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Riflessioni

Il computer e le prof
Consiglietti pratici per sopravvivere
a scuola
Ottava parte


testo e immagini: Paola Musarra

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L'irruzione del computer nella relazione educativa
Un questionario


Ho proposto recentemente un questionario a un piccolo gruppo di quindici uomini e venti donne.

Il gruppo, poco rappresentativo dal punto di vista della quantità, era invece molto omogeneo e significativo per la qualità delle persone, tutte "informatizzate" e tutte interessate alle premesse e alle caratteristiche della relazione educativa, e quindi sensibili a tutto ciò che può turbarla o modificarla.

Volevo vedere se, dopo tanti anni (sono tanti, sì) il computer costituisce ancora un problema, e se ci sono differenze significative negli atteggiamenti degli uomini e delle donne.

circuiti


Prima di affrontare il nucleo centrale del questionario, vediamoli un po' da vicino, questi partecipanti al sondaggio.

  1. Età
    • meno di 30 anni : 3%
    • da 30 a 50 anni : 31%
    • più di 50 anni : 66%
  2. Provenienza
    • Italia del Nord : 14%
    • Centro : 86%
  3. Professione
    • professori, insegnanti, formatori : 86%
    • un medico, due architetti, due ricercatori


L'opposizione Uomo/Donna comincia a essere significativa con i dati riguardanti l'informatizzazione, più remota e stratificata negli uomini, più recente nelle donne,.

Data del primo contatto con un computer (U=Uomini, D=Donne):
  • anni '60-'70........U=20% D=0%
  • anni '80...............U=53% D=40%
  • anni '90...............U=27% D=40%
  • anni 2000...........U=0% D=5%
Alcune donne (il 15%) hanno dimenticato la data del primo incontro con il computer: evidentemente non era stato un colpo di fulmine...

Altro dato significativo: l'uso del computer
  • sul posto di lavoro...U=73% D=65%
  • a casa.......................U=100% D=85%
Secondo dati recenti il 43,9% delle famiglie ha un computer a casa. A casa le donne hanno altre gatte da pelare, quindi l' 85% secondo me è un'ottima percentuale.

Uomini e donne usano il computer
  • per scrivere (Word©, ne dubitavate?)
  • per comunicare (e-mail)
  • per documentarsi, fare ricerche, consultare basi di dati
Ma gli uomini lo usano anche
  • per creare dispositivi audiovisivi
  • per (cito) "fare calcoli"
  • per "ragionare meglio"
Le donne, dal canto loro, propongono un uso più "arioso":
  • giocare
  • divertirsi
  • prenotare viaggi
  • soddisfare curiosità


Ma ci sono anche i "sogni" sul computer (il questionario: "Vorrei usarlo per..."). Le donne vorrebbero usarlo in modo più personale
  • per facilitare il lavoro
  • per acquisire competenze
  • per scrivere di più (ma sul piano personale)
  • per creare immagini, suoni
  • per usare gli ipermedia
  • per "montare video"
(Notate che questi ultimi tre punti corrispondono a quello che gli uomini già fanno, senza problemi).

Gli uomini, che secondo me sono già abbastanza soddisfatti del loro rapporto individuale con il computer e che non sembrano volersi impegnare di più (qualcuno ha scritto: "Va bene così!"), si limitano, nei loro "sogni", a fare delle affermazioni abbastanza vaghe: vorrebbero usare il computer per
  • "sapere"
  • "viaggiare"
  • "rifondare possibilità"
  • fare "molte più cose"
Ci sono momenti in cui non si vorrebbe usare il computer? Solo il 20% delle donne e il 33% degli uomini hanno riempito questa casella, che suggerisce la possibilità di esprimere qualche giudizio negativo sul computer.

lui...


Le donne hanno detto (cito):
  • "E' invadente"
  • "Mi affatico quando lo uso"
  • "Mi abitua gli occhi/il cervello a una visione ristretta e senza profondità"
  • "Ho dolore al braccio destro e a volte mi soffoca"
Il corpo c'è, e si fa sentire!

Gli uomini hanno detto:
  • "Sono affezionato alla Galassia Gutemberg"
  • "Avrei più tempo per leggere"
  • "Mi sento osservato"
  • "E' una faticaccia!"
  • "Lo uso troppo"
Ma allora, che cos'è il computer? Che cosa non è?

