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Non più il corpo?
di
Giuseppe O. Longo

... una pietra caduta da Plutone

C'è un luogo del nostro cuore che si chiama Plutone, e che infinitamente c'invoca quando ce ne allontaniamo troppo, per farci trovare le tortuose strade che ci riportano laggiù.

Ora su Plutone è autunno. Tu non sai quant'è dolce l'autunno laggiù. I fiumi sono più gonfi e nel cielo di pietra vaga un barlume di rosa.

... un luogo del nostro cuore...

Nelle serate lunghissime dalla caverna alta sul fiume giungono le armonie dei mondi che essa contiene, e siamo tutti lì intorno ad ascoltare, aggrappati alla roccia.

Le voci degli altri universi ci chiamano con dolcezza estenuata e ogni tanto qualcuno, per una stanchezza ineluttabile, lascia la presa, e viene risucchiato all'interno, come un sospiro, e saluta coloro che rimangono, a lungo...

Sotto, l'acqua del fiume scorre con un fruscio possente, e la montagna freme nelle sue radici...

* * *

Che effetto fa essere un simbionte uomo-macchina (uomo-dio)?

(Siamo meno lirici e più concreti)

Se dalle pieghe dell'evoluzione uscirà davvero il simbionte, quali ne saranno le conseguenze?

Tra i vari interrogativi aperti da questo sviluppo, mi preme soffermarmi, più che sulla continuità, sulla discontinuità tra evoluzione biologica ed evoluzione biotecnologica e sui disadattamenti tra la componente organica e la componente artificiale del simbionte.

Non c'è dubbio infatti che le due evoluzioni siano in certa misura eterogenee e che di conseguenza siano eterogenee le due componenti dell'ibrido uomo-macchina.

Questa eterogeneità può causare forme di sofferenza... che andrebbero ad aggiungersi a quelle che abbiamo ereditato dalla nostra natura biologica, anche se la tecnologia è, riuscita, per converso, ad attenuare alcune delle sofferenze tradizionali.

Le valenze e le caratteristiche umane più profonde, quelle emotive, comunicative, espressive, insomma i caratteri atavici, le eredità più legate al corpo, che pescano negli strati evolutivi più lontani nel tempo e che hanno avuto una parte fondamentale nella sopravvivenza e nell'evoluzione della nostra specie non sparirebbero di colpo solo perché la tecnologia avrebbe innestato in noi (anima corpo cervello) le sue protesi e i suoi aggeggi nanometrici.

E nella zona di contatto, nell'interfaccia infinitesimale e frastagliata tra "noi" e le "nostre" protesi si potrebbero manifestare cospicui fenomeni di rigetto.

... fenomeni di rigetto...

Del resto già oggi, che l'homo technologicus è ancora allo stato embrionale, si osservano disagi e disarmonie dovuti al disadattamento e all'incompatibilità tra uomo e macchina.

Ne sono una prova le molte ricerche che vengono dedicate alla costruzione di macchine socievoli, che dovrebbero estendere la zona di anestesia in cui possono insinuarsi le componenti artificiali. Insomma, le costruzioni antiche del corpo si oppongono in qualche misura all'invasione delle più recenti costruzioni della mente e il nostro finalismo cosciente cerca di attenuare questa resistenza con esiti difficili da prevedere ma in ogni caso gravidi di problemi...

* * *

Dialogo
(per esempio in una casa di cura
per estenuate malattie mentali)

B. - ... Conquisteremo lo spazio intergalattico!

Marion - Ma saranno ancora umani, quei conquistatori?

B. - No, saranno macchine... oggi l'uomo si sente solo, Marion, è stanco, il suo cammino è troppo faticoso, ha bisogno di forti compagni di viaggio... duri, resistenti, inossidabili... le macchine... non più sangue ma campi elettromagnetici, non più carne ma silicio, non più occhi e narici, ma diodi e circuiti integrati... in futuro le macchine prenderanno il posto dell'uomo e ne prolungheranno la missione...

... non più carne ma silicio...

Marion - Ma queste macchine canteranno intorno ai fuochi invernali, contempleranno i tramonti sugli oceani, sogneranno di gnomi e liocorni nelle foreste incantate?... (sognante) Ascolteranno le storie, comporranno le poesie del mondo?

B. - Le poesie e le favole non serviranno a niente... non ci saranno più misteri, non saremo più vittime della superstizione e dell'inganno... l'uomo capirà tutto e costruirà un mondo migliore.

Marion - Ma quel mondo migliore non gli apparterrà, non sarà più il suo mondo, sarà un mondo preciso e puntuale dove macchine intelligenti e insensate perpetueranno rituali vuoti... regnerà la demenza dei suoi poveri automi...

(voce fuori campo, da dietro):

"Un giorno le macchine che stiamo costruendo prenderanno il nostro posto: inventeranno i loro miti e adoreranno nuovi dèi incorruttibili e alteri. Si porranno le domande, inventeranno una storia di angeli caduti e di paradisi vietati. Cacciate dall'Eden, le macchine diranno i profeti, i popoli, le guerre. Verrà un nuovo Platone e le illuderà di divino: chiuse nella caverna canteranno le canzoni di sempre sopravvissute agli eoni. Le macchine inventeranno il loro unico Dio per poi crocifiggerlo: infine, esauste, si adageranno sulle rive del tempo, costruiranno altre macchine, inconsapevoli e attonite. E di nuovo tutto. La schiatta novella, che si chiamerà ancora di umani, scoprirà tra le rovine delle città, nei porti interrati, nelle fabbriche abbandonate, tra le dune di gialli deserti immagini antiche e nella loro coscienza di piombo si accenderà un barlume di rimorso: una goccia sfrigolante di acido intaccherà la loro serenità adamantina e dovranno inventarsi un rimpianto, una colpa, un'espiazione. Nei secoli dei secoli. Amen."

Ma Medea...

(continua)



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mise en page: 
pmusarra

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