Circolo Bateson
Gruppo di lettura 2013

Bateson, gli oggetti e noi

di
Paola Musarra
il comò


Roma, 9 gennaio 2013

Quando ero piccola a volte mia madre mi diceva di andarle a prendere qualcosa nella sua stanza da letto: "Sta sul comò", precisava.

Il comò era un cassettone di noce stile Luigi XV, alto, con quattro cassetti, col ripiano di marmo nero venato di bianco.

E sul ripiano c'era...

C'erano due candelabri di bronzo dorato (con "brèndoli" di cristallo oscillanti), tra le braccia dei quali (io non ci arrivavo, ero troppo piccola) si accumulavano disordinatamente tutte le ricevute: gas acqua luce condominio, finché non venivano trasferite nel primo cassetto.

C'era un servizio da toletta di tartaruga: specchio spazzole limette forbici e forbicine.

C'erano alcune scatolette di legno dipinto comprate a Firenze piene di bottoni perline automatici spille spillette, e una serie di piccoli vassoi di cristallo blu, che io trovavo bellissimi, con anelli conchiglie francobolli bottigliettine di profumo monete biglietti del tram.

E c'erano buste fogli e foglietti di varia grandezza infilati tra la base dei candelabri e l'alto specchio molato a forma di corpo di donna opulenta, sormontato da un fregio in legno simile ad una elaborata parrucca.

Lo specchio rifletteva il ripiano di marmo raddoppiandone la complessità. Là io dovevo cercare l'oggetto desiderato...
>>>>>IIIOIII<<<<<<

L'estate scorsa, durante la vacanza-studio del Circolo Bateson, mi sono soffermata su alcuni momenti significativi della vita di Gregory, scegliendo come guide David Lipset: Gregory Bateson. The Legacy of a Scientist (Beacon Press, Boston 1980) e Mary Catherine Bateson: Con occhi di figlia. Ritratto di Margaret Mead e Gregory Bateson, Feltrinelli, Milano 1985).

Le testimonianze delle mie due "guide" sono discordi nel riferire un episodio della vita di Gregory che lo turbò profondamente. Mi riferisco all'"invasione" degli oggetti della casa paterna molto inglese di Bateson nel cuore della sua casa californiana. Mary Catherine afferma che in tal modo il padre riaffermava la sua personalità in contrasto con l'americanizzazione forzata alla quale l'aveva costretto la sua seconda moglie; David Lipset, invece, sulla scorta di una nota inedita, ci mostra in modo inequivocabile che l'atteggiamento di Bateson nei confronti di tutti quegli oggetti era di forte disagio. Ascoltiamolo: "[I felt both a] love for some of the objects and what they stood for - and therefore still stand for; and... an aching horror or fear of the old pressures which tried to mould me into that for which all the beautiful objects stood." (p.198)

In sostanza: provava amore per alcuni di quegli oggetti e per quello che continuavano a rappresentare, ma al tempo stesso orrore - anzi, an aching horror, un orrore accompagnato da un persistente dolore, e paura, ricordando quanto aveva dovuto resistere e lottare per non essere "modellato" in quello stampo che tutti quegli oggetti, pur bellissimi, evocavano...

Ma che oggetti erano? Ce lo dice Mary Catherine, che al tempo del secondo matrimonio del padre, durato sette anni (dal 1951 al 1958) era adolescente:
"Avevo visto parte del patrimonio Bateson prima di allora, quand'era ancora affidato alle cure di amici in Inghilterra. Dopo la guerra, mia madre [Margaret Mead] aveva portato in America alcuni gioielli di famiglia: molti di questi erano oggetti di lutto, medaglioni e spille con ciocche di capelli, e una collana di perle coltivate. C'erano due sigilli con la riproduzione di un'ala di pipistrello e incise delle iniziali (...) e c'erano medaglie che mio nonno aveva ricevuto da varie associazioni scientifiche. In generale l'intera collezione portava un'impronta di serietà. Gregory commentò un giorno, guardando alcune figure di animali ricamate da sua madre, che c'era molta poca allegria, in quel lavoro, e una grande quantità di sforzo zelante.(...) Arrivarono anche un massiccio mobile Sheraton [un credenzone a cassetti con una vetrina nella parte superiore], enormi casse piene di ricami, decine di scatoloni di libri e oggetti d'arte di vario genere raccolti da William Bateson [il padre di Bateson], che facevano uno stridente contrasto con il mobilio preesistente, portatori di un messaggio ambivalente nella casa." (pp.54-55)

lo stemma dei Bateson

E c'era anche il famoso acquerello di William Blake con Satana che esulta sul corpo di Eva avvolta da un serpente (l'immagine tormentò per anni i sogni di Bateson)... Mary Catherine chiese al padre: "Satana ha avuto quello che voleva, perché ha l'aria così triste?" Ed ecco la risposta di Bateson:
"Perché ha innescato il processo che ha prodotto membri del Congresso e schizofrenia, picnic e poliziotti all'angolo, e tutto il guazzabuglio di artifici che si chiama cultura: è quella visione che gli dà quell'aspetto agonizzante"... (p.54)
>>>>>IIIOIII<<<<<<

A questo punto dovrei parlarvi del comò di mamma... ma per oggi basta!