Ed ecco la sorpresa: il 40% delle donne e il 53% degli uomini si sforzano, ancora e sempre, di confinare il computer in un ruolo subalterno di semplice "protesi": si continua a fare esattamente quello che si faceva prima senza computer (scrivere, mandare messaggi, consultare archivi), con un vantaggio dal punto di vista della rapidità e dell'efficacia:
  • "E' poco più di una macchina da scrivere"
  • "E' un elettrodomestico"
  • "E' uno strumento utile soprattutto per la scrittura"
  • "E' una protesi"
Eppure il 30% degli uomini e delle donne, pur sottolineando le difficoltà insite in un uso meno banale del computer, gli riconoscono un posto di primo piano nella vita professionale e sociale:
  • "E' fondamentale, insostituibile, indispensabile"
  • "E' uno strumento per comunicare, lavorare, imparare, insegnare"
  • "E' una fonte preziosa di informazione"
Voci isolate (di uomini e di donne) ci lasciano intravedere anche altre possibilità.

Gli uomini:
  • "E' uno strumento, ma anche un contesto"
  • "... interattività, ipertestualità..."
  • "... simulare, applicare..."
Le donne:
  • "E' un 'comunicatore' affascinante e molto impegnativo"
  • "E' una memoria con cui dialogo"
  • "... possibilità... libertà... dipende da come si usa"
Una donna fa un'affermazione che mi sembra interessante:
  • "E' un artefatto tecnologico che mi fa confrontare con molti dei miei limiti"
Ci siamo: si comincia a rendersi conto dei propri limiti. Va detto che sono soprattutto le donne a fare questo tipo di affermazione. Ma hanno veramente più "limiti" degli uomini? Oppure sono semplicemente più sensibili - più sincere? Ascoltiamole.
  • "Non è uno strumento facile per me"
  • "Non è un artefatto tecnologico facilitante"
  • "Non è una macchina da scrivere" (toh... se ne sono accorti!)
  • "Non è realmente conosciuto"
  • "Non è un passatempo"
E gli uomini?

A parte voci isolate, che sembrano voler togliere al computer il suo alone favoloso, come ad esempio
  • "Non è indispensabile"
  • "Non è un fine"
  • "Non è un oggetto particolarmente interessante"
gli uomini si rendono conto delle difficoltà, che del resto sono pronti a superare:
  • "Non è un amico"
  • "Non è uno strumento per giocare (videogame)"
  • "Non è un avversario da sottovalutare"
Moltiplicano gli avvertimenti:
  • "Non è una sostituzione del pensare, comunicare, ricordare "
  • "Non è solo virtuale"
Fino all'affermazione conclusiva, definitiva:
  • "Un computer non è un computer"
E' tempo di passare ad un'altra sezione del questionario, quella che riguarda la relazione educativa.

Bisognava completare la frase: "il rapporto docente/discente è..." scegliendo anche più di una risposta tra le possibilità seguenti (ve le presento insieme alle percentuali delle risposte):
  • un rapporto padre-madre/figlio-figlia..........................D=5% U=0%
  • un rapporto di collaborazione......................................D=50% U=40%
  • un rapporto inevitabilmente gerarchico......................D=65% U=53%
  • un sistema di vasi comunicanti....................................D=50% U=40%
  • un rapporto amichevole................................................D=10% U=13%
La maggior parte dei partecipanti non sono caduti nella trappola "rapporto parentale" o "rapporto amichevole" e si sono rifugiati nel vago "rapporto di collaborazione", che non esclude il rapporto gerarchico, d'altronde inevitabile.

Altri tuttavia (il 35% delle donne, il 20% degli uomini) non hanno evitato l'anomalia implicita nella duplice scelta (si poteva dare più di una risposta) di "un rapporto inevitabilmente gerarchico" (cioè di dominanza) e di "un sistema di vasi comunicanti" (che dovrebbe essere, per così dire, orizzontalmente democratico). Messe insieme, le due scelte fanno pensare invece a una "comunicazione" verticale... diciamo a una flebo.

Siamo arrivati al cuore del problema. Anche se gli uomini insistono, nella risposta libera prevista, sulla "reciprocità", la "co-evoluzione", la "complementarità" della relazione educativa, essa resta pur sempre "direttiva".

Le donne, come ho già detto, sembrano più sensibili, più attente: auspicherebbero un "apprendimento reciproco" e anche un po' di "complicità", di "condivisione"... ma soprattutto sono perfettamente consapevoli della complessità di un rapporto "contraddittorio" e talmente ambiguo che a volte non si trovano le parole per descriverlo.

Che succede allora quando il computer con tutti i suoi problemi e le sue difficoltà irrompe all'interno di un rapporto già così problematico?

Questo lui tecnologico è un imbarazzante terzo incomodo per gli insegnanti, abituati alla semplice relazione io (prof) / voi (discenti).

