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immagine elaborata: sguattera in cucina

Mestieri da donna
Le italiane al lavoro
tra ‘800 e ‘900



Le serve

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Verso la fine del ‘800 numerose donne presero la via dell’emigrazione per svolgere il servizio domestico in città, presso famiglie benestanti. In questa attività erano comprese condizioni molto diverse: vi erano cameriere qualificate, anche provenienti dall’estero, contadine analfabete delle regioni più povere, campagnole abitanti nei dintorni della città. Molte sedicenti domestiche, infine, erano sospettate di dedicarsi alla prostituzione. Soprattutto in seguito alla crisi agraria, la dimensione del fenomeno divenne notevole, migliaia di ragazze si trasferivano in città per sfuggire da una situazione di miseria.

immagine elaborata: in viaggio verso la citta'

Il censimento del 1901 rilevò che 400.948 donne erano impiegate nei servizi domestici privati (contro 81.132 uomini), 52.087 negli esercizi pubblici (considerando lavoratrici dipendenti e proprietarie, rispetto in questo caso ai 140.769 uomini)(1). La domanda di personale, tra l’altro, superava l’offerta, in particolar modo per quel personale non qualificato che rispondeva ai bisogni della piccola e media borghesia. Le serve che abitavano in città, d'altronde, diminuivano e, se presenti, accettavano servizi a ore, senza obbligo di residenza nella casa padronale. Vista la necessità, a Roma, Milano, Firenze, nelle città più grandi, nacquero, accanto a enti gestiti da religiosi con attività di volontariato, reti di agenzie che, a pagamento, collocavano ragazze appena giunte dalle compagne come serve, speculando alle loro spalle.
immagine elaborata: ragazzetta giunta dalla campagna
L’attività di domestica era stata per lungo tempo una prerogativa dell’uomo, e solo nel corso dell’800 si verificò una femminilizzazione di questa professione. La progressiva sparizione di un servizio privato di cavalli e vetture, ma soprattutto la creazione di nuove opportunità di lavoro con salari migliori contribuì, infatti, ad allontanare dal servizio domestico una buona parte di manodopera maschile, insoddisfatta per le pesanti limitazioni alla libertà personale imposta dai padroni. A questo si sommavano la richiesta più elevata di servizi alla persona ed un declino della famiglia allargata, nonché una modifica nei rapporti con la servitù che diventavano più freddi ed impersonali facendo del domestico non più la persona di fiducia.

immagine elaborata: famiglia benestante con servitu'

I domestici rimasero in famiglie importanti e ricche ove la loro presenza assumeva un valore sociale forte ed erano pagati tre volte più di una donna, oppure furono sostituiti da donne, sole e nubili, che spesso consideravano quest’occupazione fuori casa un’esperienza prima del matrimonio o, per coloro che non si sarebbero sposate, alternativa alla stessa. In genere, comunque, essere nubili o vedove era la condizione obbligata per le serve. Angiolina Arru presenta una particolare interpretazione del servizio domestico: ella ritiene che tale attività fornisse una particolare garanzia a queste donne poiché il collocamento in una famiglia offriva un sostegno economico alla persona e soddisfaceva l’esigenza di proteggere l’onore sessuale. Le serve erano, infatti, tutelate attraverso un sistema di controllo e vigilanza cui erano sottoposte e che operava sia nella fase del reclutamento, tramite le parrocchie, i parenti e i compaesani che si facevano garanti delle stesse verso i padroni, e sia nel servizio, ad opera delle padrone, che esigevano certe mansioni e vigilavano sul relativo compimento.

lavoro domestico: donna che fa il bucato

L’essere in servitù presso una famiglia significava, pertanto, per la donna, sicurezza e protezione; si stabilivano, inoltre, intensi legami tra domestiche in una stessa famiglia e di famiglie diverse, secondo un modello per cui la domestica trascorreva tutta la sua vita nella stessa famiglia allevando i figli dei padroni e curandone gli anziani ed ammalati secondo le fortune e le sfortune della casa. Ma questo rapporto servo - padrone, sicuramente protettivo, con aspetti di un patto feudale, entrò in crisi a fine Ottocento, scontrandosi con le nuove forme assunte dai rapporti di produzione. Il modello patriarcale e garantista della famiglia nobile o borghese era venuto meno, come quello del servo inteso come figlio minore ed incapace. La cessione incondizionata di tutto il proprio tempo al datore di lavoro, la presenza di elementi morali, quali la fedeltà e la fiducia, a cui corrispondeva uno sfruttamento indiscriminato, indusse un calo nell’offerta di manodopera servile femminile, come già si era verificato per quella maschile.

immagine elaborata: donna che lava il pavimento

Gli ultimi decenni del 1800 ed i primi del ‘900 conobbero, pertanto, diffuse lamentele delle signore borghesi per la difficoltà di trovare domestiche e serve e per il negativo rapporto prezzo - qualità della scarsa offerta prestata. Le serve erano criticate per la scarsa pulizia, per la dubbia moralità, per le alte pretese salariali e per il contegno indocile e per l’incompetenza. Sulla servitù femminile permaneva anche il sospetto che si trattasse di prostitute o madri illegittime, ma lo stesso lavoro in casa d’altri rendeva queste donne vulnerabili alle insidie padronali. I maschi di casa, d’altronde, facevano spesso le loro prime esperienze sessuali con le serve che, a causa della giovane età e della condizione di dipendenza, trovavano difficoltoso opporre resistenza; gli uomini, inoltre, non correvano particolari rischi, poiché lo stupro di una serva era un reato lieve e non punito severamente.

immagine elaborata: giovane donna con figlio

Le serve, infine, che restavano incinte del padrone venivano licenziate. La maggioranza delle madri nubili erano state domestiche in passato, così come moltissime donne che abbandonavano i figli all’ospizio per trovatelli. Per le domestiche che avevano avuto un figlio non era facile trovare un altro posto: in molti casi, per esse si apriva la strada della prostituzione. Oltre che per tali motivi, una domestica poteva essere normalmente licenziata quando si ammalava, nonché quando era anziana.

immagine elaborata: vecchia domestica occupata a fare il pane

Le condizioni di lavoro richieste dalla famiglia borghese, inoltre, erano di una giornata lavorativa senza limiti, con incombenze a 360 gradi, che venivano ricambiate con la concessione di alcune ore di libertà ogni 15 giorni, vitto scarso e scadente, una stanzuccia spesso senza aria né luce. Esisteva, infatti, la tendenza di servirsi di una domestica unica che, oltre a far da mangiare, pulire, lavare, cucire, trasportare acqua e carbone per il riscaldamento, accudiva i bambini e gli ammalati.

bambinaia

La serva era, quindi, cuoca, bambinaia, infermiera, cameriera, facchina, sguattera, ecc. ecc. ed era la lavoratrice meno pagata, anzi talvolta non riceveva un salario, ma veniva retribuita con l’assegnazione di vitto, alloggio, indumenti: avanzi di cucina e vestiti dimessi dalla signora. Molte serve, soprattutto le più giovani (bambinette con meno di 10 anni) o le più anziane, erano tenute in casa per carità, costituivano manodopera gratuita pur lavorando senza sosta.

bambina che aiuta a far  la pasta

Lo sfruttamento era, quindi, notevole ed è comprensibile il calo dell’offerta di serve, dovuta anche alla mancanza di libertà personale, alle umiliazioni, ai rimproveri talvolta ingiustificati, al senso di inferiorità e subalternità sociale in un’epoca in cui, per altre figure, come l’operaia, si cominciava a parlare di rispetto e dignità.

immagine elaborata: volto di giovane ragazza


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