Le vostre risposte

a cura di Paola Musarra



Secondo giorno al liceo con Carla, Gina e Laura.

7. Il topolino di cristallo

Quando arrivo è in atto un piccolo dramma: il computer non da' segni di vita. Eppure la luce della sala si accende, gli interruttori sono tutti su "on".
Andiamo nel corridoio a guardare l'interruttore centrale: segnala "guasto sulla linea".
Mentre aspettiamo un bidello capace di risolvere il problema, tiro fuori da una scatola una vecchia scheda madre di un 286, che conservo da alcuni anni.

Io - Questo è il microprocessore, vedete? C'è scritto 286. E' vecchia questa scheda, però, per farvi avere un'idea... Ecco, questi "piedini" si saldano ai circuiti che qui vedete stampati. Questa zona è per la memoria... Qui si inseriscono le schede per la stampante, per il mouse...

Gina - Made in Taiwan!
Io - Certo, è assemblata con vari pezzi di diversa provenienza, così costa meno. Vedi, qui c'è scritto Malesia, qui...
Laura - Aspetta... sì, somiglia a quelle che monta mio marito, perché lui il computer se lo assembla da solo, pezzo per pezzo... [prende in mano la scheda] sì, questa è un po' più grande, però, messa così...

Rigiriamo e tocchiamo con un certo piacere la scheda, guardiamo le microsaldature, i chip.

Gina - E' bella, sembra una città vista dall'alto, con i palazzi, le strade. Ti ricordi il film "Tron"?

Con la scheda in mano viene naturale parlare di bit e byte, della miniaturizzazione sempre più spinta, dei processori sempre più potenti.

Laura - Certo è strano che la maggior potenza si trovi proprio nelle macchine per i videogiochi.

Parliamo della grafica, della realtà virtuale e delle sue applicazioni nel campo dell'arte, della medicina. Tutto è digitalizzato ormai: immagini, testi, suoni, animazioni...

Gina - Un principio così semplice (la trasformazione in numeri) permette cose così complesse...
Io - Se pensi all'alfabeto, allora... Un numero finito di segni, eppure ci puoi scrivere la Divina Commedia!

E a proposito di Dante...
Il bidello ha risolto nel frattempo il problema (un piccolo contatto) e possiamo accendere il computer. Per decisione comune, mettiamo alla tastiera Laura (che ieri aveva già preso confidenza con il mouse) perché "si deve esercitare".

Io - Immaginiamo una classe di ragazzini che arrivano tutti pimpanti al ginnasio dalle medie: noi li accoppiamo subito con il Dolce Stil Novo (non ci potrebbe essere lingua più lontana dalla loro cultura).
Immaginiamo ancora di aver spiegato per bene "Tanto gentile e tanto onesta pare", di averglielo letto e riletto e di aver chiarito esaurientemente (così ci sembra) tutte le note a pie' di pagina.
Che facciamo poi? Vogliamo fermarci qui? Fargli imparare il sonetto a memoria? Farglielo scrivere sul computer? E poi?

Riflettono. Forse si potrebbe fare un piccolo ipertesto, sottolineando per esempio "pare" e inserendo un link con... con che cosa? Con una dotta nota che rende felici i professori, un po' meno gli alunni?
Ma io voglio fare qualcosa di diverso, io voglio espugnare il sacro testo.
Dante sapeva ben giocare con la lingua e farne un uso satirico, scambiando con i poeti suoi amici rime e scherzose invettive.
Tiro fuori tre foglietti scritti a mano.

Io - Vi ho portato tre piccoli esercizi... è uno scherzo, naturalmente, è solo un'idea da ripensare, modificare, adattare alle vostre esigenze... Sono tre irriverenti riscritture del sonetto. Per giocare a ricostruire il testo originale, riflettendo sull'uso delle rime, la struttura del sonetto e la scelta dei vocaboli (in questo consiste l'esercizio), bisogna fare un uso spregiudicato del mouse e delle funzioni "Evidenzia", "Taglia", "Copia", "Elimina", "Trascina", "Incolla"... insomma le operazioni che si fanno più spesso al computer!

Laura comincia a scrivere e lotta con il programma di videoscrittura che si ostina a voler mettere una maiuscola all'inizio di ogni verso: cediamo alla sua violenza, ripromettendoci di escogitare un trucco per fregarlo.

Laura - Certo, se pensi a quanto lavoro ci vuole per una piccola cosa...
Gina - Bisogna mettercisi!

Non facciamo in tempo a trascrivere tutto. Carmen, efficientissima, arriva dopo un po' con le fotocopie ancora tiepide dei miei fogliettini. Ci rifletteranno su.
Carla copia alcune immagini di Van Gogh che le ho portato per il suo personale piacere. La stampante a colori sforna per Laura il computer femmina che augura "Salud pesetas amor y computer". A Gina, che ha capito come si fa a copiare su dischetto, viene qualche buona idea per il suo lavoro al comitato di quartiere. Laura mi consegna un foglietto con le caratteristiche tecniche dei tre computer suoi conviventi: decidiamo che potrebbe aspirare, visti i progressi, ad una sua cartellina personale sul computer di media potenza, un Pentium 75 (che ne dice, ingegnere?).

E poi c'è una sorpresa.
Un elegante cilindretto grigio legato con un nastro rosa. E' per me?!
Sì, è stata Gina a sceglierlo, ma è da parte di tutt'e tre.
Si apre come un barattolo... Aspetta, c'è, un bigliettino colorato, leggi!

"Per divertimento!"
Mi sento profondamente
capita.
Nel barattolo, ben sistemato tra due materassini di schiuma, con la coda argentea e i baffi vibranti, c'è un prezioso topolino di cristallo.