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Riflessioni

Il computer e le prof
Consiglietti pratici per sopravvivere
a scuola
Nona parte

Le seduzioni e le trappole della "visualizzazione"


testo e immagini : Paola Musarra

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sommario



1. Quattro quadri
  • Primo quadro - "Bianco e nero"
    Roma, Università "la Sapienza", Facoltà di Lettere. Avevo vent'anni. Aula strapiena. Giuseppe Ungaretti comincia la lezione. Seduto di tre quarti, prende un pezzetto di gesso e traccia energicamente dei trattini bianchi sulla grande lavagna nera che gli fa da sfondo. La sua voce roca fa il resto...


  • Secondo quadro - "Per un futuro migliore..."
    Discorso politico. Sfondo rosato o azzurro cielo, impeccabile abbigliamento dell'oratore, voce persuasiva, ampi gesti, sorriso - o meglio, rictus. L'ottimismo è di rigore.


  • Terzo quadro - "I lucidi"
    Sala convegni. Nella penombra, i tecnici si affannano intorno alla lavagna luminosa. Dopo parecchi vani tentativi, l'apparecchio si decide a proiettare sul muro bianco un'insolita forma geometrica, della famiglia dei trapezoidi: lo schermo.
    L'oratore/trice arriva e comincia la lotta con i lucidi. I fogli si incollano e rifiutano ostinatamente di separarsi. Quando infine si distendono controvoglia sulla lavagna luminosa, per vendicarsi proiettano immagini deformate, offuscate, invertite o capovolte, dal contenuto illegibile, che sfidano la capacità visiva degli spettatori.


  • Quarto quadro - "Diapositive"
    Anche in questo caso, potremmo citare il buon re Dagobert: le diapositive sono sempre (nel 99,99% dei casi, statistica personale) proiettate al contrario. E se si desidera rivedere una diapositiva già vista bisogna tornare indietro rinculando e... Basta, mi fermo qui.
Che cosa hanno in comune tutti questi quadri?
Semplice: la persona che parla, per sostenere, sottolineare, mettere in risalto quello che sta dicendo, decide di ricorrere ad una "visualizzazione", cioè di celebrare il matrimonio tra la vista e l'udito del suo pubblico.
Ma ahimé, come in molti matrimoni, gli sposi non vanno tanto d'accordo...

2. E l'argomentazione?


Esaminiamo da vicino i quattro quadri.
  1. Il gesto minimale di Giuseppe Ungaretti, il suono della sua voce e il contrasto fra il nero della lavagna e il bianco (il gesso, la testa del poeta) sono indissolubilmente legati ai punti salienti della sua argomentazione, alla scansione ritmata delle sue poesie.Tutto è rimasto engrammaticamente inciso nella mente di chi ha avuto la fortuna di assistere a quella lezione.


  2. Giuseppe Ungaretti, Monologhetto, 1951


  3. Per quanto riguarda l'uomo politico che "si mette in scena", la "visualizzazione" sembra avere esclusivamente una funzione ipnotica, destinata ad agire profondamente attraverso le emozioni - il che rischia di occultare i difetti e le astuzie di una falsa argomentazione. Questo è un punto fondamentale per chi educa ed insegna, ne riparleremo.


  4. I lucidi hanno bisogno di un'apparecchiatura rigida e ingombrante, ma soprattutto richiedono troppe manipolazioni, troppe pause che "stiracchiano" il discorso.
    Per quanto riguarda il contenuto, sembra che sia difficile resistere alla tentazione di occupare tutta la superficie del foglio trasparente: le parole e/o i simboli, necessariamente ridotti e quindi invisibili, serviranno solo a distrarre o a innervosire il pubblico, invece di aiutarlo a seguire la concatenazione logica (= l'argomentazione) del discorso.


