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La vacanza-studio 2017 del Circolo Bateson



"... rivolgendomi..."

di
Paola Musarra


Roma, settembre 2017

Introduzione
Quest'anno il tema della vacanza-studio del Circolo Bateson (Badia Prataglia, 21-26 agosto) era: "Un mondo di storie. Da dove vengono e dove ci portano".
Dopo aver ascoltato con grande interesse le storie "ufficiali" previste dal programma (vi invito come sempre a consultare l'archivio del sito del Circolo), anche noi semplici partecipanti abbiamo dovuto rispondere alla coinvolgente domanda: "E tu, hai una storia da raccontare?".

E io ce l'avevo una storia da raccontare, ma in quel momento non era ancora "matura". Ci provo adesso, anche se, come vedrete, non è conclusa né definita. E' una storia in progress, che riguarda me personalmente e... Ma cominciamo.

1. La prendo alla larga

C'è una poesia di Eugenio Montale che mi piace molto. Sta in Ossi di seppia. E' breve, sono due quartine, ecco la prima:

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me,
con un terrore di ubriaco.

Nello splendore ialino di un mattino implacabilmente trasparente (né foschia né caligine né stracci di nebbia per offrire alibi allo sguardo) una improvvisa inversione di movimento, uno scatto, una rivolta lacera la monotonia dell'andare uniforme e consente la visione pura. L'ubriaco si sente mancare il terreno sotto i piedi e barcolla in bilico sull'orlo del baratro che lo incalza: il vuoto, il nulla.

2. Il nulla

Se mi chiedete che cosa è per me il "nulla" io vi rispondo così : "Il nulla è una superficie giallina, lucida, liscia e concava... e dentro non c'è nulla di interessante!".
Come vedete, la sto prendendo sempre più alla larga... Ma procediamo con ordine.

Nella mia famiglia di origine meridionale la parola "nulla" non veniva quasi mai pronunciata. "Niente" dominava, accompagnata a volte da una lieve sollevatina del mento.
Mi bastava tuttavia attraversare il pianerottolo ed entrare in casa della vicina livornese (cosa che da piccola facevo spesso) per penetrare in un mondo di suoni completamente diverso.

Sopra un mobile bar di mogano scuro (ma dentro era pieno di specchietti luccicanti) c'era una coppa di ceramica gialla con un simpatico coperchio. Mi ero fissata su quell'oggetto e ogni volta che andavo da Franca le chiedevo: "Che c'è lì dentro?", forse sperando che vi si materializzasse qualche piccola squisitezza per me...

Franca, pazientemente, ogni volta scoperchiava la coppa, me la metteva sotto il naso e rispondeva: "Nulla, vedi? Non c'è nulla!" E io vedevo una superficie giallina, lucida, liscia e concava....

E Montale?

Avete ragione, lo abbiamo lasciato sospeso nel vuoto... ecco la seconda quartina:

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n' andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Gli ultimi due versi sono una piccola botta di presunzione (lui si è (ri)voltato e gli altri no, procedono come pecore, solo lui scopre l'inganno ma non lo dice a nessuno (zitto!), il segreto è suo e solo suo) Ma i primi due versi di questa seconda quartina sono davvero geniali, con il paesaggio che si ricompone beffardo per propinarci "l'inganno consueto", quella "realtà" (mettiamoci una valanga di virgolette, dice Pino Longo,) fatta di quelle "cose" che non riusciremo mai ad afferrare.

"Bene, dirà qualcuno, grazie per averci fatto (ri)leggere Montale, ma... la tua storia?"
Eccola.

3. La mia storia

Una mattina, prima di partire per Badia, mentre preparavo i bagagli mi è parso di sentire un rumore, come di un libro caduto da uno scaffale, e mi sono girata di scatto.

Il vuoto, il nulla... e poi l'inganno consueto delle "cose"?

Magari! In realtà...

non hanno fatto in tempo.

Tutte le "cose" che vivono nella mia casa non hanno fatto in tempo a disporsi ordinatamente al posto giusto e si sono ammassate e impastate insieme, accalcandosi selvaggiamente in una disperata fuga - attentato? terremoto? tornado? - che le ha pietrificate in un intreccio di schegge, frantumi e brandelli irriconoscibili che hanno invaso tutta la casa, fino al soffitto...

Sono scappata, lo confesso. Ho chiuso bene la porta di casa. Fuori, tutto "normale".

Ma adesso che sono rientrata, ho paura. La situazione mi sembra leggermente peggiorata, ho paura che questa massa informe di detriti mi avvolga, mi deglutisca...

Calma. Mi hanno detto che da qualche parte deve esserci uno spiraglio. Forse. Laggiù.

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Su MeDea vedi anche: Perdere e ritrovare confini

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