Circolo Bateson
Seminario estivo 2009

Leggere con Marcel Proust

di
Paola Musarra
Proust - Sulla lettura




Roma, ottobre 2009

Introduzione

Quest'anno il seminario estivo del Circolo Bateson si è svolto a Badia Prataglia, una località situata in mezzo alla foresta casentinese, quasi al confine con la Romagna. Il tema del seminario era: "Ciascuno/a racconta un libro".

Ci sono state diciotto relazioni, svolte da otto donne e dieci uomini nel salone o nel giardino della pensione che ci ospitava, o in alcuni luoghi suggestivi del Casentino, come Camaldoli o il castello di Poppi.

A me è toccato "aprire le danze" con un piccolo libro che avevo scovato a casa del mio compagno mentre lo aiutavo a sistemare nelle sue nuove librerie il contenuto traboccante dei vecchi scaffali: il saggio Sulla lettura di Marcel Proust (Mondadori, Milano 1995).

1. La polemica con Ruskin

Il saggio di Proust era nato come introduzione a Sesame and Lilies, una raccolta di due conferenze sull'importanza della lettura tenute da John Ruskin nel 1864. Fu pubblicato una prima volta nel 1905 come articolo autonomo (Sur la lecture), poi nel 1906, come introduzione, quando fu pubblicata la traduzione in francese del libro di Ruskin. Proust lo ripubblicò infine nel 1919 in Pastiches et Mélanges (cambiando il titolo in "Journées de lecture").

Le date sono importanti (dal 1905-1906 al 1919) perché abbracciano quelle della complessa elaborazione della prima parte della Recherche (Du côté de chez Swann), che va dal 1909-1910 fino alla pubblicazione nel 1913: molte riflessioni comuni si intrecciano e si richiamano continuamente.

Appare evidente che Proust ha colto l'occasione offertagli da Sesame and Lilies per esprimere nell'introduzione le sue idee personali sulla lettura, idee che non coincidono affatto con quelle di Ruskin. Per Ruskin infatti la lettura dei buoni libri è paragonabile ad una "conversazione con uomini molto più saggi e interessanti di quelli che possiamo avere l'occasione di conoscere nella nostra cerchia." (Sulla lettura, p.17)

Ma Proust rifiuta l'idea di "conversazione", perché la lettura rappresenta, certo, la ricezione del pensiero di un altro, ma in solitudine: "il fecondo lavoro dello spirito che opera su se stesso" non può infatti avvenire che in solitudine. La lettura è "l'iniziatrice le cui chiavi magiche aprono per noi nelle profondità di noi stessi la porta delle dimore in cui non avremmo saputo penetrare" (idem, p. 24)

... la verità non sta nei libri...


Pericoloso è invece credere che nelle pagine dei libri sia depositata una verità concepita come qualcosa di materiale, "come un miele preparato da altri" (ibidem), e non come una conquista personale. Perfino gli storici e gli eruditi non cercano nei libri la verità in se stessa, ma un indizio o una prova che lasci spazio per una elaborazione individuale.

Il letterato invece, al quale Proust non risparmia i suoi strali, "legge per leggere, per ricordare quello che ha letto (...). Il suo spirito privo di attività originale non sa isolare nei libri la sostanza che potrebbe dargli maggior vigore; si carica della loro forma intatta che, invece di essere per lui un alimento assimilabile, un principio di vita, è soltanto un corpo estraneo,un principio di morte."(idemp.26)

La divagante argomentazione di Proust trova poi un altro bersaglio: l'amicizia. Senza dubbio, sostiene, la lettura è un forma di amicizia, anzi, nella lettura l'amicizia viene di colpo restituita alla sua primitiva purezza perché ha come interlocutore un morto, o comunque un assente, e quindi è totalmente disinteressata.

L'"altra" amicizia, invece, quella relativa agli individui, è cosa frivola e sgradevole. Sin dai primi rapporti si crea una rete di abitudini, dalla quale non possiamo più liberarci: i rituali degli scambi di cortesie, le espressioni menzognere di deferenza, gratitudine, devozione sono sterili ed estenuanti.

Samuel Beckett nel suo bel saggio scritto nel 1931 (Proust, Sugar editore, Milano 1962) afferma che per lo scrittore l'amicizia, a metà strada tra la fatica e la noia, non è che un espediente sociale "come la tappezzeria e la distribuzione dei bidoni per i rifiuti": il solo possibile sviluppo spirituale è in profondità, la sola ricerca fruttuosa è uno scavo, un'immersione, una contrazione dello spirito, una discesa. L'arte è "l'apoteosi della solitudine" (Proust, p.66)

Samuel Beckett, Proust


2. Lo sguardo di Proust: persone, cose, luoghi

Ma il merito del saggio Sulla lettura non consiste soltanto nella battaglia contro il feticistico rispetto per i libri o nella critica acre nei confronti dei letterati o dei vuoti rituali dell'amicizia. Ciò che lo rende prezioso è l'improvviso irrompere nel tessuto argomentativo di alcune preziose gemme, tanto più sorprendenti quanto inaspettate. Ciò avviene quando lo sguardo di Proust si posa su persone, cose, luoghi, cogliendone e liberandone l'intima essenza per trasfigurarle in metafore nella sua preziosa scrittura.


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