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Le vostre risposte

a cura di Paola Musarra



Attilia Cozzaglio, giornalista, dal 1993 è socia di Ticonuno di Milano, società che opera nel settore dell'informazione, dell'orientamento, della produzione multimediale. Coordina il sito Donna al Lavoro e le Tesi diricerca del Progetto Leonardo "Donne e nuove tecnologie informatiche". Su questo tema, ricordo il suo intervento a Mirano, pubblicato in forma cartacea sul quaderno INFO@Perla'98.

17.Procedendo leggera

testo di Attilia Cozzaglio


Care Medee, scrittrici e lettrici, ho letto un po' di storie di donne raccolte da Paola e mi è venuta voglia di scrivere anch'io.
Anzi, sto provando a usare composer, per scrivere direttamente in html.
Nulla di eccitante, direte voi, ma per me è la prima volta.

Già, la prima volta.
A dire il vero ce ne sono state tante, di prime volte.
La prima-prima è stato molti anni fa, quando ho capito la differenza tra computer e macchina da scrivere, cioè che non dovevo più rifare tutto quando sbagliavo.
E allora un uso intensivo di wordstar mi ha consentito di risparmiare un mucchio di tempo, che potevo dedicare ad altro.

Poi è arrivato word, sempre usato per risparmiare tempo. Io lotto sempre con il tempo, così come lotto contro tutti gli uomini della mia vita informatica che vogliono insegnarmi a usare il computer "una volta per tutte".

Sono sempre stati uomini, compagni di lavoro, volonterosi, pronti a dirmi che tasto schiacciare. Poi si stufavano di fare i miei cavalier serventi e volevano darmi la linea, un manuale da leggere, le istruzioni tutte in una volta, insomma una gran perdita di tempo.
E io testarda, avanti con le mia ignoranza, a voler risolvere le cose in fretta e solo quando ne avevo bisogno. Ma con questo metodo, chiamamolo così, ho affrontato un sacco di problemi, e molti sono riuscita a sbrogliarli.
Ricordo l'epoca delle conversioni: coordinavo il lavoro giornalistico di molte persone, e ognuno arrivava con qualcosa di diverso.
Mac e P.C., non c'era windows, si andava da word2 a word6, da diventare pazze.
Io avevo due computer, e provavo,  riprovavo e alla fine qualcosa ne usciva.
Una volta mancavano gli accenti, un'altra volta da una cartella ne uscivano 350, piene di quadrati, poi un esperto mi disse: la conversione non è una scienza esatta.

Non la faccio lunga, ma ho avuto qualche soddisfazione, quando anche i super esperti venivano da me con un dischetto e dicevano: ma tu cosa faresti?

Poi c'è stato un salto: usavo già il computer 5/6 ore al giorno, sempre a pezzi, sempre di fretta, sempre per lavoro.
Un compagno di lavoro, un  informatico vero, mi disse: "Non leggere i manuali, non seguire le mie istruzioni, hai una testa, usala. Poi il tuo metodo vale quanto il mio".
E' stata una illuminazione: non dovevo adeguarmi, potevo procedere leggera con i miei tentativi, non dovevo giustificare nulla a nessuno.
Windows con tutte le sue magie in cui nessuno mette le mani mi ha spianato la strada.

Poi la seconda prima volta, con Internet. E lì è stato il bello. Poca scienza e molta magia, navigare in questo mondo richiede memoria, intuizione, fortuna. Ma si trova di tutto.
Ho trovato moltissimo per il mio lavoro, ma ho trovato anche le mailing list, e poi INFO@Perla e poi le MeDee.

Il computer e Internet mi hanno fatto risparmiare tempo, ma mi hanno dato anche un tempo diverso, mio, per fare nuove conoscenze, per riparlare di vecchi temi, per riflettere sulle cose che faccio.
Certo, quando ho potuto, ho associato dei volti agli indirizzi e-mail, ma se questo non è stato possibile, pazienza.
Quando la sera, la notte, accendo il modem e scarico la posta o navigo alla ricerca dei dati che mi servono per scrivere un articolo o per fare un progetto, mi sento in buona compagnia.
Adesso ho un data base per i siti Internet, le mail sono ordinate dentro una ventina di cartelle, ogni tanto installo un programma da sola, difficilmente perdo i file, ma continuo con i miei metodi.
Mi sento una profana evoluta, ma sono contenta così.

E' stato un percorso lungo, ma ho avuto anche fortuna.
Per un lungo periodo ho avuto solo compagni lungo il mio cammino, solo da pochi anni ho incontrato delle donne, ma questo incontro è stato risolutore.
I tempi sono cambiati, e la partita da giocare è diventata per tutte le donne molto più importante.
E molto più urgente.
Per poter lavorare, per essere informate, per comunicare oggi le donne hanno bisogno delle nuove tecnologie informatiche.
Non è più una scelta, è una necessità.
Noi, appartenenti alla "vecchia generazione", cioè quella che ha conosciuto, per intendersi, la macchina da scrivere, abbiamo anche il compito di riflettere sulla nostra esperienza, di valorizzarla, di tenere aperta la strada che abbiamo inventato.

In che modo? E' quello che MeDea sta cercando di scoprire.  

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