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Roma Ostiense e dintorni con Pinokim

Capre profumose e cimiteri invisibili...

testo e foto di
Giuseppe Cossuto


Un appuntamento frustrante con un'amica troppo mattiniera si trasforma per il nostro Pinokim in un incontro insolito e inaspettato con una Capra Profumosa...

La giornata si prospettava come il seguito naturale del turno di notte appena trascorso, dato che l’appuntamento che avevo in primissima mattinata con una mia amica emigrata tornata a Roma per pochi giorni, rimbalzava tramite sms tra Piazza Bologna e Stazione Tiburtina e quella oramai colma stazione metro che si chiama “Santa Pazienza”.

Afflitto e sconsolato, fase “nessuno mi vuole bene mode-on”, dopo un’affannosa colazione dal tempo ridotto e gentilmente concesso dalla migrante ritornante, cerco di inventarmi la giornata tra commissioni di sopravvivenza da compiere e ragionamenti sull’inutilità della (mia) vita. Ma siamo fili di seta nell’arcolaio di una sarta futurista. E, come tali, nemmeno una sana depressione ci meritiamo.

Il cellulare suona e, improvvisamente, appena scesa da una nave da crociera, arriva inattesa lei, la Signorina Dottoressa Regista Capra da Savona residente a Genova, imbarcata sulle navi e donna di indiscutibili qualità, insomma, un bel pezzo di Corto Maltese al femminile.

Appuntamento alla metro Ottaviano perché, essendo d’animo delicato e di granitica cervice, si è messa in testa di riuscire a vedere i Musei Vaticani senza prenotazione. Trascinato dalla potenza di mille turbine, mi avvio dietro di lei, che non vuole convincersi, nemmeno vedendo le code, dell’impossibilità di arrivare in meno di tre giorni alla biglietteria. Sconfitta, si rabbuia un po’. Ed allora le illustro il mio piano di Scoperta delle Bellezze Romane Dietro L’Angolo.

La mappa del tesoro principale è “Romammirabile” di Rosalba Conserva e Laura Scarino (ora anche su wordpress) frammista a miei propri ricordi di scoperte e riscoperte. E così arriviamo all’ombra della Piramide Cestia, Somma Eredità dell’Occidente che stabilizza la “spiritualità” in un Oriente vissuto e immaginario al tempo stesso.

La Capra e la Piramide - foto: G.Cossuto

Seconda (terza, quarta?) colazione a mestiere, toilette larga e pulita, e via verso il mio luogo di meditazione romana preferito: il Cimitero Acattolico del Testaccio dove, avvolti da tenebrosi e romantici poeti scritti sull’acqua, la Camalla si inerpica alla ricerca di eroi internazionalisti e garibaldini.
Ora di pranzo. Felafel gigante servito da rumena, in un posto dove gli unici due italiani siamo noi, che ci sentiamo poco italiani.

Pellegrinaggio devoto alla bellissima Madonna della Resistenza. La affiancano due angeli custodi: a sinistra Guido Picelli, la Barriera Umana dell’Oltretorrente Parmense (link al video) e Argo Secondari, il “core del popolo”, eroe degli Arditi del Popolo di tendenze anarchiche rinchiuso per 18 anni dai fascisti in manicomio. La Capra rende omaggio a modo suo ai nostri martiri, destando meraviglia tra i passanti.

La Capra rende omaggio - foto: G.Cossuto

Continuiamo il nostro tour passando per un Parco della Resistenza dove le altissime erbacce non scoraggiano tranquilli gruppetti di alcolizzati e donne in carriera momentanea tirate a lucido che si concedono l’azzanno vorace di panini giganti alla frittata di cipolle. L’obiettivo è il ginkgo biloba, che vogliamo abbracciare. Nella sua imponenza, non riusciamo a vederlo e ci incamminiamo verso il Roseto, dove la Capra mi sconvolge con una rivelazione inattesa: sulle navi non fa l’Uomo di Forza, ma la Profumaia, e conosce tutte le gradazioni di profumo delle rose. Si trasforma quindi in Damigella di Grazia e Bellezza e vola di rosa in rosa, in questo maggio dove centinaia di rose diverse si sono accordate per fiorire.

La Capra e le rose - foto: G.Cossuto

Le comunico una mia sensazione di malessere profondo, che avverto sempre quando vado in quel roseto. Avevo sempre pensato che fosse l’odore intenso dei tanti tipi di rosa, ma in quel momento, costretto a permanere di più per non perdermi il piacevole spettacolo, cominciai a definire meglio il malessere. Era qualcosa di più profondo, e di più profondamente doloroso. Simile a quello che provo quando sto su un campo dove è avvenuta una battaglia, o un eccidio. Dapprima penso che sia la eco delle sensazioni accumulate al Cimitero Acattolico, luogo che però mi ha sempre dato sensazioni di sicurezza e quiescenza. E allora la vedo, la risposta, una lapide in caratteri ebraici, che mi racconta la storia antecedente al Roseto, quella del triste inizio e della triste fine dell’”Ortaccio degli Ebrei”, l’antico cimitero degli ebrei romani. Sotto la fioritura, lunghi secoli di sopraffazione e di impotenza.

La lapide - foto: G.Cossuto

Esco dalla porta e mi siedo, guardando la cartolina vivente di Roma. Capra mi raggiunge e mi porta via verso altre esplorazioni. Vuole vedere San Pietro dal buco della serratura dell’Aventino. Ci accompagna, dalla chiesa di Sant’Anselmo, un gatto nero placido e guardingo, probabilmente avvertito della nostra venuta da un merloide, nero e grigio, che abbiamo salutato al Cimitero Ebraico, pardon, al Roseto. Il Gatto attende che Capra guardi il Cupolone e poi continua a precederci nella nostra discesa. Aspetta il tram con noi e quando saliamo, se ne va via, soddisfatto del suo lavoro. Scendiamo vicino alla Piazzetta di Iside, e ci incamminiamo per via Merulana.

E' l’ora per Capra di prendere i suoi aperitivi. Da Piazza Santa Maria Maggiore ci ritroviamo dall’altra parte di Termini, a via Marsala, passando per l’Acquario. Intanto saluto un’infinità di conoscenti afro-terminesi e realizzo che, probabilmente, il luogo che ho frequentato di più negli anni è proprio Termini.

Birra cara a via Marsala. La padrona cinese del baretto dove probabilmente c'è una riunione di una qualche Chiesa cristiana africana è abbastanza arcigna. Aspetto che da un momento all'altro la Capra si trasformi di nuovo, in qualcuna tipo "Spacco bottilia, talio barista".
Per fortuna non succede.

La Capra deve andare a riprendere la sua nave, io devo tornare ai miei guai. Ci lasciamo come se andassimo tutti e due a combattere la stessa guerra per la sopravvivenza e la dignità in una parte diversa del mondo, come se fossimo Anita e Pepin.
E forse è proprio così.

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mise en page: 
pmusarra

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