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Caffè Greco

di
Mario Pinchera

Luglio. Un pomeriggio inerte
di calura e scirocco. Intorno casa
le vie quasi deserte. Erano i giorni
sordi e cupi dell'odio. S'affrontavano
d'opposte bande biechi giovinastri -
prezzolati scherani.
                           Io sogguardavo
tutte raccogliendo,
come potevo, le mie forze, iena
pronta a difenderti. E fu meglio forse
che non tutto vedesse l'annebbiata
tua mente (oh, quanto ricercato un tempo
da tutti il tuo prezioso
ponderato consiglio...)
                           Era il bastone
protezione malcerta, appena al tuo
passo incerto bastevole. L'avevi
voluto in dono da me, purché (leziosa
tenera vanità) liscio e sfinato,
da accoppiare d'estate
con il panama e l'abito
chiaro di lino..

Un altro luglio, lontano.
Un ragazzo promette che con sé
lo condurrebbe un giorno in via Condotti,
all'antico caffè
Greco, e siederanno insieme
al tavolo di Gœthe...
                           (oh, come rara-
mente risorge pei rami
d'inobliosa gratezza,
pienezza fervida di vita
e dedizione...)

                            Le dita
tremano un poco, ma una
goccia non cade sull'abito
chiaro di lino (era un punto,
questo, d'onore...)
                           Poi non parole, silenzi
ci strinsero. Ed i bagliori
ultimi della tua mente
il rimorso bruciarono di lunga
e vana promessa.
                           (Non era
che un ragazzo, in fondo, un po' vano
come tutti i ragazzi, e tu forse
avevi già tutto previsto - quel tuo
ponderato consiglio! - in quel luglio
lontano...)

da Figuræ, Ruffini 1992







mise en page:
paola musarra