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Testo e impaginazione di Gabriella Alù




RIFLESSIONI SU UN'INTERVISTA

Mediamente intervista Sherry Turkle. Che dice tante cose che mi danno da pensare.



Repubblica.it ha recentemente pubblicato una lunga intervista foto Turkle di Mediamente a Sherry Turkle, la psicologa del MIT autrice del libro "La vita sullo schermo" edito in Italia qualche anno fa da Apogeonline.

Turkle da sempre si occupa di studiare le relazioni tra esseri umani e computer ed ora sta lavorando ad un libro che si propone di analizzare l'aspetto emotivo dell'intelligenza artificiale.

Nell'intervista esprime il suo pensiero di oggi su temi a lei molto cari e già affrontati in passato nei suoi libri: da quello dei confini tra esseri umani e macchine ( "dal computer come protesi al computer come cyborg, e cioè cyber-organismo") a quello delle identità multiple e dell'Io flessibile, dal tema della psicoterapia computerizzata al rapporto tra donne e tecnologie digitali.

Su questo punto, Turkle si dichiara ottimista: secondo lei, le donne stanno affrontando molto bene la sfida tecnologica. In passato mancavano programmi sufficientemente interessanti per loro, ma da quando hanno cominciato a partecipare anche al lavoro di programmazione, le donne che vogliono far parte di questo mondo sono aumentate.

Ma ci sono alcuni passaggi di questa intervista che mi hanno fatto fare alcune riflessioni, alcune delle quali vorrei proporre qui su Medea.


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