  5. Le diapositive contengono in generale delle immagini, la cui forza evocatrice sul piano pedagogico non è da mettere in discussione (una volta risolto con un po' di pazienza il problema del dritto e del rovescio). Un'immagine ben scelta può "fissare" tutto un ragionamento, è una specie di argomentazione condensata, che ci permette di ricostruire la struttura di un discorso anche dopo molto tempo.
    Ma le diapositive stanno scomparendo: l'evoluzione della tecnologia, con l'avvento del computer, ha decretato la "morte" delle diapositive.
Ho insistito sul termine "argomentazione".
L'esercizio dell'argomentazione è il solo mezzo razionale che abbiamo a disposizione per
  • evitare di ricorrere alla violenza o alla coercizione (fisica o psichica)per convincere o persuadere;


  • difenderci dalle suggestioni dell'irrazionale e/o dall'imposizione di verità assolute e irrefutabili che bloccano l'esercizio del ragionamento critico.
In Italia, salvo rare eccezioni, l'argomentazione si insegna solo all'università (e anche in quel caso...). Io ritengo invece che dovremmo insegnare molto presto ai nostri alunni
  • a strutturare adeguatamente i loro interventi, scritti e orali;


  • a controllare attentamente la qualità dell'argomentazione nei discorsi che vengono loro proposti/imposti (i bambini sanno del resto individuare benissimo le nostre contraddizioni...).


Bene, ma in tutto questo discorso, che funzione dovrebbero avere gli strumenti di visualizzazione?

Secondo me, potrebbero essere una specie di cartina di tornasole, per aiutarci a proporre in modo adeguato la struttura logica di quanto dobbiamo dire, che si tratti di una conferenza, della presentazione di un progetto, dell'illustrazione di una ricerca... Un (auto)controllo indispensabile per evitare false argomentazioni nei nostri discorsi e al tempo stesso un utile esercizio per snidare e sventare le astuzie che si celano nelle false argomentazioni degli altri!

3. "E poi venne il computer..."


Con il computer si può fare tutto.
Basta un clic per evocare testi, immagini, suoni, animazioni... Si può tornare indietro richiamando istantaneamente la pagina video desiderata, si possono animare le frasi, le lettere, si possono scegliere suoni e colori... basta un clic, e uno dei tanti programmi esistenti per la visualizzazione (oppure, come io suggerisco, una semplice ed economica successione di pagine in HTML).
Grazie al computer, questo strumento meraviglioso, possiamo scandire la nostra conferenza o la nostra presentazione secondo il nostro ritmo, cioè secondo il ritmo che ci suggerisce l'articolazione dei vari argomenti, rispettando nello stesso tempo le reazioni del pubblico, cosa del resto facile da controllare: basta un'occhiatina ogni tanto! Questa sensibilità non dovrebbe mancare nel bagaglio di ogni conferenziere/a che si rispetti...

Ma... succede proprio sempre così?

Recentemente mi è capitato di assistere ad una serie di conferenze su importanti argomenti di attualità (clonazione, eutanasia, evoluzione...). C'era un servizio di traduzione simultanea e gli oratori (quasi tutti uomini) utilizzavano i più moderni sistemi di visualizzazione.

Io mi apprestavo a prendere appunti "in consecutiva", con la tecnica che permette a un traduttore di ricostruire l'argomentazione del conferenziere per meglio tradurlo. Io utilizzo sempre questa tecnica, che ho imparato alla Scuola Interpreti, anche se non sono io il traduttore ufficiale: è il mio piccolo sistema personale di visualizzazione e di controllo...

"Scienziati, studiosi, ricercatori... un'ottima occasione per esercitare in modo critico le mie facoltà razionali!", mi dicevo.

Avrete già capito che, salvo rare eccezioni, i conferenzieri se la cavavano in generale abbastanza male con i sistemi di visualizzazione.

