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GRAZIELLA PERRONE
"La scrittura straniante"

La cultura turca riceve
un soffio vitale
nell'essere espressa
in tedesco


La vita è un caravanserraglio

"La vita è un caravanserraglio - Ha due porte: dall'una entro, dall'altra esco", romanzo in tedesco di prossima pubblicazione anche in Italia, è un esempio particolare di letteratura. È scritto in tedesco da una scrittrice-attrice di origine kurda, Emine Sevgi Özdamar, che ha lasciato la Turchia per motivi politici, in seguito alla repressione fascista del dopo '68 e ha scelto la Germania per imparare dalla fonte (il teatro Berliner Ensemble, nella Berlino Est) cosa sia il metodo brechtiano dello straniamento.

Il romanzo, che le è valso un premio letterario che di solito spetta ai madrelingua tedeschi, narra in prima persona le vicende della protagonista, da quando è ancora nel grembo materno su di un treno tra i soldati attraverso la Turchia, fin quando parte per la Germania per lavorare in fabbrica. Si conclude negli anni '70, anni del boom economico tedesco, miracolo distillato dal sudore di migliaia di immigrati.

La protagonista descrive tutto ciò che i suoi occhi vedono e le sue orecchie odono, senza mediazioni e così, come in una fotografia, la Turchia degli anni '50 e '60 rivive nel romanzo:
  • la storia, dal sultano che concede all'occidente l'accesso ai pozzi di petrolio e la rivolta capeggiata da Atatürk alle riforme che modernizzano la Turchia, le forti contraddizioni interne, i brogli alle elezioni, fino al latte in polvere proveniente dall'America e i film con "Purt Lankaster" e "Ave Kartner";
  • la società, dalle moschee alle strade borghesi, ai vicoli popolati da pazzi e prostitute, dove giocano i bambini, ai bagni turchi, dove le donne passano ore a lavarsi, ritrovando il tempo a loro dovuto;
  • la religione, dal Ramadan alla recita del Namaz, dagli spiriti che popolano la casa alle litanie in arabo.
Non di rado si riconoscono nonni, madri e zie che potrebbero benissimo essere siciliani, quelle famiglie allargate, quella sorta di matriarcato maschilista a noi molto vicino.

Ma la grandiosità e la magia di questo romanzo sembrano dovute al suo vivere nel punto in cui le lingue diverse, le diverse culture si rincorrono e giocano. Si incontrano, ma non combaciano. Anziché tradurre secondo le regole, così come viene insegnato nei corsi, la scrittrice riporta le espressioni della sua lingua, parola per parola, creando così, all'interno del sistema linguistico tedesco, un effetto straniante: la sua lingua non è il kurdo, ma neanche il tedesco così come è parlato abitualmente in Germania.

Con tale stratagemma la narrazione riesce a rendere al lettore tutta la suggestione poetica della lingua, privata del contributo livellatore della quotidianità.

La cultura turca, così come è raccontata in questo romanzo, riceve un soffio vitale dal suo non essere esposta in turco, ma in tedesco.

Uno scrittore turco, che vive in Francia, sentendo dell'enorme successo di questo romanzo, lo volle leggere e lo fece nella sua versione turca. Finita la lettura non riusciva a capire cosa vi fosse di eccezionale in quella storia, sicuramente interessante, ma non tanto da farne un caso letterario.

Solo quando lesse la sua versione francese si rese conto di quanto ricca, poetica, magica e affascinante fosse la sua propria lingua.

Cosa spinge i palermitani della zona del mandamento del Capo a morir dal ridere nel sentire le espressioni che ripetono e sentono quotidianamente provenire dalla bocca dei pupi in un teatrino di strada? Perché se dette dai loro amici, parenti e conoscenti passano inosservate e se dette da una marionetta vengono notate?

Paradossalmente la poeticità della lingua madre diventa cosciente allo scrittore turco-francese solo nel momento in cui questa esce da sé e viene raccontata dall'esterno.

Cosa avviene?

Avviene lo strappo nel cielo di cartapesta.

Tramite lo straniamento si diviene coscienti di ciò che l'automatismo e l'abitudine fanno obliare, si guarda dall'esterno, si relativizza, si smette di subire una realtà che non è più assoluta.

Nel romanzo della Özdamar la lingua diventa luogo di resistenza alla cultura dominante e possibilità di libertà espressiva, ostacolo da superare e strumento di presa di coscienza.

In questi scritti viene offerto al lettore il punto di vista straniato, viene insinuato il dubbio circa un'assolutezza di valori.

Il pregiudizio nasce dalla pigrizia morale di chi non è abituato a mettere in dubbio i valori proposti, di chi non sa che ci si può ribellare ad una autorità morale che assume una funzione repressiva. Lo straniamento rompe l'automatismo del pensiero, impone un movimento intellettuale.
Graziella Perrone


Questo articolo è stato pubblicato dalla rivista
Mezzocielo
(anno XI, n.5, dic. 2003-genn. 2994).






A cura di
Paola Musarra


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