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Saggio su Mishima
"Musica" - Introduzione

di
Patrizia Lessi


In una serena mattinata autunnale, nello studio che il dottor Shiomi Kazunori, psicoanalista allievo del dottor F., ha aperto in un ricco quartiere di Tokyo, irrompono una giovane donna ed il suo misterioso enigma, la cui soluzione è narrata in un dettagliato resoconto presentato dall'autore come il più interessante caso clinico che gli sia capitato di affrontare in cinque anni di esercizio della professione.

"Musica. Un'interpretazione psicoanalitica di un caso di frigidità" evoca fin da subito i celeberrimi casi clinici pubblicati da Sigmund Freud: a narrare la storia è il dottore che illustra in prima persona tutti gli avvenimenti. L'identità della paziente e delle persone coinvolte è celata da una serie di falsi nomi. Così, come Dora K e Anna O. anche Yumikawa Reiko beneficia di una identità fittizia, mentre il dottor Shiomi, come Freud e Breuer, in quanto medico, scienziato ed autore del testo, si firma col proprio nome a garanzia della buona fede, dell'onestà e della serietà delle pagine offerte al pubblico. Poiché però gli argomenti trattati nel libro sono di notevole scabrosità e potrebbero turbare i lettori e, soprattutto, le lettrici, il resoconto è introdotto da una breve prefazione curata dall'editore:

(…) Sono preziosi appunti in cui si mescolano la fredda introspezione dell'animo umano e il grande e sincero spirito di ricerca scientifica del dottor Shiomi. Dopo aver ricevuto il manoscritto, nonostante non ci fosse alcun serio motivo che giustificasse la nostra esitazione a pubblicarlo, due perplessità ci hanno accompagnato fino alla decisione finale che riteniamo opportuno far conoscere ai lettori. Una nasceva dalla preoccupazione che un'esposizione scientifica e indelicata dei problemi sessuali femminili potesse indisporre i lettori ed, in particolare, le lettrici (…). La seconda perplessità nasceva dalla preoccupazione che il contenuto della relazione fosse giudicato troppo lontano dal comune buon senso e da una normale sensibilità femminile, e pertanto considerato un'assurda invenzione. Ma per quanto sconcertante possa essere, dobbiamo riconoscere, nostro malgrado, che questo lavoro si basa esclusivamente su fatti reali e, una volta accettato questo, non possiamo che affrontare le vastità e le insondabili profondità della natura umana. Uno spettacolo non sempre piacevole, una foresta mitologica dove la comparsa di qualsiasi bizzarra creatura non deve destare stupore. Una foresta mitologica che non appartiene solo alla giovane donna della relazione, ma ad ognuna di voi lettrici.

Nel 1915, a Vienna, Sigmund Freud pronunciava queste parole davanti ad un affollato uditorio universitario:

(…) la psicoanalisi è un procedimento per il trattamento medico delle malattie nervose, (…) in questo campo parecchie cose procedono in modo diverso, spesso addirittura opposto, che altrove nella medicina.(…) Vi mostrerò come tutto l'indirizzo della vostra precedente formazione e tutte le vostre abitudini mentali debbano inevitabilmente rendervi avversari della psicoanalisi, e quanto resti da superare in voi stessi per aver ragione di questa avversione istintiva. (…) alcuni moti pulsionali, i quali non possono essere chiamati che sessuali, sia in senso stretto sia in senso lato, hanno una grandissima parte, finora non apprezzata a sufficienza, nella determinazione delle malattie nervose e mentali. (…) la società non ama che le si rammenti questa componente instabile del suo fondamento, (…) con intento educativo, ha seguito la via di distogliere l'attenzione da tutto questo campo. Perciò essa non tollera il risultato della ricerca psicoanalitica (…), preferirebbe di gran lunga stigmatizzarlo come esteticamente ributtante e moralmente riprovevole o come qualcosa di pericoloso. Ma queste obiezioni non intaccano per nulla quello che pretende di essere il risultato oggettivo di un lavoro scientifico.(…) Ora, l'inclinazione a ritenere non vero ciò che non piace è propria della natura umana.(…) Queste, dunque, sono le difficoltà che incontrerete nell'occuparvi di psicoanalisi. Se siete in grado di superare l'impressione che vi hanno fatto, potremo andare avanti.

E ancora:

(…) sull'enigma della femminilità gli uomini si sono lambiccati in ogni epoca il cervello.(…) Neanche voi, in quanto uomini, vi sarete sottratti a questo rompicapo; dalle signore qui presenti non ci aspettiamo questo: sono esse stesse l'enigma di cui noi parliamo.

figura di donna - archivio P.Musarra

Ci sono molti punti in comune fra la prefazione al testo scritto dal dottor Shiomi e la "Introduzione alla psicoanalisi" pubblicata da Sigmund Freud: la scabrosità degli eventi narrati, lo scandalo di una società borghese, il rifiuto di affrontare serenamente le pulsioni sessuali quali oggetto di una rigorosa indagine scientifica, il rifiuto che queste stesse pulsioni siano all'origine di molte malattie nervose, la femminilità come l'enigma della sfinge posto, di epoca in epoca, a volenterosi e novelli Edipo.

