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Longo e "Il cervello nudo" - Prima parte

di 
Paola Musarra

 

 
Martedì 1 febbraio, nell'ambito dei seminari di divulgazione scientifica promossi in collaborazione con il CIDI dal Circolo Gould e dall'ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia Naturale), con la partecipazione del Circolo Bateson (del quale vi ho parlato il mese scorso), c'è stato presso l'Istituto tecnico "Armellini" di Roma un incontro con Giuseppe O. Longo sul tema "Homo technologicus".
E' stato proiettato un video di Angela M. Perrone, poi Enrico Castelli Gattinara ed io abbiamo presentato
Il cervello nudo. Durante la presentazione Longo ha letto alcuni brani tratti dalle sue opere.
Ciò che segue è la trascrizione della mia relazione
.
P.M.
1. Preciso e inafferrabile

Per affrontare Il cervello nudo, uno dei lavori più sconcertanti di Longo, (per me ogni suo lavoro è una palestra ineguagliabile di lettura e di scrittura), vorrei partire da un suo racconto, che forse non tutti conoscono.

E' un racconto che ha una lunga storia: scritto nel 1978, pubblicato per la prima volta nel 1980, apre nel 2000 la raccolta Il fuoco completo, pubblicata da Mobydick. Si intitola "Il romanzo circolare".
Parla di uno strano romanzo, Il Premio della Perseveranza (opera di un matematico che è anche uno scrittore - non a caso), un romanzo che ha una "inusitata struttura", destinata a disorientare chi legge.

Prima di presentare il manoscritto a un editore, l'autore elimina un capitolo cruciale, per evitare, ci viene detto, una eccessiva tensione nei lettori.

Poi l'autore scompare, si fanno mille congetture e finalmente il capitolo viene ritrovato. Ma anche se in un primo momento tutto il senso dell'opera sembra chiarirsi, in realtà il romanzo resiste anche alle analisi più puntigliose.

Come accostarsi allora a quest'opera straordinaria? Solo attraverso una insolita operazione dell'inconscio: il sogno.
Ma non a tutti è dato sognare... perciò per quasi tutti noi (così si conclude il racconto) il Premio della Perseveranza "resta un sogno che vagheggiamo di sognare". (Il fuoco completo, p.13)

Ma che cosa ha di tanto particolare questo romanzo? Come è strutturato? Ascoltiamo la voce di Pino Longo:

"La lunga narrazione è organizzata in modo ciclico e si dispone intorno a periodici centri o nodi da cui procede per circoli concentrici che interagiscono tra loro in modo complicato.

... che interagiscono...... in modo complicato...

L'interpretazione di questa struttura e la sua risonanza soggettiva cambiano a seconda del punto in cui si trova il lettore e a seconda di certe trasformazioni di variabile compiute surrettiziamente dall'autore in alcuni momenti." (da Il fuoco completo, p.7)

Fermiamoci un attimo. Ad un profano di cose matematiche (quale io sono) termini come "ciclo", "periodico", concentrico", e soprattutto un'espressione come "trasformazioni di variabile compiute surrettiziamente" suggeriscono una interpretazione non matematica ma di senso comune, e cioè che l'opera in questione non sia altro che un'immensa trappola tesa ai lettori. Altro che rispetto per la loro "tensione emotiva"!

Ma andiamo avanti. A te, Pino:

"La natura circolare e pseudoperiodica dell'opera fa sì che ogni sua parte rimandi con precisione quasi assoluta a un'altra - successiva o precedente, non c'è differenza - in un gioco infinito di echi, di riflessi e di sprazzi opalescenti che sembrano alludere a significati precisi e inafferrabili..." (da Il fuoco completo, p.8)

Precisi e inafferrabili... Avrete già capito forse che, in un gioco di scatole cinesi, vi sto invitando a considerare come un immenso "romanzo circolare" tutto l'insieme degli scritti di Longo, un insieme ricco di continui ed inquietanti mutamenti di prospettiva.
E il cosiddetto "capitolo mancante" che cos'è? Semplicemente il libro che deve ancora scrivere, il libro che sta affannosamente rincorrendo:

"L'immenso simbionte che è il mondo si sfrangia e si ricostituisce senza posa sempre diverso: inesausto." (da Il simbionte. Prove di umanità futura, Meltemi, Roma 2003, p.253)

Duplice incertezza, dunque, duplice ambiguità e duplice sofferenza.
Sofferenza per l'autore, il quale si trova di fronte a un mondo che non è più imprigionabile in rigide formule e che si trasforma nel momento stesso in cui tenta di descriverlo; ma lui non può far altro che - dolorosamente -narrare.
Sofferenza per il lettore, che si muove su un terreno infido e - dolorosamente - confronta le proprie irriducibilità, le proprie complicazioni e i propri simulacri con i fantasmi evocati dallo scrittore.

Nelle prime pagine del Simbionte, Longo ci avverte:

"In un certo senso, i libri sono pericolosi, come pericolose sono l'arte, la musica. Com'è pericoloso il pensiero. Il pensiero filtra, scarnifica, analizza e ricompone diverso: ci fornisce un simulacro di mondo. Ma è l'unica possibilità che abbiamo: siamo condannati al pensiero." (da Il simbionte cit., p.20)



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mise en page:
Paola Musarra


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