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Frammenti di futuro: quasi un editoriale


di
Paola Musarra


Seconda parte

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Terra di donne

A Udine La casa delle carteLucia Gazzino pubblica La casa delle carte - Le cjase des cjartis, una originale autobiografia poetica che, intrecciando italiano e friulano, dalle più recenti composizioni in versi risale fino alle prime poesie, scritte a tredici anni. Il disegno della copertina è di Massimo Malipiero, che maneggia con altrettanta destrezza penna, pennello e spadone a due mani...

A Venezia, Loretta Cappanera espone in una collettiva ("Classici d'artista") un'affascinante opera di grafica dedicata all'inno omerico ad Artemide e ci promette, per il nuovo anno... ma non voglio anticipare un sorprendente intreccio di emozioni che ancora una volta trasforma MeDea in ponte e crocevia...

Dalle colonne del Novi Matajur Michela Predan Michela Predanci parla dell'importanza delle lingue minoritarie come risorse economiche (finalmente!) e della riattivazione di una vecchia stalla per bellissime passeggiate a cavallo a Cràvero, il suo paese natale, il paese natale di Marco Predan, al quale Bruno Flores dedica questo mese un personale omaggio.

Le donne della frontiera tessono reti instancabilmente, tra mille difficoltà. E la Rete?

Women on the Web

Emi (Ermenegilda Uccelli-Gravone) Emiha presentato a Roma gli Atti del convegno di Amburgo del marzo 2001. Un dato impressionante emerge da tutte le relazioni: la presenza delle donne in Rete aumenta vertiginosamente, ma...
Ma, a partire da "un certo livello" di potere, tranne rarissime eccezioni, le donne si appiattiscono su modelli comunicativi prettamente "maschili", competitivi, banalizzati nei contenuti, rinunciando alla ricerca di nuove modalità espressive e comunicative, che la Rete consentirebbe.

Indubbiamente pesa su questa situazione il "limite fisiologico" (ne abbiamo discusso a lungo dopo l'intervento di Emi) dell'impegno personale delle donne, che debbono gestire, oltre al proprio lavoro, tutti i problemi del quotidiano: educazione dei figli, prevenzione e cura delle malattie, problemi economici...

Del resto, questo è ciò che le donne hanno sempre fatto - e sul loro lavoroAngela Frulli Angela Frulli ci offre un'ampia e approfondita riflessione.

Il problema del "limite fisiologico" (esiste, purtroppo...) costringe inevitabilmente le donne a stabilire delle priorità, lasciando spazio solo a fatica e saltuariamente a riflessioni e azioni... come dire? - di non immediato profitto.

E questo è comprensibile.

Ma c'è, secondo me, un altro elemento, assai meno giustificabile. Si diffonde come un morbo, come una condanna senza appello, la convinzione che sia impossibile conciliare lo spirito di iniziativa e la positività con la dimensione del "piccolo", con l'investimento a lungo termine, con i minuti passi, con l'attenzione e l'ascolto, con il "dare voce a" - tutte cose che vengono sbrigativamente liquidate come inutili perdite di tempo, in un mondo sempre più stravolto e frettoloso.
E' davvero così?

Un convegno

Si è svolto a Roma dal 5 al 7 novembre un convegno organizzato dall'Accademia nazionale dei Lincei, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche:Accademia dei Lincei"La nuova cultura delle città. Trasformazioni territoriali e impatti sulla società".
Nella sezione "Città e tecnologia" è intervenuto Giuseppe O. Longo, con una impressionante evocazione dell'evoluzione biotecnologica della città. Come rimedio contro una progettazione "forte", razionale e riduzionistica, che non può non provocare rigetto, Longo prospetta l'ipotesi "debole" (forte per me!) di una progettazione locale, contingente, in continuo riadattamento. Si tratta in sostanza di "procedere al piccolo cabotaggio, controllando gli esiti millesimali di piccoli avanzamenti", ricorrendo a "consultazioni conversative e partecipative delle componenti umane che abitano e abiteranno la città e affidandosi anche all'aggregazione e alla produzione spontanea di forme che si adattino tra loro in modo armonioso e organico." (pre-print).

Questo linguaggio mi piace, mi ci riconosco: questa ipotesi per me si estende dalla progettazione della città a tutti i progetti di vita, di cultura (MeDea!), che vogliano prendere in seria considerazione la componente umana,Accademia dei Lincei sempre in simbiosi stretta, tuttavia, con l'evolversi inarrestabile del nostro tempo, e mai come ritorno nostalgico al passato (neanche di mezz'ora vorrei tornare indietro, anche se il tempo che mi resta si assottiglia).

