torna a medea

Girasoli per il Mittelfest

incontro con
Loretta Cappanera
di
le cose che ho scritto per MeDea

Per il decennale del Mittelfest, nella sezione poesia è stato allestito lo spettacolo "Nella città del massacro", interpretato da Andrea Zuccolo, su testo di Chaim Nachman Bialik.

Scrittore e poeta, Bialik fu inviato nel 1903 dalla Commissione Storica Ebraica di Odessa nella cittadina di Kishinev, in Ucraina, dove si erano scatenate orribili violenze contro gli ebrei, per raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti.

Il poema di Bialik è un terribile annuncio dei tragici eventi futuri, un grido disperato e profetico che si perde nell'orrore:

"...entra nella città del massacro, devi vedere
con i tuoi occhi,
toccare con le tue mani
sugli steccati, i pali, sulle porte e i muri,
sul selciato delle strade, su tutti gli alberi
il sangue annerito e raggrumato con le cervella
e dei fratelli morti teste e gole.
"

Oggi queste parole evocano per noi tutte le stragi in cui la cieca violenza colpisce vittime innocenti.

L'allestimento scenico, sul sagrato del Monastero Maggiore di Cividale, è emozionante: girasoli disseccati, quasi mummificati, con le testine reclinate e le membra spezzate, dai gambi avvolti in strette fasce grezze, piantati rigidamente su un bianco ondulante tappeto di rotoli della Torah.

Andrea Zuccolo

L'autrice di questa scenografia è Loretta Cappanera, che avevo già intervistato per MeDea qualche anno fa durante il Mittelfest, in occasione di una sua mostra di libri d'artista (ricordate Ali di carta?).

Da allora, Loretta si è cimentata tra l'altro in un lavoro su una casa, quella del poeta David Maria Turoldo, e in un allestimento sulle "Città invisibili" di Calvino nel foyer del teatro comunale di Casalecchio. Questa è la prima volta che affronta un lavoro teatrale.

Secondo l'antropologo e sociologo dei media Daniel Dayan, il lavoro di chi "legge" uno spettacolo (cinematografico, teatrale...) è l'inverso del lavoro di chi interpreta un sogno, anche se entrambe le attività mirano ad aprire l'accesso ad una metafora genetica di base, a un "programma".

Nel sogno le ellissi brutali, le contraddizioni o le mostruosità richiedono una attività interpretativa che ricostruisca un "testo" leggibile, attraverso l'elaborazione secondaria.

In uno spettacolo invece la facciata apparentemente liscia e omogenea, leggibile, deve essere "attraversata" per ritrovare i materiali tematici di base, che ci permettono di ricostruire il processo di generazione/trasformazione attraverso il quale si attua il complesso andirivieni tra elementi visivi ed elementi verbali, tra immaginazione e concretezza scenica.

Ripercorriamo questo itinerario insieme a Loretta.

Loretta Cappanera


torna a medea