Donne e scrittura in rete

testi e immagini di Paola Musarra

le silence habité des maisons..............
J'écoute les bruits de la ville
Et prisonnier sans horizon
Je ne vois rien qu'un ciel hostile
Et les murs nus de ma prison.

Le jour s'en va voici que brûle
une lampe dans ma prison
Nous sommes seuls dans ma cellule
Belle clarté, Chère raison.

Guillaume Apollinaire, Alcools


E' difficile sottrarsi alla seduzione esercitata dal libro, dall'odore della carta, dalla rassicurante concretezza di un oggetto concluso, che ci sembra di poter dominare.
Il cerchio avaro della lampada ci protegge ed esclude altre presenze.
Il silenzio e la solitudine sembrano elementi indispensabili, compagni inseparabili della cultura.
Il libro ci obbliga ad un percorso lineare? Non è vero: è grande il piacere di sfogliarlo, di tornare indietro, di saltare qualche pagina, di lasciare un segnalibro, poi di cercare un dato altrove, in un altro "oggetto" tirato giù dallo scaffale...
Apprezziamo soprattutto la sua presenza: il libro, quel libro è tutto lì, tranquillo, nelle nostre mani.
E il computer?

Qualcuno potrebbe dire: anche il computer è lì tranquillo sulla scrivania, placidamente ronzante.
Allora perché tanta paura?
Perché sembra docile nelle nostre mani, ma in realtà risponde a logiche che ci sono estranee, ci sfugge, ci nasconde sempre qualche cosa, non lo possediamo...
E poi, la lettura ipertestuale... Non sai mai se hai letto tutto...

Ho paura di sbriciolarmi

Eppure proprio la lettura ipertestuale ci permette di andare oltre, dietro la pagina, di arricchire i percorsi. Se abbiamo già l'abitudine della lettura non lineare, perché tutta quest'ansia?
In realtà c'è una paura istintiva e profonda di ciò che non si vede. E' vero, nell'ipertesto ci si muove un po' alla cieca, nel buio.
E nel buio è facile perdere la propria "compattezza", la propria unità (ma c'è questa unità?).
Questo timore è talmente radicato che, per recuperare un po' di solidità, di concretezza, si trasforma la leggerezza digitale in un "oggetto" da portar via...

Ma dove la mettiamo tutta questa cartaccia? Non c'è niente di male se stampiamo un po' di cose che ci interessano.
Tanto più che la Rete ci permette di salvare nella modalità "solo testo".
Ma non è meglio salvare in HTML e poi rivedersi il tutto con calma, fuori dal collegamento, sul proprio computer?
Già, il proprio computer...

Sono sempre colpita dal fatto che ancora oggi molte donne non posseggono un loro computer.
E' il computer della ditta, della scuola, dell'università. Più spesso è il vecchio computer del proprio marito, figlio o fidanzato che se ne è comprato uno nuovo più bello.
D'accordo, non tutte le donne hanno voglia di lavorare al computer (di metterci le cose che piacciono a loro, voglio dire).
Però molte non ci provano nemmeno, oppure, se ci provano, debbono combattere con vecchi catorci...
Lo so, c'è un problema economico da considerare: costa il computer, la carta, costano i libri di informatica che debbono essere continuamente aggiornati...
Ma non ditemi che costano cari i programmi! Molti si possono scaricare e provare gratuitamente ( - E come si fa? - Si impara!). Basta un buon browser e un elaboratore di immagini e siamo in grado di farci da sole le nostre pagine per la rete.
Tutto risolto, allora?
Ahimè, no.
Immaginiamo
  • di aver superato la paura del computer
  • di esserci liberate dai rottami che i maschietti ci hanno rifilato
  • di aver comprato al miglior rapporto qualità/prezzo un computer in grado di gratificarci con immagini e suoni

E il tempo per lavorarci chi ce lo da'?


Et le Temps m'engloutit minute par minute... L'HORLOGE
"Horloge! dieu sinistre, effrayant, impassible,
Dont le doigt nous menace et nous dit "Souviens-toi!"
Les vibrantes Douleurs dans ton coeur plein d'effroi
Se planteront bientôt comme dans une cible.
..............................................
Souviens-toi que le Temps est un joueur avide
Qui gagne sans tricher, à tout coup! c'est la loi.
Le jour décroît; la nuit augmente; souviens-toi!
Le gouffre a toujours soif; la clepsydre se vide.
..............................................

Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal


Su questo argomento non ho soluzioni o consigli. Le donne si occupano di vecchi e bambini, cucinano, lavorano, tengono la casa in ordine, cercano anche di essere seducenti... che altro?
Ci vuole un bel coraggio a proporre un impegno nuovo e tosto nel campo delle tecnologie!
Fatto sta che, se vogliamo parlare di computer e di danze nel cyberspazio, dobbiamo coinvolgerci non solo con tasti e mouse, ma anche con problemi di compatibilità, di multimedialità, di gestione dei siti...
Ne vogliamo parlare solo per sentito dire, per interposta persona? Beh, francamente, non mi sembra l'ottica corretta per un sito che si propone di aiutare le donne a utilizzare le nuove tecnologie per esprimere una forte presenza in rete.

nomen omen? Vorrei concludere con una nota inquietante: il potere.
Il computer è uno strumento ambiguo e potente.
Nelle dinamiche della rete, c'è il rischio che le donne, quasi tutte poco abituate a gestire il potere fuori dalle mura domestiche, si trasformino in quelle "Medee" che l'immaginario collettivo ci ha tramandato (prima che intervenissero più benevole interpretazioni del mito): figure sacrificali che uccidono le rivali e distruggono i loro stessi figli pur di non mollarli.
Ce la faremo a non essere né vittime né carnefici?
Mi piacerebbe avere le vostre impressioni.
Se lo desiderate, potete tornare alla versione cartacea di queste considerazioni, apparsa su Info@perla'97.


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