torna a medea
 


Nuovi discorsi sulla Rete

Il libro di Alberto Quagliata

di
Paola Musarra

Roma, novembre 2014
Vi consiglio di rileggere il precedente contributo riguardante i nuovi discorsi sulla Rete, (Medealogo n.1 - Una visione condivisa), prima di affrontare quanto vi dirò a proposito del nuovo libro appena uscito: Alberto Quagliata, I-learning. Storie e riflessioni sulla relazione educativa, Armando Editore, Roma 2014.

la copertina del libro


Alberto è un caro amico, perciò mi ha chiesto di fare "gli onori di casa" quando il libro è stato presentato mercoledì 1 ottobre al Dipartimento di Scienze della Formazione di RomaTre.

Ho accettato volentieri anche perché l'incontro voleva essere (ed è stato) una vera e propria festa con brindisi e rinfresco, da vivere con leggerezza ed allegria, il che, diciamolo, non avviene molto spesso in ambito accademico...

"Divertiamoci!", dice spesso Alberto ai suoi studenti, però, chi come me ha avuto il privilegio di assistere alle sue lezioni, sa che questa formula in realtà invita ad impegnarsi a fondo nelle attività proposte, con un forte coinvolgimento personale.

Nell'introduzione al suo Gargantua, Rabelais (siamo nel 1534) proclama di voler scrivere un'opera francamente comica, affermando che rire est le propre de l'homme. Tuttavia l'Autore mette in guardia chi volesse fermarsi alle apparenze: invita i lettori ad andare in profondità nel suo lavoro e, come fa un cagnolino con un osso, a guardarlo, annusarlo, assaggiarne un pezzettino e poi, con decisione, rompere l'osso e succhiarne accuratamente tutta la substantifique moelle, il "nutriente midollo"... e nel libro di Alberto Quagliata di sostanza ce n'è molta!

E allora cominciamo ad annusarlo, questo bel libro, a morderlo, a sbocconcellarlo, a succhiarlo un po' (altro non possiamo fare, nel respiro breve di questo contributo).

Prima di tutto esaminiamo il sottotitolo: Storie e riflessioni sulla relazione educativa.

Storie, certo: ce ne sono moltissime, vissute personalmente dall'Autore e dai suoi giovani collaboratori, o riferite "attraversando" il pensiero dei numerosissimi autori citati (Gregory Bateson in primo luogo).

E noi siamo fatti di storie. Il pensiero narrativo contribuisce a creare un contesto adeguato (culturale, storico, emotivo) per gli elementi del sapere, un sapere che - attenzione! - non è "dato" una volta per tutte, congelato in blocchi decontestualizzati da "trasmettere" come un pacco postale agli allievi, al contrario.

E' un sapere da vivere insieme, in una incessante "costruzione collaborativa della conoscenza", attraverso attività esperienziali condivise.

La relazione educativa è quindi vista nell'ottica del paradigma costruttivista dell'apprendimento in cui gli insegnanti sono visti come educatori-narratori di storie che delineano la nostra cultura e gli studenti sono considerati come responsabili educatori della società futura e quindi invitati ad uscire dall'anonimato e ad impegnarsi in prima persona (I-learning!) in attività collaborative miste, in presenza e online.

Ci accorgiamo allora che non si tratta di semplici "riflessioni", come recita il sottotitolo, ma di una proposta operativa che è una vera e propria rivoluzione, destinata a scardinare le soporifere e ripetitive modalità della didattica tradizionale.

Vediamo come.

>>>>>ooooo<<<<<


Ho assistito al primo incontro di Alberto Quagliata e dei suoi giovani i-tutor con i nuovi studenti (per la maggior parte studentesse).

Per prima cosa c'è stato l'invito a "farsi un cavaliere"... Attimo di panico... Poi ognuno/a ha messo davanti a sé un cartoncino con il proprio nome di battesimo (il "cavaliere"), il primo passo verso l'uscita dall'anonimato!