E questo linguaggio dinamico di Longo, fatto di attenzione al "piccolo", di vicinanza al corpo radicato nel tempo, nel mondo, pieno di progettualità autoorganizzativa, l'ho ritrovato nella comunicazione di Alberto Magnaghi (Università di Firenze): "La Carta del Nuovo Municipio: attori e forme dello spazio pubblico", nella sezione "Gli spazi pubblici nelle città contemporanee".

La Carta del Nuovo Municipio. Per una globalizzazione dal basso, solidale e non gerarchica (Carta Almanacco, gennaio 2002) è stata promossa dal Laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti (Lapei), coordinato da Alberto Magnaghi presso l'Università di Firenze, ed è stata sottoscritta da molti amministratori locali (primo firmatario il Presidente della Regione Toscana). La Carta è stata inclusa nei documenti conclusivi della Conferenza generale sulla democrazia partecipativa del World Social Forum di Porto Alegre (gennaio 2002).

S0ttolineando la necessità di misurarsi "sotto casa" nei diversi contesti locali con la costruzione di politiche volte a produrre Accademia dei Linceialternative alla privatizzazione e alla mercificazione dei servizi sociali e degli spazi pubblici, Magnaghi propone un processo di "globalizzazione dal basso" per uno svilupppo autosostenibile nelle città. L'elemento decisivo è costituito dall'incontro fra municipalità e nuovi movimenti, per esperienze di partecipazione "costituente" di progetti socialmente condivisi da molti attori, che abbiano valenza decisionale.

I nuovi movimenti non si limitano ad esprimere critica, rifiuto e conlitto, ma si riappropriano direttamente di saperi produttivi, di pratiche di vita e di consumo, mettendo in opera sul territorio frammenti di futuro, ispirati a modelli di sviluppo alternativi.

Magnaghi enumera le diverse componenti sociali di questo "multiverso": agricoltori, rappresentanze operaie, associazioni ambientaliste e culturali, reti del piccolo commercio equo e solidale, ampi settori del volontariato, del lavoro sociale, dei servizi e del lavoro autonomo, aggregazioni giovanili, associazioni di donne, rappresentanze etniche, imprese produttive a finalità etiche, associazioni per il consumo critico...

Per approfondire queste tematiche, si veda P. Sullo (a cura di), La democrazia possibile (IntraMœnia 2002) e Alberto Magnaghi, Il progetto locale (Bollati Boringhieri 2000). Su questo volume c'è in Rete una interessante intervista a Magnaghi.

Utopia?

Al convegno, alcuni degli illustri partecipanti accoglievano le proposte di Magnaghi con risolini e frasette ironiche: "Tanto è inutile...", "Così non si risolve il problema...", "Sono utopie...".
Utopie? In realtà, La Carta ha già innescato processi organizzativi a rete fra amministrazioni locali, al fine di promuovere costituenti partecipative (Il Cantiere delNuovo Municipio, Roma, 4-5 maggio 2002 e Dalla Carta del Nuovo Municipio alle politiche e alle realizzazioni concrete, Empoli, 5 ottobre 2002).

Ma quella reazione contro Magnaghi (il quale sembrava davvero "dar fastidio" con le sue concretissime proposte) mi ha fatto venire in mente il recente libro dello storico francese Daniel Lindenberg, Le Rappel à l'ordre. Enquête sur les nouveaux réactionnaires, éd. du Seuil, presentato alla Fiera della piccola editoria (sul libro si veda l'articolo di Anna Maria Merlo sul "manifesto" del 22 novembre 2002, dal titolo assai azzeccato:"In nome del quieto vivere").

E' proprio vero che c'è "una propensione a detestare in generale tutto ciò che cambia, ciò che si muove..." (P.Rosanvallon, citato da A.M.Merlo).

A volte, alcuni intellettuali pur "democratici" sembrano preferire un deresponsabilizzante piagnucolío alla paziente e tenace ricerca di soluzioni anche piccole di piccoli problemi.

E le donne?

A parte quelle che si fanno un vanto di imitare i (peggiori) comportamenti maschili, direi che questo potrebbe essere il loro grande momento: chi più di loro è paziente e tenace, chi più di loro risolve quotidianamente piccoli e grandi problemi?

E allora proviamo a farla, questa globalizzazione dal basso!

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mise en page: 
pmusarra

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