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Alfabeti

di
Corrado Veneziano

acquerelli di Paola Rosati


Le parole, scritte o dette (ma anche i sistemi di comunicazione, i manufatti...), come incontro di culture diverse e come mezzo di regolazione, di denuncia e di riformulazione del reale. A partire da un avvenimento di cronaca, l'affondamento del mercantile albanese, con le sue tracce più esili e minute.

Oggetti e storie

In molti giochi di bambini (e in realtà anche in molte religioni), c'è un oggetto - o un luogo, un punto - capace di contenere tutti gli oggetti conosciuti. E' difficile da trovare questa cosa (giacché mimetizzata, giacché si confonde con le altre) ma questo ne accresce il fascino e il potere.

Se guardo a lungo il cielo, se ne studio tutti gli angoli e le sfumature, e se trovo il punto giusto (e lo fisso a lungo), da quell'angolazione posso guardare l'altra parte dell'emisfero.

Cielo, acquerello di P.Rosati

Se cerco tra le facce della gente quella adatta, anche in questo caso vedrò i volti (e gli sguardi, e le rughe, e le smorfie) di tutti gli uomini del mondo. Se cerco un oggetto per terra (alla rinfusa, nella quotidianità affollata di oggetti che ci circondano) quell'oggetto mi racconterà dei luoghi in cui è passato, della gente che ha incontrato, degli altri oggetti che ha avuto a sé accanto.

Non posso trattenere a lungo quell'oggetto (se anche lo volessi, lui sopravviverebbe a me) e quando, presto o tardi, me ne disfo, quell'oggetto finisce in altre mani, a ripetere le stesse cose che mi ha già raccontato con, in più, la storia dell'incontro che abbiamo avuto assieme: del rapporto particolarissimo che ho intessuto con lui.

Le storie non sempre sono piacevoli. A volte urlano; spesso è il dolore a prevalere; le loro incrostazioni trasudano paure e privazioni. E così l'eco di quelle storie (ormai non è più importante ch'io possieda quell'oggetto) si ferma in me; entra nelle mie orecchie e nelle mie sensazioni; si ferma tra la pupilla e l'iride del mio sguardo: si è fatto me.

Identità multiforme

Anche le dimensioni immateriali partecipano di queste addizioni. E così, nella molteplicità della mia identità, tra i mille aggettivi che compongono la mia persona, scopro, diversamente distribuite, le aggettivazioni delle altrui identità; con, in aggiunta, una cocente verità: che quando rintraccerò nella persona che ho di fronte un angolo nefasto, una piega del carattere immonda e repellente, quella piega la ritroverò già dentro la mia persona, ad aumentare i fili della mia multiforme identità.

Non si è trattato di contagio (e quindi a nulla sarebbe servito scappare); non si è trattato di un'emulazione; né di un adeguamento all'altro. La verità, forse, è che in noi convivono tutte le varianti di tutti i nomi del mondo: che quella piega lancinante che ho intravisto è anch'essa in me. Per ora, forse, non è quella prevalente, non è quella più vistosa, ma anch'essa partecipa delle mille sfumature del mio carattere, della mia storia, della mia vita.

Siamo fatti tutti degli stessi mattoni, e apparteniamo - tutti - alla stessa razza e genealogia; e in questo gioco di rispecchiamenti è il senso della mia unicità e della mia ugualità. Il lancio dei mattoni poteva determinare una differente configurazione. Potevo, è ovvio, nascere con altri colori prevalenti; ma anche quelli più parziali e marginali tra un giorno, un mese, un anno, potranno scalzare quelle attuali e prendere il sopravvento. Momento dopo momento, respiro dopo respiro, azione dopo azione posso (sono costretto a) riformulare la mia vita. Ogni attimo è quello decisivo: poiché decide la conferma o lo sradicamento, traccia una traiettoria obliqua invece che lineare, sancisce l'adesione a una logica anziché a molte, mille altre.

Subentra, prepotente, il principio di responsabilità; la responsabilità di scelte che vadano nella direzione della mia felicità, e della felicità di chi mi sta attorno: di una felicità che o è duplice e altra (che tenda verso una generalità e collettività) o non è. In un incastro di nodi difficili da dipanare (e impossibili da semplificare), la mia azione è necessaria nella sua irriducibilità e allo stesso tempo nella sua integrabilità: nella sua autonomia e nella sua perdurante dialetticità.

La parola, passato e presente

I sistemi di comunicazione in questo quadro assumono una rilevanza particolare. Assumono importanza in quanto strumento di scambio e negoziazione, di dialogo e di orientamento, di progressivo, collegiale aggiustamento del reale. I sistemi di comunicazione presuppongono interlocutori, valorizzano l'ascolto e la visione, la sollecitazione verso una sensorialità attiva e interpretativa. Ancora: sono capaci di raddoppiare il reale, di denunciarlo, alterarlo, reinterpretarlo, reinventarlo.

Tra i molteplici sistemi di comunicazione, per motivi vari (fisici e antropologici), la parola ha assunto nel corso del tempo un ruolo primario e privilegiato. La parola è scritta e detta, è cantata ed è dipinta e sempre, comunque, porta con sé i segni della gente che l'ha riformulata: pronunciata o tracciata, semplificata o arricchita. Che sia espressa ad alta voce in dialetto oppure organizzata in file sul computer, che sia monocorde o intonata, scritta sopra un foglio o stampata su di un libro, comunque ogni parola, frase, costrutto linguistico, comunica i segni del suo passato e la vivacità del suo presente: il suo essere custode delle stratificazioni linguistiche di ogni tempo, e il suo essere formula inventata lì, in quel momento, ora.

Calamaio, acquerello di P.Rosati

Frasi e pagine, respiri e inchiostri riempiono la nostra contemporaneità, e tra questi la nostra attenzione è caduta su quelli che, rinchiusi nei portafogli, o nella tasca di un abito, raccontano la storia, le ansie e i progetti personali: uno scontrino dell'autobus è testimone dei nostri spostamenti (dei nostri orari, della nostra "destinazione"); un ritaglio di giornale, un numero telefonico, un annuncio economico sono la spia muta, allo stesso tempo indiscreta e dialogante, delle nostre azioni, dei nostri interessi, delle nostre ambizioni.

Abbiamo provato a immaginare questo in "Passaporti": un archivio casuale (tanti fogli, tante parole) e di pari passo specifico e circoscritto, quello di persone che trovano la morte durante una traversata, per superare un confine, per raggiungere un nuovo suolo. Messaggi che parlano, a saperli ascoltare, di privazioni e intolleranze, di chiusure e indifferenze che un territorio sordo e cieco (e verrebbe da dire "illetterato") ha prodotto nei confronti di altri popoli meno ricchi e fortunati.

Il sale dell'acqua, alla lunga, corrode queste pagine ma forse, anziché dissolverle, le amplifica tra i riflessi del mare. Le onde, ignare e sagge, ne trasportano, pur sfibrato e sdipanato, il messaggio. Un po' come il nostro corpo quando, superato il ciglio massimo, giocherà con la terra e l'acqua e il cielo. Quel cielo che se noi riusciamo a fissare con successo, ci offre lo spettacolo di tutte le facce del mondo, e di tutti i suoi oggetti, i suoi odori, i suoi suoni: antichi e futuri.



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