Il professore ha chiesto a ciascuno/a, chiamandolo/a per nome, di raccontare le proprie esperienze di e-learning, di didattica attraverso il computer. E qui sono cominciate le dolenti note.
Nella maggior parte dei casi, la didattica tradizionale non aveva fatto che ripetere se stessa, nonostante la presenza della tecnologia. Che c'era in Rete? La lezione del professore (il testo o, nel migliore dei casi, il video). Che bisognava fare? Studiarsela per bene e andarla a ripetere all'esame. Il voto? Basato sulla prestazione individuale, come sempre.

Vediamo invece che cosa ha proposto a studenti e studentesse il professor Quagliata:

"Per prima cosa dovete formare dei gruppi - coraggio! - per poter lavorare, in presenza e online, con i vostri i-tutor, in un clima positivo di complicità operativa e di responsabilità condivisa... mi raccomando, che la cura della relazione sia in primo piano!
Ogni gruppo dovrà scegliersi un nome che lo identificherà, e un logo che lo rappresenti sinteticamente. Il nome sarà quello di un personaggio (uomo o donna) che nella sua vita "racconta storie", uno/a
storyteller "importante" (scrittore/scrittrice, regista, artista...). La scelta avverrà ricercando in Rete risorse digitali significative (immagini, video, musica...) con una incessante negoziazione e scambio di idee attraverso Forum, Chat, File condivisi... Anche il logo nascerà dalla collaborazione di tutti i membri del gruppo.
Alla fine di questa prima fase, un profilo sintetico del personaggio scelto e il logo di riferimento verranno presentati in aula, a tutti i gruppi."


Una seconda fase di questo PW (Project Work - nel frattempo viene distribuito un foglio con le linee guida del progetto e una scaletta molto precisa) prevede la scelta di metafore appropriate, relative alle dinamiche relazionali e ai diversi stili comunicativi del gruppo che, dopo ampia riflessione, dovrà scegliere in quest'ottica due "nodi" (due capitoli) del libro di Alberto, sulla base dei quali verrà accuratamente progettata e realizzata una vera e propria "storia digitale" (Digital Storytelling - DST), che dovrà...

Mi fermo qui.

Mentre studenti e studentesse reagivano nei modi più disparati: entusiasmo ("Che bello! Lavoriamo insieme?", angoscia ("Ma io già lavoro, come faccio?"), ansia ("Si potrebbe spostare l'orario?", "Ma, esattamente, che dobbiamo fare?!?"), io, che non ero chiamata a realizzare nessun DST, né a collegarmi in Rete più di quanto non faccia abitualmente, io mi sentivo COMUNQUE coinvolta, per il semplice fatto di essere presente. Non potevo fare a meno di agitarmi in prima persona, pensando ad un lavoro così impegnativo e complesso, fatto di continui scambi e di continue negoziazioni, per produrre una storia originale...

>>>>>ooooo<<<<<


Emerge un ricordo.

In un anno accademico molto lontano, alla Sapienza, prima lezione e primo incontro con il professore di Storia Greca, Luigi Moretti (padre di Nanni). Scruta con attenzione noi matricole, poi esordisce: "COME TUTTI SANNO, Eumene di Cardia era il diadoco della Cappadocia..." Ahiahi. Ricordo che pensai: "Qui tocca lavorare di brutto..."

Chiarisco: ho in seguito molto amato il professor Moretti (ricordo che ci portava fotocopie di epigrafi greche lacunose che dovevamo completare...), l'esame con lui andò benissimo, i diadochi per un po' mi fecero compagnia, però...

Però, non c'era niente di personale nel lavoro che facevo, non ero coinvolta in prima persona.

Ed ecco il punto. Alla fine del Medealogo n.1 (lo avete (ri)letto? Noo? Beh, allora fatelo adesso!), Mario Cusmai si chiedeva (e ci chiedeva) quali "descrittori" dovrebbero essere elaborati per valutare adeguatamente gli studenti coinvolti nelle complesse situazioni dell'I-learning.

In sostanza, come si valuta il coinvolgimento personale?

Ne riparleremo.

all'inizio
redazione e
mise en page:
Paola Musarra
torna a medea