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foto d'epoca: diplomande maestre Padova 1913, foto Fiorentini
                      

In merito alla formazione dei maestri,
la legge Casati aveva previsto l’istituzione di scuole normali triennali comprensive di tirocinio.
Le scuole normali, separate per sesso come le classi di alunni a cui erano destinati gli insegnanti, prevedevano diversificati curricula studiorum visto che per le studentesse era prevista la materia dei lavori donneschi, mentre
i ragazzi seguivano un corso generale
sui diritti e doveri dei cittadini.
Dopo solo due anni di corso era previsto il conseguimento di una patente per l’insegnamento nel corso inferiore delle scuole elementari, al completamento dei tre anni quella per l’insegnamento nel corso superiore.


Per l’ammissione alle scuole normali era richiesto il superamento di un esame ed un limite d’età, per cui le ragazze potevano accedervi a quindici anni,
un anno prima rispetto ai ragazzi. Tra le scuole elementari e le scuole normali non era previsto un livello intermedio, con conseguenza che la normale divenne la scuola di studenti falliti in altre carriere scolastiche.

testo





L’accesso alla professione







Per circa venti anni, comunque, non furono le scuole normali a costituire la via principale d’accesso all’insegnamento; lo stesso regolamento del 1861 stabiliva che chiunque avesse aspirato all’insegnamento avrebbe potuto presentarsi all’esame per la patente ovunque e comunque si fosse preparato.
Si trattava di un esame di estrema facilità: esistevano corsi di formazione della durata di qualche mese, o addirittura di qualche settimana, che ne garantivano il superamento.
Moltissimi entrarono nell’insegnamento come sotto-maestri o supplenti e ci restarono, tollerati, nascosti, ignorati per anni finché,
in qualche modo, rimediarono il pezzo di carta, maestro senza studi e anche senza esame.

immagine elaborata: senza studi e senza esame

Ci si rese presto conto, però, che, per l’alto ed importante compito
a cui erano destinati gli insegnanti, essi abbisognavano di studi
meno approssimativi e di maggior durata; di conseguenza, vennero potenziate le scuole normali ed i loro programmi, furono indette conferenze pedagogiche e fondate riviste professionali.
Nel 1883, inoltre, fu previsto un corso preparatorio intermedio
per le ragazze, prima di due, poi di tre anni, tra le classi elementari
e le scuole normali, e nel 1886 questo corso fu definito scuola complementare, riservata sempre alle sole ragazze e demandata alle iniziative delle singole città, in realtà scuola scadente ed inadeguata (per i ragazzi il corso fu soppresso, perciò essi frequentavano le scuole tecniche o il ginnasio inferiore prima di iscriversi alla normale). Fu anche abolita la patente inferiore e la scuola normale, fino allora distinta in inferiore e superiore, fu unificata.

Se le scuole normali maschili avrebbero dovuto essere elevate a vere scuole di metodo, per alcuni quelle femminili avrebbero dovuto caratterizzarsi per studi più brevi. Esse avrebbero dovuto preparare le donne e le madri di famiglia, con un’istruzione minima.
Si riteneva che i programmi fossero troppo ampi, tali da confondere le idee, poiché le ragazze avevano un destino nella maternità ed un cervello che non si prestava agli studi.

immagine elaborata: misura del cervello femminile
Matilde Serao, in un racconto del 1886, descrisse la povertà delle scuole normali, la formazione generica che veniva in esse fornita, lo squallore dei locali, la scarsa motivazione e la povertà delle alunne. Anche numerosi documenti ufficiali degli anni ’80 insistevano sulla qualità scadente delle scuole, degli alunni e delle alunne, ma studiare, per le ragazze di ceti popolari o della piccola e media borghesia, costituiva una novità ed una conquista ed il numero di studentesse
e di patentate in queste scuole aumentò inesorabilmente; a quindici anni dalla legge Casati il numero delle maestre superava già quello
dei maestri.

immagine d'epoca: maestre

Lo Stato unitario non impedì, ma favorì l’accesso delle donne all’insegnamento, riconoscendo loro una “naturale vocazione”, e
non sottovalutando la possibilità di risparmio per le finanze pubbliche, visto il loro minor costo.
Le pubbliche istituzioni prospettavano per gli insegnanti elementari condizioni di lavoro durissime ed uno stipendio più basso di qualsiasi altro impiegato statale, con differenziazioni a livello di sesso, poiché le maestre donne costavano circa un terzo in meno rispetto ai colleghi maschi.
Questa disparità salariale era sancita anche in graduatorie di stipendio, e i piccoli comuni ben l’applicavano.

tabella dati: stipendi insegnanti elementari. Regolamento per le scuole elementari del Comune di Padova, 1880
Fonte dati: Regolamento per le scuole elementari del Comune di Padova, 1880.