Interrogati sulla funzione del computer nell'insegnamento, i partecipanti, con molta cautela, hanno sottolineato l'importanza di questo artefatto "utile", ma secondo alcuni/e non (ancora) "indispensabile", che tutto sommato non è altro che uno "strumento", "come la penna, il pennello, la calcolatrice" messi insieme...

pallottoliere


Si possono insegnare agli alunni le nozioni indispensabili per farlo funzionare, ma senza troppo esagerare perché "riduce la complessità" e "disarticola molte cose".

Cose molto ragionevoli, rassicuranti. Ma tutto cambia quando il questionario propone di completare la frase seguente: "Io penso che gli alunni nei confronti del computer...".

Secondo gli uomini, alunni "scafati" "amano" il computer, "giocano e apprendono" (per loro è un oggetto "familiare", del tutto "comune", "normale", lo hanno "trovato già nel mondo e lo usano con semplicità"). Per alcuni invece sembra indispensabile ridimensionare gli exploits degli alunni: non sono poi così esperti come sembra, la loro "disinvoltura" spesso nasconde la "banalità", e poi... "dovrebbero avere un comportamento più educato"!

Per le donne l'"entusiasmo", la "curiosità", l'"interesse" dei discenti e la loro "audacia" sono innegabili, ma... a volte i ragazzi sono un po' "superficiali", "si sentono più bravi della maggior parte degli adulti", e poi "hanno un rapporto troppo ossessivo" con il computer, dovrebbero essere più "prudenti": ne fanno "un uso comunque diverso dal mio", afferma una collega, e - diciamolo - "sono molto più bravi di me"!

Cadono le maschere...

Il questionario incalza: che fanno i docenti con il computer?

A parte due donne convinte che i professori se la cavino molto bene e altre due che rifiutano di pronunciarsi ("Dipende..." e "NO COMMENT!") i giudizi al femminile sono unanimi (e sinceri). I docenti "non sono molto competenti", sono "timidi/intimiditi", a volte "pigri", soprattutto "diffidenti". Alcuni si sentono in dovere di "opporre una resistenza culturale" al computer, sono incapaci di mettere insieme "scienza, tecnologia e cultura umanistica, 'saper' fare e fare concretamente". Non conoscono né il computer né le sue possibilità sul piano didattico, anche se lo ritengono indispensabile. Ma soprattutto "si sentono messi in discussione nel loro ruolo di 'detentori del sapere'".

Ahi ahi...

Anche gli uomini sottolineano la "paura", la "timidezza" e la "diffidenza" dei docenti (un problema di età?), ma insistono soprattutto su una specie di oscillazione, di ondeggiamento, o meglio di polarizzazione di cui sono vittime i colleghi (non loro, naturalmente): i due poli sono la sopravvalutazione e la sottovalutazione del computer, con il quale hanno "un rapporto anormale". "Hacker o luddisti", dovrebbero collaborare con gli alunni, invece preferiscono "evitare il computer" o farne un uso "meccanico" (la macchina da scrivere!) che non prende in considerazione la ricchezza delle sue possibilità.

Ma questi problemi derivano veramente dall'"incapacità" di capire il "funzionamento" del computer? Sembrerebbe invece che ci sia una notevole ostilità contro la tecnologia in generale.

Fatto sta che, man mano che gli artefatti tecnologici si diffondono e diventano più attraenti, il fossato fra docenti e discenti diventa più profondo. I giovani chattano, bloggano, videotelefonano, scambiano messaggi, immagini, musica, giocano a squadre in Rete, attivano automi, elaborano programmi... I/le docenti invece, che avrebbero il dovere di offrire agli allievi un punto di vista critico e responsabile su tutte queste attività, preferiscono ignorarle e stare alla larga.

Ma ne soffrono, si sentono superati/e. Ed è, si noti bene, una sofferenza che non si limita all'ambito scolastico, ma riguarda il rapporto con le nuove generazioni.

Per finire, potete "fantasmare" completando, senza pensarci troppo, la frase seguente: "Il computer mi fa pensare a...".

Ecco alcune possibili risposte:

a) un armadietto molto capiente __ b) un servo scemo __ c) un professorino che mi bacchetta se sbaglio __ d) uno strumento purtroppo indispensabile__ e) una boîte à surprise __ f) un oggetto freddo e anonimo __ g) un amico simpatico __ h) un pericoloso rivale __ i) un oggetto che mi fa risparmiare tempo e energie __j) un oggetto che mi fa perdere tempo ed energie __ k) il prodotto di una tecnologia invasiva e disumanizzante __ l) un artefatto che si rinnova incessantemente e quindi mi stimola positivamente __ m) un artefatto che mi costringe sgradevolmente a ridiventare alunno/a __ n) un oggetto che richiede tempo ed energie __ o).................

Volete sapere come hanno risposto i/le malcapitati/e? Eh no, non ve lo dico: con i fantasmi non si scherza, riflettete sulle vostre risposte!