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Da "Poetanza mista":

Spasimo d'alba

con
Paolo (Di Santo) e Paola (Musarra)


Paolo - Allora? Hai riconosciuto subito il Poeta?

Paola - Beh, sì: "Tu càlmati, indomito cuore"... Come si fa a non riconoscerLo? Ma... è tutta roba "Sua"?

Paolo - Certo, se no che gioco è?

Paola - Accidenti, come sei riuscito a... E' congegnato benissimo! C'è il risveglio all'alba della natura dopo la pioggia... è come un immenso e misterioso fremito d'amore di tutto l'universo...

Paolo - ... è sconvolgente, inebriante...

Paola - ... l'anima vorrebbe abbandonarsi e godere, ma...

Paolo - Ma sorge un pensiero molesto: i sogni non sono altro che vane speranze lontane....

Paola - Non resta che sprofondare in un tedio infinito.

Paolo - Ecco, sei soddisfatta? Ti rendi conto che abbiamo fatto proprio la tanto odiata "versione in prosa" che ci costringevano a fare a scuola?

Paola - E' vero... Anche della Divina Commedia... Veniva fuori qualcosa tipo: "Arrivato a metà della mia esistenza, mi sono ritrovato in un bosco nero perché avevo perso la strada giusta..."

Paolo - "... E' difficile parlare di questa foresta tremenda, se ci ripenso mi spavento ancora!"

Paola - Beh, adesso ridiamo, però...

Paolo - Però?

Paola - Però... bisognava "capire"!

Paolo - Lasciamo perdere... Ascoltiamo piuttosto la poesia - anzi, le poesie - del Nostro!

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archivio Musarra


Improvviso rompe il sole
tra le rossastre nubi
sopra l'umido mattino
tra i rami stillanti di pioggia.

Co'l raggio dell'april nuovo
ride l'alba alla collina
e corre un fremito
d'imene arcano
che spasimo pare.

Questo enorme mister dell'universo
mi trafora il cervello, onde io dolente
barcollo com'ebbro...

Tu càlmati, indomito cuore:
si abbandona l'anima,
guarda e gode, e più non vuole.

Più belli del sole i miei sogni...
o tormenti di speme lontana?

Io voglio voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.



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pmusarra

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