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Al mercato con Pinokim

Una gita in Ucraina in metropolitana

di
Giuseppe Cossuto




Siamo a Roma. Sì, Roma, che, con le sue immense periferie, non è solo scontro, degrado e tragedia... Quando possono, le diverse etnie si organizzano per mantenere il rapporto con la terra d'origine e con i suoi prodotti. E il luogo d'elezione per questi scambi è il mercato.
Il nostro Giuseppe Cossuto, traduttore, scrittore e viaggiatore (gli capita di dire: "No, scusa, domani non posso, devo andare a Salonicco...") ama i mercati, ricordate "A un mercato, in Transilvania"? Questa volta ci invita a seguirlo "ad Est" in metropolitana per visitare un mercato ucraino annidato nella grande periferia romana...
P.M.


Pinokim - foto P.Musarra
foto: Paola Musarra

Uno dei miei sogni giovanili, condiviso con un mio fratello di sangue, noto biker guzzista della bergamasca, era quello di arrivare a quel minimo di soldi e quel massimo di incoscienza da riuscire a passare le frontiere sovietiche per sperderci tra nevi, foreste e deserti "ad Est" in Asia Centrale e in Siberia e, insomma, ovunque da quelle parti oltre Kiev che sono una parte considerevole di mondo, a fare i mercanti in sidecar, barattando quello che trovavamo nelle tappe precedenti, fossero rarissimi manoscritti sacri di rivoluzionari nichilisti pre-bolscevichi, pentoloni di rame fusi con le medaglie di passati regni o figurine dei calciatori italiani, e magari maritarci con un paio di Commissarie del Popolo dagli occhi obliqui o di qualsiasi mistura sopraccigliare, che smettessero la divisa solo per intrattenerci su antichi e preziosi tappeti sulle particolarità del sesso eurasiatico.

Poi il tempo passò. Ciascuno di noi continuò a fare le proprie esperienze "ad Est", i suoi piccoli grandi commerci, amori, avventure, scoperte. E cominciammo a riempirci la casa di cianfrusaglie e memorabilia, per trasportare il nostro mondo-sogno nella nostra quotidianità-sterco. Quello che però accadeva, gradualmente, era che il mondo-sogno, non solo "l'Est", veniva da noi, riempiva le città, si adattava, si amalgamava, mangiava i nostri prodotti, vestiva come noi. Qualcosa "di straniero" penetrava anche qui, il kebab, il felafel in misura minore, e poi poche altre cose, relegate e vendute nei quartieri degli immigrati o per gli immigrati.

Ma dall'"Est", a parte le badanti, le spose e le cattive notizie, nulla. Che cibo mangiano gli ucraini (e quali, ché quella "frontiera" è immensa)? I rumeni? I polacchi? E chi lo sa?

Si è mai visto un ristorante di "gente dell'est" diffuso in ogni città italiana? Tanto diffuso da sapere i nomi dei prodotti, che poi vengono venduti anche nelle feste popolari?

Prodotti - foto G.Cossuto

Quello del cibo rimane ancora un territorio appartenente esclusivamente a "loro", a coloro che mangiano cibi sconosciuti pressoché incontaminati dalla dieta mediterranea.

Cibo a parte, è la passione a farmi muovere, a ritirare fuori quell'ahimé giovanil gusto per la scoperta e per l'affare avventuroso.

E quindi approfitto del fatto che un amico vada in Ucraina per farmi spedire un po' di prodotti tipici locali, perfetti e bellissimi ai quali tengo e che conosco molto bene.

L'amico può spedire tramite camioncino, tutto bello, ordinato, comodo e a prezzi concorrenziali. Il pacco è da prendere presso un camioncino preciso, da un signore preciso, e in un orario preciso di un giorno fisso: la domenica.

E così m'imbarco per questo viaggio-avventura dietro casa. Roma-Linea B-direzione Rebibbia.

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La metropolitana a quell'ora di domenica, incredibile a dirsi, è quasi vuota. Di fronte a me una signora coi denti d'oro legge un giornale in russo, al suo fianco una ragazza carina e minuta, probabilmente anch'essa estica, con un pacco di cartone in una borsa da supermercato.

Al mio fianco un'altra signora, capelli neri tinti, anch'essa con un pacco, in una busta di supermercato diverso.

