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Luglio. Un pomeriggio inerte di calura e scirocco. Intorno casa le vie quasi deserte. Erano i giorni sordi e cupi dell'odio. S'affrontavano d'opposte bande biechi giovinastri - prezzolati scherani. Io sogguardavo tutte raccogliendo, come potevo, le mie forze, iena pronta a difenderti. E fu meglio forse che non tutto vedesse l'annebbiata tua mente (oh, quanto ricercato un tempo da tutti il tuo prezioso ponderato consiglio...) Era il bastone protezione malcerta, appena al tuo passo incerto bastevole. L'avevi voluto in dono da me, purché (leziosa tenera vanità) liscio e sfinato, da accoppiare d'estate con il panama e l'abito chiaro di lino..
Un altro luglio, lontano. Un ragazzo promette che con sé lo condurrebbe un giorno in via Condotti, all'antico caffè Greco, e siederanno insieme al tavolo di Gœthe... (oh, come rara- mente risorge pei rami d'inobliosa gratezza, pienezza fervida di vita e dedizione...)
Le dita tremano un poco, ma una goccia non cade sull'abito chiaro di lino (era un punto, questo, d'onore...) Poi non parole, silenzi ci strinsero. Ed i bagliori ultimi della tua mente il rimorso bruciarono di lunga e vana promessa. (Non era che un ragazzo, in fondo, un po' vano come tutti i ragazzi, e tu forse avevi già tutto previsto - quel tuo ponderato consiglio! - in quel luglio lontano...)
da Figuræ, Ruffini 1992
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