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Tre donne
nelle pagine di Giuseppe O. Longo
Terza parte
La rossa di Hopper

di 
Paola Musarra

 

 


Prima parte
Seconda parte

Sabato 24 gennaio 2009, presso il CESV di Roma, il Circolo Bateson ( sempre lui), ha organizzato un incontro con Giuseppe O. Longo , che ha letto alcuni brani tratti dai suoi libri.
Enrico Castelli Gattinara ha finemente analizzato il suo recente volume
"Il senso e la narrazione" (Springer-Verlag Italia, Milano 2008), io ho scelto tre donne nelle pagine di Longo che, in modi diversi, sfuggono alla presa, si sottraggono.
Vi presento la terza di queste donne
.
P.M.


Terza parte - La rossa di Hopper

Abbiamo lasciato Irma con dolcezza e nostalgia, nostalgia di un remoto canto materno che forse, dice la frase in esergo, è solo nel nostro cuore.

... Il senso e la narrazione... Springer

Nel più recente lavoro di Longo, Il senso e la narrazione (Springer-Verlag Italia, Milano 2008), l'Autore, con molti "forse" in più, sembra in un primo momento ricongiungersi a quest'idea, rievocando il canto e le parole senza senso che la madre gli diceva quando era piccolo: "forse lì stava, sta e starà il senso del mondo: un senso che continuo a cercare, che forse è a portata di cuore." (p.VIII).

Forse, ma subito dopo c'è una secca smentita: è inutile porgere orecchio."Tutto è freddo, detto, coniugato, misurato. Non canta." (ibidem).

E di chi è la colpa? Per Longo non ci sono dubbi: la colpa è di coloro che si sono messi in testa di "smascherare le invenzioni", di strappare il velo con un "maligno riso iniziatico", sottraendoci "alla domestica coltivata illusione" (p.IX). E' la "natura totalizzante e riduttiva della conoscenza scientifica" che tenta di soffocare la varietà e la pluralità dell'umano: "l'astrazione e la conoscenza basate sulla scienza hanno carattere violento e totalitario" (p.67).

Il "bisogno di assoluto" e "la passione per gli dèi e per l'anima" non sono soltanto chimere, no!, l'Autore si ribella e sferra lungo tutto il volume un virulento attacco alla tecnoscienza, alla razionalità computante, alla musica dodecafonica... ma diciamo piuttosto: un attacco al mondo di oggi, che non gli piace.

Alcune sue polemiche le conosciamo da tempo, altre, almeno per me, sono nuove e sorprendenti. Longo si scaglia contro i festival della scienza, contro i testi di divulgazione scientifica, contro i musei interattivi che invitano i visitatori a fare esperimenti... contro un'idea di scienza riduttiva e tracotante, che a dire il vero io non ho quasi mai incontrato nelle mie frequenti incursioni, da profana, nel campo della divulgazione scientifica.

Naturalmente Longo, che è un esperto in artifici dialettici, dissemina nel corpo del volume anche dei correttivi e delle attenuazioni per alcune di queste drastiche prese di posizione. E poi si può sempre invocare la complessità, l'ambiguità e magari anche la flessibilità batesoniana (pp.44-47)...

Fatto sta che resta un po' d'amaro in bocca: mi ha colpito la tonalità generale di questo testo, intriso di rancore e di amarezza. Nonostante la volontà dichiarata (p.47) di voler "stabilire un dialogo, "esporre ipotesi caute e provvisorie", "creare un contesto interattivo", si tratta in realtà di una scrittura argomentata (sostenuta da numerose note ed appendici) che si impone categoricamente e non ammette repliche. E' insomma una tonalità ben diversa dalla meravigliosa, sfumata ambiguità (in questo caso perfettamente al suo posto) degli squarci narrativi incastonati nel testo.

Mi sono chiesta: ma perché tanto astio, perché tanto livore? Quali ferite, quali offese, quali delusioni, quali promesse non mantenute li hanno alimentati? Perché il tenero "Pino Longo", seducente narratore, si lascia sopraffare da un "Giuseppe O" così rigido e categorico?

...la ragazza di Hopper...

Sulla copertina del libro c'è un'immagine di donna tratta da un quadro di Edward Hopper. Longo descrive minuziosamente questa ragazza che sta sui gradini di una casa bianca: capelli rossi, cappello di paglia, un vestitino celeste leggerissimo... somiglia un po' a Rita Hayworth, E poi, subito: "Non ditemi che dietro queste figure non c'è niente!" Qualcosa c'è, insiste, così come dietro il cielo c'è un altro cielo, pronto a mostrarsi... ma forse non si mostrerà mai...

Rita Hayworth è morta di Alzheimer, continua Longo, ma quella ragazza continuerà ad "andare incontro alla vita col suo corpo inastato, trasparente nel vestitino celeste..." (p.XII).

Sarebbe facile dire che Hopper detestava le iperinterpretazioni dei suoi quadri: gli interessava soprattutto saper rendere il gioco della luce su superfici diverse, rigide o morbide. Tuttavia, c'è effettivamente qualcosa che rende questa figura di "donna sulla soglia" profondamente diversa da altre immagini simili dello stesso autore.

...altre immagini simili...

Negli altri casi infatti le figure femminili, più o meno discinte, evocano l'"interno" della casa. Qui no, la giovane donna è tutta protesa "all'esterno", il suo piede impaziente sporge dallo scalino. Qualcuno sta per arrivare, qualcuno passerà a prenderla per portarla via. Sì, lei "va incontro alla vita col suo corpo inastato".

"Inastato". Questo vocabolo fa scattare in me un'associazione e disegna un'altra figura femminile, misteriosa e adorabile:

'...Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell'attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via."

E' l'adolescente di Cardarelli, l'"imporosa e liscia creatura" che "abita lontano", a "regale distanza", e marca il confine doloroso che esclude il poeta dall'orizzonte: chi ti raggiungerà? Certo non io. Vertigine...

Forse allora, forse - sto solo avanzando un'ipotesi - l'amarezza, il senso di una perdita irreparabile, il cruccio, e anche - diciamolo - la tonalità aggressiva che pervade tutto il libro di Longo non sono altro che il riflesso di una disperata nostalgia, questa volta non del passato, ma del futuro: la nostalgia di un futuro che si sottrae. Chi ti raggiungerà? Certo non io,

Quest'anno Longo ha inviato agli amici per Capodanno degli auguri leopardiani: "Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce: non la vita passata ma la futura".

E noi che cosa gli auguriamo? Che accanto alla rossa di Hopper continuino a vivere in lui, e a consolarlo, anche la dolcissima Irma e la scontrosa ragazza di Trieste.


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Paola Musarra


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