Medea
Donne e giornalismo. 

di Ilaria B. Sborgi 

Il 16 e 17 marzo 2000 si è tenuto a Firenze il convegno di studi Donne e giornalismo. Politica e cultura di genere nella stampa femminile". Scopo di tale convegno, come scrivono nella presentazione le due coordinatrici Silvia Franchini e Simonetta Soldani, quello di "stimolare le ricerche e avviare una prima riflessione collettiva sui periodici compresi usualmente sotto la denominazione di stampa per le donne e delle donne nell'età contemporanea". Un progetto ambizioso la cui scommessa si è tradotta in un ricco e variegato programma, e i cui esiti non sono venuti meno alle intenzioni delle organizzatrici. 
 

Il campo d'indagine si presentava vasto e intrinsecamente interdisciplinare dalla stampa politica delle donne alle riviste di moda, dalle pagine letterarie a quelle di costume, dalle lettere delle lettrici alle inserzioni pubblicitarie richiedendo una molteplicità di approcci che il convegno è abilmente riuscito a mettere in gioco. Una delle caratteristiche principali di Donne e giornalismo, infatti, è stata proprio la sua eterogeneità, sia a livello contenutistico che a livello metodologico, e la capacità di dar luogo a un vivace confronto tra studiose di discipline diverse quali la storia, la letteratura (italiana e straniera), e gli studi culturali. 
 

Punto di partenza comune e filo rosso tra i vari interventi, le difficoltà nell'affrontare la questione della stampa femminile: i modelli interpretativi da adottare di volta in volta, o per meglio dire, di rubrica in rubrica, la difficoltà nel reperire e censire le riviste, la quantità di testi da analizzare. Perché da una parte (come ha sottolineato la prima relatrice, Margaret Beetham) si tratta di un problema di conservazione e archiviazione, e quindi anche di legittimazione di tale materiale come "degno" di essere preso "seriamente in considerazione", mentre dall'altra si tratta di studiarlo negoziando imprescindibilmente una varietà di approcci critici e metodologici a seconda delle diverse forme e dei diversi contenuti, non solo tra riviste ma anche all'interno di ciascuna. 
 

Si è parlato quindi sia di censimenti bibliografici compiuti, come la bibliografia dei periodici femminili lombardi (1786 - 1945), che di censimenti in corso, come quello dei periodici femminili toscani; sia di riviste italiane, che di riviste inglesi, francesi e tedesche; sia di stampa di consumo che di stampa letteraria; sia di politica âfemministaâ che di complesse e contraddittorie implicazioni con la politica fascista e nazista nell'Italia e la Germania degli anni '30. Donne e giornalismo ha offerto tutte queste opportunità di confronto, e le relatrici che vi hanno partecipato le hanno raccolte offrendo a loro volta numerosi spunti e aree di contatto attraverso cui studiare e scrivere questo nuovo capitolo di storia culturale. 
 

Unico appunto, la lunghezza di alcuni interventi. Non tanto a scapito del dibattito, che forse non era possibile con così tante relazioni, quanto di quel tempo di sedimentazione tra un intervento e l'altro che, se pur breve, crea le premesse per dibattiti successivi. 
  
 

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