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1. Ascolta il tuo corpo

di Paola Musarra

versione francese

A Venezia, durante i dibattiti del workshop "Www.Europa", Emi si è innervosita quando alcune donne hanno espresso (ancora una volta!) il loro malessere per l'assenza del corpo e per la perdita del contatto umano nel lavoro al computer e negli scambi telematici.

Sì, me ne rendo conto: non se ne può più, si è parlato anche troppo di questi problemi. Eppure, come spettri, queste vecchie paure ritornano nei discorsi delle donne e le ossessionano.

Ecco perché ho deciso di mettere il corpo in primo piano e di farne il protagonista di questo primo comandamento.

Ci sono donne che considerano il lavoro al computer come un dovere imprescindibile ma penoso, come una specie di punizione. Vanno benissimo i bei progetti e l'idea del lavoro di gruppo, ma il computer, affermano, è freddo, neutro, monotono, insensibile, è uno strumento utile ma completamente stupido.

E' a queste donne (siamo sicure che siano una minoranza?) che vorrei rivolgermi per chiedere: "Da dove viene tutto questo astio?"

E' forse un alibi per evitare, come diceva Gabriella Alù a Venezia, di aprire anche il più facile dei manuali (for dummies!), o di analizzare il codice di una semplice pagina HTML?

Può darsi, ma...

Io penso invece che questa tendenza ad attribuire al computer qualità umane negative sia la traccia evidente di un rapporto problematico con il proprio corpo.

Accettate la provocazione e seguitemi.

Troppo spesso mettiamo il nostro corpo tra parentesi, dimenticando le sue esigenze, soprattutto quando c'è un lavoro serio da fare (e che c'è di più serio di un lavoro al computer?).

Il corpo ci lancia dei messaggi: suda, palpita, urla:"ho fame, ho mal di schiena, ho sonno, voglio uscire, voglio...". E noi restiamo lì, sorde e cieche, contratte, inchiodate alla tastiera, allo schermo, a ciò che dobbiamo fare.

Così finiamo col detestare e insultare il computer che, poveraccio, non c'entra niente: se qualcuno è freddo e insensibile, siamo noi!

Inutile dire che un cattivo rapporto con la macchina rischia di compromettere qualsiasi progetto di collaborazione che comporti un uso intensivo del computer.

Che si può fare?

E' molto semplice (si fa per dire: in realtà è difficilissimo se non si è abituate a farlo): dobbiamo concentrarci sui segnali che ci manda il nostro corpo, proponendoci di appagarlo. Facciamoci piacere.

Lasciatemi citare Voltaire:

"Il piacere è l'oggetto, il dovere e lo scopo
di tutti gli esseri ragionevoli"

Allora cerchiamo di essere ragionevoli e concediamoci, se non "il" piacere, almeno alcuni piaceri.

Piaceri grandi, piccoli, innocenti, proibiti, infantili, impertinenti, bizzarri. Un disco di Mozart? Un bicchiere di vino bianco? La dolcezza di quello sguardo? La partita in televisione? Il vento che viene dal mare? Un pezzo di cioccolata? Una notte con Marcel Proust? C'è da scegliere.

"Ma tutto questo non c'entra niente con il lavoro di gruppo delle donne ecc. ecc." mi direte.

Sì, invece: non preoccupatevi, non siamo andate fuori tema.

Seguitemi ancora. Il primo comandamento poteva essere formulato così:

Dovete far(vi) piacere

Sintetico, ma troppo condensato: i passaggi logico-cronologici non sono chiari.

E' meglio dire invece che dovete (nell'ordine):

  1. ascoltare il vostro corpo
  2. fargli piacere
  3. essere contente ed appagate e conseguentemente capaci
    • di migliorare il vostro rapporto con il computer
    • di far piacere alle vostre compagne di gruppo

Guardate che vi sarà assolutamente impossibile far piacere alle altre se non sarete sufficientemente appagate, su questo punto sono categorica.

Prevedo un'altra obiezione:"Ma non è indispensabile far piacere alle altre in un gruppo, basta far bene le cose, dar prova di professionalità!" Ah sì? E allora provate ad animare il lavoro di una classe a scuola o a lavorare in équipe senza cercare di "far piacere" (a voi stesse e al gruppo), e poi fatemelo sapere...

Certo, bisogna dar prova di realismo: ci sono i brutti periodi, i momenti neri in cui una non pensa certo a far(si) piacere. Beh, in tal caso bisogna dirlo esplicitamente, avvertire le altre, in modo che possano almeno in parte farsi carico del problema. Ma di questo riparleremo.

Se siete ancora scettiche e considerate poco pertinente il piacere in questo contesto, ditevi almeno che vi ho messo la pulce nell'orecchio e che da ora in poi ascolterete con più attenzione il vostro corpo ...

Arricchite di questa nuova sensibilità nei confronti delle esigenze delle vostre cartilagini, delle vostre mucose e della vostra pelle, dirigetevi verso il secondo comandamento.

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