torna a medea



Sul Convegno dell'AIEMS

Semicronaca semiseria

di
Giuseppe Cossuto


Giuseppe Cossuto, traduttore e scrittore, dopo il Secondo Convegno romano dell'AIEMS mi ha spedito le sue impressioni. Ve ne propongo una sintesi (non vi perdete Asterix!).
P.M.

Cassino, domenica 27 marzo 2011
... Capita sempre più di rado, per chi ha un'età da controllo semestrale dei valori dei trigliceridi nel sangue seppur osservando una dieta da Sant'Antonio nel deserto, di andare ad un convegno internazionale ed uscire soddisfatto della giornata, oltre le considerazioni sulla ricchezza o meno del buffet eventualmente offerto, s'intende.

Già spaventato dalle parole "Epistemologia sistemica", temevo di incontrare gli abituali conferenzieri, cantanti muti oranti litanie tanto vecchie come il cucco, tanto soporifere per i temerari e i masochisti che affrontano la grande prova dell'ascolto del nulla, per i più svariati (e avariati) motivi.

Staccarmi di domenica mattina, in un'alba fredda e nebbiosa (con i treni ridotti all'essenzialità oraria della littorina dei tempi passati - che purtroppo stiamo vivendo), dalle mie comparazioni tra Ammiano Marcellino e Salviano di Siviglia aumentava, quindi, a dismisura, la mia voglia di darmi malato... con Paola e Gianni che mi avevano invitato e mi aspettavano, almeno per sapere se fossi vivo o morto.

Ma il senso del dovere ha preso il sopravvento. Ammiano viene sostituito nello zaino dalle infocanti lettere di Eleonora Fonseca Pimentel al Comitato Rivoluzionario Napoletano e, intabarrato come se fossi la spia che viene dal freddo, mi sono recato alla stazione solo per scoprire che, chissà per quale malevola divinità, avevo perso il treno veloce e mi toccava aspettare (oh, gaudio!) un'ora e quaranta in stazione.

... avevo perso il treno...

Certo i personaggi non mancano e riesco a fare amicizia con una piacevole ragazza che aveva lavorato nella notte in qualche discoteca. E la giornata cambia già in meglio tra un caffè e qualche commento malevolo sulle proposte di rinnovamento politico lette sui quotidiani locali.

Idillio spezzato, dopo un'oretta di viaggio con carro bestiame, dal sopraggiungere di una squadra di agguerritissime evangelizzatrici ultra-settantenni salite da qualche paese sperduto per illuminare, con violacei foglietti zeppi di passi biblici, gli abitanti della Nuova Babilonia, quella Roma da dove vengono solo cattive costumanze e soprattutto, scostumati abitanti che gli rispondono male.

Sentendomi immacolato come un candido giglio, tralascio di lanciare la seconda pietra (tanto giÓ oramai tutta la gente del treno aveva cominciato a litigare sui più svariati argomenti) dopo che una delle evangelizzatrici aveva iniziato a inveire contro le "femmine che non si sposano" e io le avevo chiesto se lei fosse sposata, ricevendone una risposta negativa e carica di uno sguardo d'ira fulminante che nemmeno Mosè verso gli adoratori del vitello d'oro.

Corro, scappo, fuggo, arrivo con un ritardo che mi fa vergognare nella sala del convegno.

E comincio a imparare un sacco di cose, da relatori preparati nel proprio campo e, soprattutto, capaci di "comunicare".

Comunicare "epistemologia sistemica" come se si volesse regalare l'argomento stesso, nelle sue diverse sfaccettature, agli astanti.

E così vengo a scoprire che gli studenti di una scuola superiore di Roma possono diventare i migliori classificatori del mondo se, prima di ogni altra cosa, gli si propone di classificare i propri ed altrui telefonini cellulari e che, una volta capito il meccanismo, sono capaci di classificare, ad occhio, meglio di Linneo, torme di scarabei che per me, profano, altro non sono che la ripetizione di copie conformi all'originale.

Imparo anche che (non gli studenti romani, ma un team di ricercatori in diverse discipline e in parte italiani) hanno inventato un cane robot che si stressa per ogni minima novitÓ ma che, se ha un buon uomo-partner vicino che lo coccola al punto giusto, si calma e prende confidenza con il nuovo.

Ho anche avuto la prova, novello Asterix nell'VIIIa fatica, quella della casa che rende folli,che capirci qualcosa nella struttura del sistema sanitario italiano può portare anche Einstein ad immedesimarsi col sensibilissimo cagnolino di cui sopra, con l'unica differenza che salterebbero tutti i microchip, anche se ad accarezzarmi fosse un Re Taumaturgo.

Ho imparato, insomma, che in Italia, nel generale devasto di tutto, esiste gente preparata e innovativa e, soprattutto, innov-attiva, capace di trasformare una domenica iniziata male in una splendida occasione di confronto e apprendimento.

Uscendo, ringrazio Paola per l'invito, e prendo un caffè con Gianni a Roma Termini. Non resisto: metto le bustine di zucchero sul tavolo in ordini vari, trasversali ed interagenti tra loro, disegnando mentalmente complicatissime ragnatele relazionali, mentre parlo della domesticazione del cavallo nella steppa e della sua simbiosi con il proprio cavaliere, che ne sapeva limitare il grado di stress. Non sono stato però in grado di capire la logica del sistema dei treni domenicali italiani. Tutto come da congresso.

Epilogo
Novello Estragone, in attesa del treno che a un orario da capinera in amore mi riporterÓ tra le nebbie del nulla, parlo del congresso con degli amici Vladimiri programmatori informatici, veri nerd, che sono riusciti a fare dell'asocialitÓ un mestiere e a viverci (cosa che, ahimé, non sono riuscito a fare io).
Mi stanno a sentire manco fossi uno di quei geni-santoni inarrivabili che progettano i videogiochi. Il mio share sale, manco avessi portato loro la Rivelazione dell'ottavo segreto di Pulcinella Citrullo. E iniziano a fare tra loro una conversazione dalla quale non mi sento tagliato fuori.

L'anno prossimo ci torno al congresso, e magari ci porto anche loro, anche se, più probabilmente, saranno lì prima di me.



torna all'inizio di questa pagina

mise en page: 
pmusarra

torna a medea