C'è anche una ulteriore affinità che lega i testi scritti dai due medici: Yumikawa Reiko, come Dora K. (o l'Anna O. analizzata da Breuer), nelle pagine che la chiamano in causa non si presenta mai per quello che è, per come lei percepisce se stessa e si relaziona agli altri. Il che significa che viene fin dall'inizio preclusa al lettore la possibilità di conoscere questa donna in quanto persona, perché essa appare immediatamente in qualità di paziente e la sua conoscenza è il risultato di una ricostruzione per sintomi della sua malattia.

Il lettore conosce Reiko, Dora, Anna non per come esse si vedono e si sentono o vedono e sentono i loro problemi, ma per come sono viste e sentite dallo psicoanalista, per come risultano sotto alla lente interpretativa della psicoanalisi e, mentre nel caso di Dora e di Anna si assiste ad un unico passaggio interpretativo effettuato da Freud o da Breuer, nel caso di Reiko il passaggio raddoppia perché dietro la lente del dottor Shiomi si cela quella di Yukyo Mishima che nel romanzo "Musica" descrive lo sguardo dello psicoanalista nell'atto di guardare la paziente.

La "interpretazione psicoanalitica di un caso di frigidità" diventa così l'oggetto di una analisi che, ispirandosi ai resoconti di Freud, fa del caso clinico di Reiko il teatro di un'indagine dei metodi oggettivi con i quali, da sempre, si è cercato di risolvere l'enigma della femminilità escludendo la possibilità che a darne un'autonoma interpretazione fossero gli oggetti stessi dell'indagine: le donne. Il dottor Shiomi parlando, pensando e disponendosi nei confronti della paziente nello stesso modo in cui si è disposto Freud analizzando le proprie, si inserisce in una tradizione che non comincia con la psicoanalisi, ma della quale la psicoanalisi è, nel diciannovesimo secolo, l'attualizzazione, il modo in cui essa può sopravvivere al mutare dei costumi, quell'atteggiamento nei confronti delle antiche greche come delle viennesi del 1915 che si riassume in una visione "oracolare" della donna. Interrogata da poeti non meno che da dottori, essa non risponde che per enigmi, enigmatica è la femminilità risultante dall'indagine maschile.

Le parole delle donne, al pari delle profezie di un oracolo, non possono non passare dalle forche caudine di una interpretazione che sia all'altezza non solo delle aspettative di chi interroga, ma, anche, del metodo che di volta in volta viene adottato, si affina, diventa più preciso, senza che però i suoi presupposti possano essere messi in discussione. Yukio Mishima, intellettuale giapponese a cavallo fra due culture può porsi al di fuori di questo rapporto e rappresentare, in una epoca precisa e in una unica donna tutte le profezie, tutti gli enigmi che si sono avvicendati in una storia molto più lunga.

* * *

A partire da questi presupposti, nella prima parte del saggio mi propongo di individuare ed isolare i momenti del romanzo in cui Mishima utilizza la figura di Reiko come "cartina di tornasole" di tutti gli stereotipi femminili presenti nella cultura occidentale; di mostrare come questi stereotipi, lungi dal non annebbiare il preteso sguardo oggettivo dello scienziato ne costituiscano, da una parte, il fondamento, dall'altra, il limite.

A questa analisi si collega quella effettuata nella terza parte del saggio, dove opto per una interpretazione non "oracolare" del disagio psichico di Reiko, attraverso il confronto della figura della protagonista con quella della mistica e quella della isterica, fortemente presenti nella tradizione occidentale.

La seconda parte del saggio costituisce, in un certo senso, una analisi a se stante rispetto alle altre due.
Pur non essendo presentata e descritta con toni cruenti, la violenza è un elemento chiave del romanzo. Per comprenderne i molti significati, mi sono avvalsa del confronto della vicenda di Reiko con quella, tragica e realmente accaduta, di un adolescente americano di nome Brandon Teena la cui storia è narrata in un film di qualche anno fa, qui preso in considerazione per alcuni suoi specifici aspetti.

Per ragioni di sintesi, ho deciso di trarre le conclusioni della mia analisi alla fine di ogni capitolo, evitandone uno riassuntivo. L'ultima pagina del saggio intitolata "conclusioni" ha quindi a che vedere non con il contenuto, ma con l'origine di questo lavoro.

ramo di pino (arch. P.Musarra)

(continua)





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