In particolare, la legge Casati aveva stabilito che lo stipendio delle maestre e dei maestri dipendesse dal livello della scuola e dal sesso degli alunni.
Esistevano, pertanto, scuole di città e scuole di campagna, scuole
del ciclo superiore e del livello inferiore a cui corrispondevano categorie retributive definite, che si ripartivano ulteriormente per un’ulteriore distinzione basata sul sesso degli allievi che identificava scuole maschili e femminili.
Coloro che insegnavano in città erano pagati meglio di coloro che lavoravano in comuni rurali, poiché si riteneva che l’insegnamento ad un alunno di città fosse più impegnativo e da compensare in misura superiore rispetto all’insegnamento rivolto ad un allievo di campagna, e coloro che insegnavano in una scuola femminile ricevevano un terzo in meno dei colleghi, poiché l’educazione delle bambine era valutata meno vantaggiosa e meno degna di considerazione di quella dei bambini.
Poiché, inoltre, il sistema prevedeva una rigida distinzione tra i sessi e si stabiliva che le maestre dovessero insegnare alle bambine ed i maestri ai bambini, erano sempre le donne a essere pagate in misura inferiore (cfr. tabelle).

tabella dati:retribuzioni maestri e maestre.  Atti del Municipio di Milano, 1900-1901

tabella dati: Atti del Municipio di Milano, 1900-1901.

Guadagnavano, quindi, di più i maestri, rispetto alle maestre,
lo stipendio era più elevato nei grossi comuni di città,
rispetto a quelli rurali.
Se la legge riservava alle donne l’insegnamento solo per le classi elementari femminili, le maestre furono, però, anche impiegate in classi miste e maschili, dapprima nelle aree rurali e nei comuni più poveri e, successivamente, in città nelle classi maschili, inferiori
e poi superiori.
Tutto ciò non mancò di suscitare allarmismi e proteste poiché era opinione che le donne mancassero di quella forza morale che è indispensabile per mantenere la scolaresca disciplinata, oppure che
le maestre presentassero una snervante mollezza di carattere
che si rifletteva dolorosamente sugli alunni venendo meno l’esempio della forza, del coraggio, della fermezza, in una parola della virilità.
Si evidenziava anche il pericolo che correva la moralità nelle classi maschili per la presenza o l’avvenenza dell’insegnante. Ma, ormai,
le maestre erano una realtà, anche nei corsi superiori maschili.

tabella dati: maestri e maestre in servizio. Ministero dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, Statistiche dell’istruzione primaria e normale per gli anni 1863/64 - 1875/76 - 1881/82 - 1901/02.

Fonte dati: Ministero dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, Statistiche dell’istruzione primaria e normale per gli anni 1863/64 - 1875/76 - 1881/82 - 1901/02.

Nell’anno scolastico 1863-64 le donne rappresentavano il 46.2% degli insegnanti elementari, 15.820 maestre versus 18.443 uomini,
nel periodo 1875-76 il 50.6%, 23.818 donne contro 23.267 uomini, nell’arco temporale 1881-82 il 55%, nel 1901 le maestre raggiunsero le 44.561 unità rispetto ai 21.178 maestri. Tra il 1890 ed il 1900 cominciò, pertanto, a formarsi uno strato di future docenti che soppiantarono in pochi anni il primato maschile.

grafico:maestri e maestre percentuali anni: 1863/64 - 1875/76 - 1881/82 - 1901/02.

Nonostante questa presenza femminile anche in classi di alunni maschi, esse continuavano a percepire uno stipendio inferiore. Questa disparità indusse le maestre ad impegnarsi in campagne per la parificazione degli stipendi e la legge Nasi del 1903 sullo stato giuridico degli insegnanti stabilì l’equiparazione degli stipendi a parità di compiti, ma non il pagamento di uguali stipendi indipendentemente dal sesso degli allievi.
Nel 1911, con la legge Daneo Credaro, furono previsti consistenti aumenti di stipendi e fu tracciato un iter per la specializzazione degli insegnanti; la legge fu, però, importante perché con essa le scuole elementari furono avocate allo Stato, garantendo i maestri riguardo alle nomine, sottraendoli all’arbitrio delle amministrazioni e avallando una stabilità d’impiego.
La legge dichiarò, infine, le donne eleggibili a tutte le cariche previste nell’ambito dell’istruzione, ivi compresi i posti dell’Ispettorato Centrale.

immagine di una bella signora





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