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Editoriale traboccante

testo e foto
di

Paola Musarra


Prima Parte

1. Il titolo

Certo, è bello vivere a Roma: da qualche anno è diventata davvero una città piena di stimoli. A volte però gli stimoli sono troppi e rischiano di far traboccare i miei resoconti, che vorrebbero essere mirati e concisi...

Questo mese vorrei parlarvi brevemente di alcuni eventi coinvolgenti che vedono in primo piano le donne (e qualche uomo interessante) e che si intrecciano con i temi cari a MeDea.

Ve li elenco in modo ordinato, anche se poi li "attraverserò" nel mio resoconto:

  1. l'incontro seminariale sull'informazione politica delle donne ("Incontrarsi sull'informazione di genere") organizzato il 22 novembre alla Casa Internazionale dal Paese delle Donne;

  2. l'incontro del 24 novembre ("Genealogia delle memorie e rapporto tra le generazioni") organizzato al Dipartimento di Istituzioni politiche e scienze sociali di Roma Tre dall'Osservatorio interuniversitario sulle ricerche e gli studi sul pensiero e l'azione femminile;

  3. la presentazione del volume: Una cittadinanza in disordine. I diritti delle donne nei paesi del Maghreb, a cura di Maria Grazia Ruggerini (Ediesse, Roma 2003, 12 euro) alla Casa Internazionale delle Donne (1 dicembre);

  4. il convegno su "Le donne e il processo di pace in Medio Oriente" del 2 dicembre 2003 organizzato nella Sala Conferenze della Provincia di Roma dalla Associazione Amici della Mezza Luna Rossa palestinese nell'ambito della Settimana Culturale Arabo-Palestinese a Roma (28 novembre - 3 dicembre) in occasione della "Giornata Internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese" indetta dall'ONU (29 novembre);

  5. la presenza di Leonardo Piasere e di Giuseppe O. Longo al Palazzo dei Congressi di Roma per "Più libri più libEri", la 2a Fiera nazionale della piccola e media editoria (4-8 dicembre);

  6. l'assegnazione del primo premio di scrittura femminile "Il Paese delle Donne" per la sezione saggistica a Aldina De Stefano per il volume delle Edizioni Kappa Vu di Udine (14 euro) "Le Krivapete delle Valli del Natisone" (Terra di donne!).

E nella Terra di donne avrei voluto essere per assistere all'evento poetico-musicale animato da Lucia Gazzino per emergency...

Ma tutto non si può avere, perciò, invece di partire per il Friuli e le Valli, mi accingo a raccontarvi quali riflessioni hanno suscitato in me tutti questi incontri.

N.B. I numeri tra parentesi si riferiscono agli eventi citati.

2. Identità?

Coraggiosamente si interrogano le redattrici del Paese delle Donne (1): quale progetto? Quale redazione?La Casa Internazionale delle Donne a RomaChe vuol dire "scrivere"? Che cos'è il foglio rosa? Un raccoglitore di stimoli, un "acchiappafarfalle"? Quali rapporti con le altre donne? Con gli uomini? Con le donne di destra...?

Maria Paola Fiorensoli ha una sua teoria: "La Casa Internazionale delle Donne è un progetto politico riuscito... Adesso stiamo vivendo una specie di 'riposo del guerriero' e ci concediamo il lusso di interrogarci su tutto... Le risposte? Io so soprattutto quello che non voglio: un semplice 'aggiustamento'..."

Una nuova veste grafica? Piace la nuova proposta, più ariosa, animata, leggera. E sulla leggerezza si discute: leggerezza di forme e di contenuti: "Riscopriamo l'estetica della parola!" "Il piacere di scrivere, di leggere, di far leggere...".

"Passeremo da Sparta alle Folies Bergères?" si chiede preoccupata Cristina Papa, che preferisce interrogarsi sulle professionalità che vengono rimesse in gioco da Internet: quali sinergie vanno ricercate per potenziarsi? Quali collaborazioni, forme, temi comuni? Come "rendere commestibili" i contenuti?

Un linguaggio sintatticamente semplice, ma con una aggettivazione raffinata: è la proposta di Marina Pivetta. C'è poi lo studio dell'argomentazione, un'argomentazione serrata per aumentare la "leggibilità" (questa è una mia fissazione personale, più volte ne ho parlato su MeDea). Olga Borghini, che cura con altre compagne il martedì autogestito di femministe e lesbiche su Radio Onda Rossa, sottolinea il criterio di "ascoltabilità" che le ha guidate nell'organizzare le loro ore di ascolto: spazi di dialogo, di interlocuzione.

"Se costruiamo creativamente il linguaggio, costruiamo anche il nostro pensiero... E in fondo, che cosa è l'identità? E' una cosa in crescita..." così sembra voler concludere Marina Pivetta. Ed io sono d'accordo con lei.

3. Democrazia?

E sull'identità, sulla specificità culturale e sulle sfide della "modernità" si è molto discusso a proposito dei diritti di cittadinanza delle donne maghrebine. (3)

Erano presenti, con Maria Grazia Ruggerini che ha curato il volume, due intellettuali di alto livello: Chemseddoha Boraki, docente di lettere francesi,scrittrice, esperta della Maison des femmes "Espace de Citoyenneté" di Tangeri e Chérifa Bouatta dell'Università di Algeri, docente, psicologa, segretaria generale della Sarp (Société algérienne de recherche en psychologie).

Una cittadinanza in disordine, a cura di M.G. Ruggerini, immagine di Carla Bernardi

Quali sono i rischi insiti in una ricerca sul mondo delle donne dell'"altra sponda" del Mediterraneo? Prima di tutto quello di aver l'aria di voler "esportare" la democrazia occidentale. "Exporter la démocratie?" si ribella Chérifa. "Moi, je voudrais plutôt la questionner...". E poi: quale democrazia? All'interno del mondo occidentale ci sono posizioni contrastanti (pensiamo alla guerra in Irak), le donne maghrebine vogliono poter scegliere i loro interlocutori per costruire insieme un mondo diverso.
"Avec toutes nos forces nous changerons ce monde": è la frase che ha scritto Chemseddoha quando le ho chiesto di firmarmi una copia del libro.

Un altro rischio è quello di generalizzare e conseguentemente di semplificare l'estrema complessità del mondo arabo, soprattutto per quanto riguarda il rapporto fra modernità e tradizione.
Nell'Introduzione Maria Grazia Ruggerini così si esprime (pp.24-25): "La prospettiva nella quale collocare le categorie modernità e tradizione è vicina ad una figura dialettica piuttosto che antinomica, tesa a sottolineare continuità, relazione, sovrapposizione, intreccio fra i due termini e non negazione, annullamento, alterità fra l'uno e l'altro."

Punti di contatto concreti sui quali costruire legami tra le due sponde:

  • la lotta contro una cultura patriarcale che ancora troppo spesso si esercita tramite l'uso della violenza pubblica e privata (si pensi al tema già trattato più volte su MeDea dell'assenza delle donne nei luoghi decisionali, anche in Italia, dove il patriarcato sembra delegittimato, ma in realtà cerca forme nuove per riaffermarsi);

  • la lotta per ottenere o riaffermare che la violenza contro le donne sia considerata una violazione dei diritti umani;

  • la lotta per ottenere siano estesi o conservati alle donne il diritto alla parola, all'istruzione, alla salute e all'integrità del corpo (stiamo in guardia!), il pieno esercizio da parte delle donne dei diritti sociali e politici.

E dove questa salvaguardia manca - o è in pericolo - la vita stessa assume le sembianze di una spaventosa tragedia.

seconda parte
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mise en page: 
pmusarra

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