Comincio a fantasticare sul mio Orient Express casalingo. penso ad una vecchia contadina in un mercato ucraino, vista in un documentario sul vero eroe nazionale ucraino dei tempi moderni, l'anarchico Nestor Makhno, che diede vita alle comuni libertarie in quella terra immensa distribuendo gli appezzamenti di terreno ai contadini, e che difese per anni la sua repubblica di pezzenti dal centralismo colonialista bolscevico e dagli eserciti bianchi. Eroe demonizzato dalla propaganda sovietica dei tempi di Stalin e fatto dimenticare poi. Eroe morto da pezzente, esule a Parigi, eroe del quale si narra che un leopardo fuggito da un circo francese, incontrandolo, ebbe rispetto e abbassò la testa. Eroe che la vecchissima contadina ucraina, incazzandosi di fronte ai giornalisti, difendeva a piena voce: "Lui era bravo! Non era come quelli lì, i Bugiardi!". Dove Bugiardi erano i sovietici e il loro centralismo burocratico autoritario.

Eccomi, Ataman Makhno! Ho trent'anni e trenta chili di meno! Posso stare anch'io nel tuo esercito di pezzenti che vogliono solo vivere? Poi mi metto a scrivere libri, a costruire soldatini, a zappare la terra e a fare il teatrino per i bambini. Ma il mitragliatore e la sciabola li tengo sempre ben oleati, che sai mai...

Il treno blindato si ferma a Rebibbia. L'armata cosacca romana delle lavoratrici scende. Le seguo. Mi porteranno al quartier generale. Ho una grande valigia-cane di quelle cinesi a rotelle, la giacca grigia e la coda ai capelli. Un mio amico di Odessa mi ha detto che gli ricordo un suo amico di là, posso mimetizzarmi bene (forse).

Fatto sta che nell'armata nessuno fa caso a me. Dall'entrata si vede inalberato il vessillo, non quello nero con il teschio dei makhnovisti, ma quello... dello Stato Vaticano. Eh sì, perché tutto il mercato e le attività, i pullman ecc., sono gestiti, molto efficientemente, dalla Chiesa Greco-Cattolica ucraina!

I pullman - foto: G.Cossuto

Appena entrato nello spazio, sulla sinistra, noto una lunga corda che separa un'infinità di donne, alcune anche con bambini. Immagino che sia una fila, una coda per qualcosa. E invece ci sono i cartelli del "cerco lavoro" a illuminarmi su quella strana forma di ufficio di collocamento.

Proseguo. Bancarelle ben ordinate vendono giornali, libri e prodotti tipici. Di fronte, uno slargo piuttosto grande, dove sono una cinquantina e più di camioncini che trasportano posta-pacchi-persone.

I camioncini - foto: G.Cossuto

M i sento soddisfatto. Il servizio d'ordine è tranquillo e pacato, nonostante sia il giorno di voto in Ucraina. Qui è tutto normale, qui c'è gente che lavora e cerca di lavorare, che ha lasciato tutto per poter vivere. La politica sembra roba per altri. Qui c'è l'Armata dei Lavoratori, o meglio, delle Lavoratrici e delle Disoccupate in cerca di lavoro.

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Risalgo in metropolitana. Non è più il treno blindato dei rivoluzionari makhnovisti. E' un treno solo per un soddisfatto me stesso, almeno per alcune fermate. La giornata è bella e me la voglio godere, col mio valigione cinese e con ciò che non c'è entrato, il mio avventuroso tesoro.

Scendo a Piramide, per vincere la scommessa con me stesso di far entrare tutto in valigia prima di prendermi un buon caffè in una pasticceria lì vicino. Mi fermo ai giardinetti dove, su ogni panchina, c'è almeno una coppia di "gente dell'Est", in età, che consuma colazioni a base di salumi, formaggio e bevande.

Caffè, pipì, e mi dirigo verso Porta Portese.

La mèta è una bancarella di libri di una educatissima signora, merce rara.

a Porta Portese - foto: G.Cossuto

Da lì poi vado a Trastevere, a godermi Roma col valigione, come se fossi uno sfigatissimo turista, e percepito come tale.

Ma Roma è mia, la sento, la conosco. E il fatto di essere percepito come un turista mi situa in uno strano, piacevole ambito. E faccio il turista. Sento, osservo, come se fossi trasparente. Mi muovo con l'immenso valigione fino a sera, leggendo su panchine, dormicchiando, decidendo e cambiando obiettivo contestualmente. Non posso entrare nell'autobus strapieno a causa del valigione? E chissenefrega! Non solo tutte le strade portano a Roma, ma tutte le strade di Roma portano a una panchina, a un muretto, a una fontanella.

E così, la mia domenica, iniziata in Ucraina, finisce a Termini. Una domenica tra Makhno e Marcovaldo, carica di tesori e di bellezza.

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mise en page: 
pmusarra

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