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Sogno degli Argonauti
di
Giuseppe O. Longo

- Chi sei?
Detto antico

Gonfie di desiderio,
ogni notte astronavi lucenti
puntano prore stellate
sui vergini spazi deserti.

Seguaci di Febo e Giasone,
fissano i nuovi Argonauti
coi chiari impassibili occhi
inconsuete Galassie.

Vengono allora,
accecate dagli anni,
da lontani pianeti
di sasso e di ghiaccio
le folle dei sogni
dal complicato alfabeto.

Ritorcono i fili
d'inconsapevoli miti
di donna e di uomo
che dissero Edipo,
Narciso e Pasife.

Cercasti nel sogno,
infrangesti il divieto,
scopristi nel mar di cobalto
incerte chimere
dall'umido ventre.

Da giardini siderali
anonime comete
- araldi di sciagure -
tingono di scarlatto
i neri anfiteatri del mondo
e implorano un ultimo addio.

Chi darà un nome ai pianeti
inconoscibili, occulti a milioni,
ai vestiboli d'oro dei Soli?

Che nomi hanno dato alla Terra,
a Saturno, a Plutone
i seguaci di Sirio e di Alcor?

Nel sonno ti scuoti,
vaneggi di Lune, di Alieni,
la tenerezza si perde nel nulla,
nostalgia di liuti.

Tra i fantasmi dei sogni
gli Argonauti pensosi
accarezzano assorti i cimieri,
sorridono a stelle smarrite.

Vanno,
e il loro richiamo infinito
ti piange nel cuore.

* * *

Così potremmo cominciare... Ma è ancora poco. Dobbiamo dire di più - di più!
Dobbiamo spingerci più lontano, verso orizzonti petrosi donde sorgono astri inconosciuti,
altri pianeti, dai nomi indecifrati. Accade, accade...

* * *

I nomi dei venti, dei fiumi di questi pianeti
sono soltanto nei sogni,
nei sogni parliamo con essi.

Giungono, forse, da loro
le nostre confuse paure,
le molte parole, le insistenti preghiere,
le immagini viste da astronomi stanchi
nel giro dei cieli.

Incommensurabile storia di questi pianeti!

Sepolti nel ventre fumoso del cosmo,
anelano, a volte,
a incontri diversi,
rimpianto di luce.

* * *

E poi, la prosa - ma tinta di poesia, perbacco!

* * *

Con entusiasmo e sgomento sentiamo nascere in noi e intorno a noi qualcosa di inaudito: una Creatura Planetaria di cui ogni essere umano, integrato di protesi bioinformatiche, sarà una cellula.

Un giorno nella Creatura si accenderà una scintilla di volizione ed essa salperà verso le Pleiadi: come un'affilata astronave fenderà il cosmo per secoli e secoli di buio siderale.

Dentro, ciascuno in un uovo di cristallo molato, uomini e donne dormiranno un sonno profetico, custodendo nel gelido corpo il sangue e lo sperma di una razza futura.

Uovo - scultura di Susanna Gherardini (part.)

Andrà l'astronave verso altri pianeti, più oscuri, dai laghi profondi, abitati da anonime stirpi inspiegate, popolati di azzurre città.

Su quei pianeti lontanissimi le donne non faranno più i figli col corpo, tra spruzzi e bollicine. S'inventerà un sistema più dignitoso ed esatto, in sintonia con la precisione della scienza.

Le nostre insistenti preghiere saranno esaudite e ci trasformeranno in macchine: forti, dure, inossidabili. Solo le donne di cera delle specole avranno le cavità gialle e rosse della riproduzione. Gli uteri finiranno nei musei, accanto alle lanterne magiche e ai dinosauri imbalsamati.

Divenuti macchine, saremo immortali. Creeremo un mondo preciso e puntuale, dove regnerà la demenza onnipotente degli automi.

Onniscienti e insensati, ci dedicheremo a un'innocua e raffinata imitazione della vita.

* * *

Si accende (da tempo è acceso in noi) un sogno temerario...

* * *

(continua)



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