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Gabriella Alù


GATSBY, DAISY E... GLI AYATOLLAH
- Appunti su "Leggere Lolita a Teheran" dell' iraniana Azar Nafisi -


copertina libro


Durante i venti anni successivi alla rivoluzione khomeinista l' iraniana Azar Nafisi, docente di letteratura inglese all'Università di Teheran si è trovata a cimentarsi (come leggiamo nel risvolto di copertina del volume Adelphi) "in un'impresa fra le più ardue, e cioè spiegare a ragazzi e ragazze esposti in misura sempre crescente alla catechesi islamica una delle più terribili incarnazioni dell'Occidente: la sua letteratura".

Azar Nafisi (foto)


Ma nell'autunno del 1995 Azar Nafisi non ne può più, dà le dimissioni da ogni incarico accademico e, come lei stessa ci racconta nella prima pagina del suo libro, decide di "farsi un regalo e realizzare un sogno".

Chiede alle sette sue migliori studentesse di andare ogni giovedi mattina a casa sua per parlare di letteratura. Gli studenti maschi vengono esclusi, ma solo perchè costituire un gruppo misto sarebbe troppo pericoloso.

"Penso che in un certo senso, le letture e le discussioni di quel seminario abbiano rappresentato la nostra occasione di fuga [...]. Solo che noi, alla fine, eravamo costrette a tornare indietro." (pag.78)

Il seminario si interrompe nel 1997 quando Azar decide di lasciare l'Iran e di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti dove oggi insegna Letteratura inglese alla John Hopkins University.

immagine


"Leggere Lolita a Teheran" ci offre uno spaccato di storia dell'Iran raccontato da chi quella storia l'ha vissuta in prima persona ma è anche e forse soprattutto l'appassionante racconto di un seminario semiclandestino in cui per due anni sette giovani donne e la loro insegnante si concedono il lusso "nello spazio magico del [suo] salotto" di togliersi veli e chador che non per libera scelta ma per imposizione indossano e, tra caffè e pasticcini, storie private e critica letteraria, discutendo di Nabokov, Fitzgerald, Jane Austen ed Henry James, mettono a confronto finzione e realtà, fiaba e storia, sogno e concretezza del quotidiano.

Di questo libro non voglio fare una recensione ma tentare di condividere con voi alcuni punti e passaggi che mi hanno maggiormente colpito.

Avete voglia di seguirmi?




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Testo e
impaginazione di
Gabriella Alù


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