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Editoriale traboccante

testo e foto
di

Paola Musarra


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Seconda parte

N.B. I numeri tra parentesi si riferiscono agli eventi elencati nella Prima parte.

1. Tragedie: salti di memoria

Strana cosa la memoria.Anna Rossi Doria Parlando di genealogie e del rapporto fra le generazioni nella trasmissione delle memorie del passato, due studiose dell'università di Tor Vergata (Margarete Durst, filosofa e Anna Rossi Doria, storica) si soffermano sui fattori disaggreganti che producono "salti" di una o più generazioni. (2)

Margarete Durst ha iniziato un lavoro sulla memoria, in un'ottica al tempo stesso dialettica e di flusso, che si ispira alle elaborazioni teoriche delle donne (valorizzazione della differenza sessuale contro l'"universale neutro") e agli studi arendtiani.
La ricerca rivela che nella successione genealogica la trasmissione avviene non solo in linea verticale o orizzontale, ma anche trasversalmente, tra generazioni diverse non contigue: in questa disarticolazione temporale le sequenze sono rimescolate.

Si parla di "memoria storica", ma storia (i fatti come sono avvenuti) e memoria (i fatti come noi li ricordiamo) sono spesso contrapposte: il passato che la storiografia ricostruisce è spesso irriconoscibile per chi lo ha vissuto.
Interrogandosi su memoria e rimozione nelle donne deportate e nelle donne ebree, Anna Rossi Doria propone di sganciare il concetto di memoria da quello di identità e di collegarlo piuttosto a quello di responsabilità collettiva.

Perché è stata rimossa la deportazione? Mancato ascolto sociale, indifferenza delle famiglie e delle istituzioni, "doppia spinta" a ricordare/dimenticare... Il prigioniero, la deportata evocano terribili immagini di sconfitta, di passività, di umiliazione. Ciò spiega in parte, anche se non giustifica, la situazione di rifiuto in cui si trovarono coloro che tornarono dai lager, coloro che potevano ricordare.

Quale è stato il rapporto fra le generazioni nei lager? Una ricerca in corso si propone di cogliere la specificità al femminile della solitudine, della sofferenza, della solidarietà.

Con grande delicatezza Anna rievoca i terribili momenti: il taglio dei capelli, le offese al pudore... Il disagio delle madri si ripercuote con estrema violenza nelle figlie, costrette ad assistere a situazioni estreme. E nel momento in cui, al ritorno dai lager, si dovrebbe andare alla ricerca di quel "racconto familiare" che la storia ha negato, in un estremo tentativo di riparazione, ecco che, forse per un eccesso di identificazione nell'ereditare i lutti (si prende il posto dei genitori), la comunicazione si stabilisce più facilmente tra la prima e la terza generazione. Con i nonni si può comunicare... .

2. Tragedie: la quotidianità negata

Il capace ventre di Roma sa accogliere voci diverse, armonizzandole con saggezza antica sotto le volte di un immenso Pantheon sonoro.

A distanza di pochi giorni dall'atroce testimonianza sull'umiliazione delle donne ebree deportate, ho sentito risuonare la voce dolente delle donne palestinesi (4): da Betlemme, che dovrebbe essere la città più bella, più dolce in tempo di Avvento, dai campi profughi in Libano, con i palestinesi assediati dai signori della guerra, da Naplus, con trecento check point che dividono la città dal suo contesto territoriale.

il logo dell'Assoc. Amici della Mezza Luna Rossa

Come in un incubo, le parole che ascolto si traducono in immagini ossessionanti: "hanno fatto saltare con la dinamite olivi millenari...", "il sistema educativo palestinese è stato distrutto: i bambini e le maestre non possono raggiungere le scuole...", "vorrebbero impedire anche agli uccelli di andare da una parte all'altra...", "gli uomini sono umiliati, spesso torturati ai check point...", "non possiamo andare a trovare gli amici, i parenti...", "i bambini hanno paura, le incursioni notturne li buttano fuori di casa, tutte le loro cose sono distrutte, hanno ricominciato a fare pipì a letto...", ".

E i kamikaze? Tutto si riassume in due frasi: "non vogliamo morire, non vogliamo che muoiano." Ma il terrorismo non nasce dal nulla...
Che cosa possiamo fare per chi vuole soltanto "offrire il sogno" ai propri figli?
Quello che le donne hanno sempre fatto (vero, emi?) per questa terra insanguinata: tessere legami tra donne ebree, donne occidentali e donne arabo-palestinesi, lavorando con le associazioni (Donne in nero, Action for Peace, Amici della Mezza Luna Rossa...), coltivando l'utopia, che a volte è solo un futuro differito, chiedendo e perseguendo a tutti i costi la pace, anche se "paradossalmente oggi chiedere la pace è diventata una cosa sovversiva...".

3. Strumenti

Siamo all'Eur, alla Fiera della piccola e media editoria (5), alla tavola rotonda su scienza e fantascienza.

Il logo di Più libri più liberi

In un mondo in cui scienza e fantascienza si confondono e la tecnologia corre avanti senza freni, la voce di Giuseppe O. Longo, del quale così spesso vi ho parlato su MeDea, disegna un percorso (Il nuovo Golem, Homo technologicus, Il simbionte) appassionato e profetico: "L'immenso simbionte che è il mondo si sfrangia e si ricostituisce senza posa sempre diverso: inesausto.".
In questo scenario mobile, che vede la caduta degli assoluti, più che una programmazione organica e razionale, sembra appropriata la tecnica del bricolage, in cui l'ordine emerge a posteriori e le parole d'ordine sono complessità, disseminazione, creatività diffusa, struttura a rete.

