogne di Segovia... stiamo partendo,,, Ma poi torniamo!.

Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées...

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