Le vostre risposte

a cura di Paola Musarra



Sono a Cividale del Friuli per il Mittelfest: voci bulgare, violini rumeni, trombe macedoni. Poi casco per le scale e mi procuro una bella, multicolore storta alla caviglia. Patrizia viene a trovarmi e mi porta...

11. Computer maschio o femmina?
di Patrizia Genova

Remanzacco, 24 luglio 1998, ore 14.30.

Patrizia Genova, napoletana trapiantata in Friuli (Udine), anni 38, madre di due figli maschi. Responsabile amministrativa (Ministero della Pubblica Istruzione), Direzione Didattica: Scuola Elementare e Materna.

"Che cosa caratterizza il tuo rapporto con il computer..."
Bella domanda!!??
Non credo di essermi mai posta la questione sotto il profilo del "rapporto" perché non ho mai voluto considerarlo tale.

Poi arrivi tu e mi fai leggere le tue interviste e mi metti di fronte a questa novità, perché è vero, anche io che razionalmente l'ho sempre considerato un invadente oggetto dei nostri tempi, ho con LUI una relazione di cui, sino ad oggi, non volevo essere consapevole.

Forse è per questo che la vita "a due" non è mai stata troppo facile, ci unisce un legame di odio-amore: la coscienza degli innegabili vantaggi che il suo uso mi offre si contrappone all'umanizzazione che riesco a dare ad una macchina.

Fino ad oggi però non ero riuscita a comprendere questo mio conflitto perché, è inutile negarcelo, il PC è da tanti considerato "non solo" una macchina. Non abbiamo con questo mezzo lo stesso approccio che con una lavastoviglie, un videoregistratore o una videocamera.

Altra considerazione che la tua domanda mi fa scaturire spontanea, è il SESSO che gli ho attribuito: è un maschio!
Ne ho sempre parlato al maschile, l'avevi notato? LUI...
Che sia un retaggio di altri tempi??!! Per carità, non entriamo in questo argomento che sicuramente risulterebbe troppo caldo, e fuori sono già 38º!

Tornando al PC e facendo un passo indietro, realizzo che la mia resa è abbastanza recente, anni '90. Il primo computer che ho "toccato" era un Commodore 64, oggi custodito gelosamente dal mio primo figlio (Daniele, 16 anni), che all'età di 5 anni lo ricevette in dono. Io non l'ho mai usato, se non per insegnare a lui a scrivere ed a leggere [e ti pare niente...]. E' stata un'ottima scuola, ha imparato a farlo in poche settimane: era l'unico sistema che aveva per entrare nei programmi senza dover chiedere aiuto. Alcuni anni dopo è arrivato un 386, anche questo da me completamente ignorato.

Poi il Ministero per il quale lavoro ha deciso di informatizzare i suoi uffici, e da bravi e diligenti impiegati ci siamo sobbarcati ore di corsi, tanto noiosi quanto inutili, accompagnati da megadispense, che non sono mai riuscita a leggere per intero.

Successivamente nell'ufficio in cui a quel tempo lavoravo (correva l'anno 1993) approdò una supplente: è stata la mia salvezza.Con lei mi sono divertita moltissimo, è riuscita a mostrarmi il lato vulnerabile di quella diabolica macchina che, comunque, aveva bisogno di me per lavorare.
Il gioco era fatto, quella ragazza era riuscita a catturare la mia attenzione, tornavo a prendere in mano le redini del mio lavoro.

Da allora sono passati un po' di anni e devo ammettere che i nostri rapporti sono notevolmente migliorati: è una grandissima soddisfazione riuscire a chiudere una contabilità ed a stampare in meno di un'ora il consuntivo finanziario di un anno!!
La mia innata diffidenza però mi costringe ancora oggi a mantenere una mia piccola contabilità manuale, poca cosa, quel tanto che mi permette di controllare il suo operato o di avere l'illusione di farlo!

Internet: non ho ancora avuto il piacere, ma sicuramente ci presenteremo, anche perché i figli premono ed oggi la scusa dei costi troppo elevati sta diventando poco sostenibile.

Per concludere, credo tu abbia capito che per me il rapporto umano è insostituibile. Amo conversare, vedere il mio prossimo, valutarne le reazioni ed i linguaggi. Forse è proprio la paura che si perda il contatto con questa realtà, che mi rende così cauta verso questa splendida macchina.

Ciao!

Patrizia