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Saper argomentare

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Chaïm Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Traité de l’argumentation. La nouvelle rhétorique, Presses Universitaires de France, Paris 1958 (trad. it.Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi “Reprints”, Torino 1976).

   "Avevo sempre avuto l’impressione che la psicologia sociale nel suo insieme tendesse troppo a dar per scontato che l’irrazionale e la suggestione prevalessero nei rapporti umani, a partire dal momento in cui ci si allontanava dalla serena cittadella degli scienziati.” (“Rivista di filosofia”, LVI, 1965).

   Q uesta frase di Lucie Olbrechts-Tyteca (finalmente una donna!), citata da Norberto Bobbio nella Prefazione all’edizione italiana (p.XII) mi sembra ben caratterizzare lo sforzo compiuto dagli autori per far rientrare l’etica, i valori, le relazioni umane in generale nell’ambito della ragione (ragion pratica, naturalmente), sottraendoli in tal modo alle forze dell’irrazionale.

   E' alla ragione infatti che bisogna rivolgersi per convincere, se si vuole evitare di ricorrere alla violenza, cioè alla coercizione fisica o psicologica.

   Il Trattato dell’argomentazione, sostiene Bobbio, privilegiando la libertà di discussione fuori da ogni fanatismo e anche da ogni sterile scetticismo, permette all’arte della persuasione di uscire dalla menzogna, proponendo un modello di società che ci permette di operare scelte su basi razionali, senza per questo ridurre la razionalità alle matematizzazioni, alle logiche formalizzate.

   Adesso forse cominciate a capire perché vi propongo di (ri)leggere un trattato di più di cinquecento pagine che ha quasi cinquant’anni di vita:

  • le suggestioni dell’irrazionale sono ancora presenti, intatte: bisogna imparare a riconoscerle, a scovarle in tutti quei discorsi che cercano di orientare i nostri comportamenti facendo appello alla nostra emotività, al nostro “senso del mistero” (gli autori parlano di “arte incomparabile” della Chiesa Cattolica in questo tipo di persuasione);
  • le tentazioni di un razionalismo angusto sono sempre qui, intatte: impariamo allora ad attaccare senza isterismi, scegliendo le opportune argomentazioni, la “serena cittadella” dei savants (Donna J. Haraway ci offre ottimi modelli argomentativi ironici e appassionati, sembra quasi che voglia mettere in pratica il Trattato…);
  • i fanatici e gli scettici distruttivi sono sempre qui, vivi e vegeti: i primi vogliono imporre la loro verità assoluta e inconfutabile, rifiutando l’idea di una verità parziale e modificabile, incessantemente rinegoziata, da costruire progressivamente con una serie di scelte responsabili; gli scettici, dal canto loro, rifiutando ogni impegno, lasciano campo libero alla violenza e all’intolleranza.

   Nella Conclusione Perelman e Olbrechts-Tyteca affermano (p.534):

   “Noi combattiamo le opposizioni filosofiche, nette e irriducibili, che ci vengono presentate dagli assolutismi di ogni specie: dualismo della ragione e dell’immaginazione, della scienza e dell’opinione, (…) dell’obiettività universalmente ammessa e della soggettività incomunicabile (…).”

   Ritroviamo qui i temi che hanno attraversato le nostre recenti letture: la lotta contro gli irriducibili dualismi, contro il fanatismo, contro le idee prefabbricate.

   Il Trattato è molto più di un semplice “manuale per imparare a ben argomentare”: la sua ricchezza umana e culturale (come nel libro di Weinrich le citazioni si moltiplicano) fanno di questo libro un prezioso compagno di viaggio.

H. Weinrich, Lete

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