L'udito e la vista del pubblico, invece di collaborare, si sovrapponevano, oscurando tutto. In presenza di messaggi contraddittori dei recettori sensoriali, se si desiderava prendere appunti o almeno "seguire il senso" di quanto veniva detto, la sola cosa da fare era selezionare un solo organo di senso, ad esempio la vista, ignorando la voce dell'oratore e quella del traduttore in cuffia (ovviamente sfalsate!) e limitarsi ad annotare, a gran velocità, una pseudosintesi dei testi visualizzati sullo schermo che, ahimé, scomparivano sempre troppo rapidamente...

Lamartine, Le lac


4. Per concludere


Immaginiamo la situazione seguente (un altro quadro): avete elaborato un testo solidamente argomentato e dovete presentarlo a un pubblico (donne e uomini in carne ed ossa). Decidete quindi di utilizzare un sistema di visualizzazione.

Per prima cosa dovete dividere la vostra presentazione in "unità di visualizzazione". Ogni unità (lucido, diapositiva, pagina video...)costituirà quindi una "unità logico-semantica", cioè una articolazione (un momento, un passaggio) della struttura logica della vostra argomentazione.

Bene: avete una "scaletta" molto ben fatta, quindi dovete solo "sezionarla" secondo le articolazioni dei vari argomenti per ottenere le unità di visualizzazione.

Eccole qua, le vostre unità: la loro successione ben ordinata ricostruisce la struttura del vostro discorso. Il computer docilmente vi permetterà con un semplice clic di visualizzarle, una dopo l'altra, secondo il ritmo del vostro eloquio, che meraviglia!

Sì, ma...

Dimenticate forse che l'insieme delle vostre unità non è accessibile al pubblico, che vede una sola unità per volta: non può né fare marcia indietro né soffermarsi per riflettere meglio, come fa normalmente con la pagina su carta o sul Web. "Tout passe, tout casse... et tout se remplace": tutto passa, dice il proverbio.

Qualcuno dirà: "Le unità sono scelte bene, rispettano l'articolazione del discorso, non presentano "troppo testo", e io controllo il ritmo del mio eloquio, quindi sarà facile prendere appunti o comunque seguire la logica del mio discorso!".

Sì, ma...

Forse dimenticate che l'attenzione del pubblico si concentra esclusivamente su quello che vede visualizzato: la vista ha la meglio sull'udito, la voce e il corpo del conferenziere scompaiono a vantaggio dell'immagine che viene proiettata...

Ma non è tutto.

Le articolazioni della vostra "scaletta" non corrispondono necessariamente alla sintesi critica della vostra comunicazione che ognuno/a (uomo o donna in carne e ossa) dovrebbe avere la possibilità di elaborare (i vostri appunti non sono i miei appunti...): qui non si tratta unicamente di "copiare" quello che si vede (anche se qualche volta si riesce a fare solo questo...).

Qualcuno dirà: "D'accordo, ma non si possono rispettare tutti i tempi del pubblico: posso capire il tempo per la lettura del testo visualizzato, ma il tempo per l'assimilazione e l'elaborazione critica... Lo troveranno con calma a casa, rileggendo gli appunti!".

Io mi chiedo allora che senso abbia proporre al pubblico un dibattito, una discussione dopo la conferenza, se non è stato rispettato il tempo per l'elaborazione critica!

Basta, credo che abbiate capito che quanto ho detto vuol essere una (piccola) provocazione.

Vorrei semplicemente invitarvi a riflettere sulla carne, le ossa e la mente del pubblico, ma soprattutto vorrei invitarvi a prevedere (qualcuno già lo fa) per le vostre presentazioni una riscrittura ad hoc delle unità di visualizzazione.
Avete sufficientemente valutato la forza evocativa di un'immagine, la forza persuasiva dei vostri gesti, della vostra voce, del vostro corpo - o la forza esplicativa di una semplice fotocopia? Avete saputo sfruttare fino in fondo la potenza del computer? Avete...?
(continua)


Bibliografia


Traité de l'argumentation
  • Chaïm Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Traité de l’argumentation. La nouvelle rhétorique, Presses Universitaires de France, Paris 1958 (trad. it.Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi “Reprints”, Torino 1976).