E per studiare questo universo ricco, sfaccettato e complesso, l'etnografia, l'antropologia, le scienze umane debbono adeguarsi come "scienze del contesto", nelle quali, attraverso il contatto, l'immersione, l'interazione, alcune microsituazioni nelle quali si raccoglie "tutto il possibile" vengano ricostruite attraverso le "categorie dell'osservato", lasciando che emerga il suo modo di "dare senso al mondo".

Così Leonardo Piasere, direttore delle Collane Romanes e Etnografia Sperimentale della casa editrice CISU (che ha pubblicato le nostre Infoperline), sembra far eco a Longo presentando due interessanti volumi sulla migrazione fra Marocco e Italia e sui bambini di un campo nomade torinese.

E io ripenso alle parole del mio caro Clifford Geertz, quando descrive il lavoro dell'antropologo (che tenta di rendere intellegibile il testo-contesto studiato) nel suo bel libro sul cambiamento in Marocco e a Bali (Oltre i fatti. Due paesi, quattro decenni, un antropologo", Il Mulino, Bologna 1995):
"Vi tocca lavorare ad hoc e ad interim, mettendo insieme storie millenarie e massacri di tre settimane, conflitti internazionali ed ecologie municipali. L'economia del riso o degli olivi, la politica dell'etnicità o della religione, i meccanismi di funzionamento del linguaggio o della guerra devono in qualche misura saldarsi insieme in una costruzione finale. Altrettanto vale per la geografia, i commercio, l'arte e la tecnologia. Il risultato inevitabilmente, è insoddisfacente, goffo, traballante e gracile: un grande marchingegno." (p.28).

il logo della Casa editrice CISU

Molti dei temi trattati in questo editoriale (il rapporto tra le generazioni, lo studio di una microsituazione, l'identità, la memoria, le lacerazioni, le frantumazioni, la caduta degli assoluti, la forza delle utopie, la solidarietà) tornano e si intrecciano nelle parole affettuose di Rosanna Angelelli e Giuseppe O. Longo che, sempre per la casa editrice CISU, hanno presentato all'EUR i tre libri di Gianni Tomasetig: L'osteria della nonna, Un filo di spago, Ritornando in Benečija.

Zverinac

"... rimanere altrove
perennemente frantumato
nella propria identità..."
Gianni Tomasetig

E' un evento che mi ha particolarmente coinvolto, perché la Benečija fa parte di quella "Terra di donne" (il Friuli Venezia Giulia) che i lettori di MeDea ben conoscono e perché Gianni Tomasetig è il mio compagno.
Rosanna e Pino Longo hanno ripercorso le tappe di una esplorazione autobiografica ispirata dalla memoria del corpo vissuto, che parte dal mondo contadino, affronta coraggiosamente nuove lingue, nuove culture, nuove città e infine torna nel presente per dare voce alle testimonianze attuali di una terra di confine aperta sull'Europa: "Adesso non dico più soltanto 'io', voglio dire 'noi'".

3. La ricetta di Longo

Cosa si può fare per salvare la qualità della vita, che in molti casi stiamo svendendo e mortificando? Questa è la domanda che nel suo terzo libro Gianni rivolge in un dialogo virtuale a Pino Longo, il quale così risponde (la citazione è tratta da: Giuseppe O. Longo, Il simbionte - Prove di umanità futura, Meltemi, Roma 2003, p.219):
"Si tratta di non sacrificare all'avidità e al consumo gli elementi fondamentali per la salute psicofisica della persona, che individuo in quattro "E": Estetica, Etica, Emozione, Espressione (...) Come fare? Intessendo piccole reti solidali, costruendo piccole ecologie locali, interstiziali, culture marginali ma raffinate, che privilegino l'essere, la bellezza, la gratuità, la solidarietà, le risorse spirituali, il sapere artistico, poetico e narrativo. La totalità intessuta di queste reti potrebbe far concorrenza alla grande rete, anzi potrebbe farsela alleata, sfruttarla per i propri fini, Ciascuno di noi può fare qualcosa in questo senso."

3. Conclusione

Vi ho accompagnato in un viaggio intellettuale molto impegnativo, me ne rendo conto.
Per farmi perdonare, con i miei più cari auguri per le Feste, vi invito a degustare il menu natalizio di MeDea:

  • l'incontro fra il lavoro di Angela Frulli e la raffinata ricerca iconografica di Bruno Flores ha prodotto questo mese le filandere (bigatis!);
  • Gabriella Alù, creatrice dello straordinario sito su Marcel Proust, ci propone un viaggio tra passato e presente a Cabourg (Balbec!);
  • se dall'avvolgente prosa di Marcel volete passare alla rarefatta concisione della poesia orientale, ecco Paola Rosati, che ci delizia con la sua interpretazione pittorica degli haiku...
Voglio concludere ricordando il libro di Aldina De Stefano (6) sulle Krivapete (Aldina scrive haiku, lo scoprirete se farete una piccola ricerca su Internet, quanti fili sottili ci uniscono...). Chi sono le Krivapete? "Dee, donne sacre, donne selvatiche, donne d'erbe, maghe, streghe, benandanti, eretiche...". Non vi viene voglia di saperne di più?

illustrazione di Luisa Tomasetig per le Krivapete di Aldina

Roma, 18 dicembre 2003

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mise en page: 
pmusarra

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