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Prima della mostra

testo e disegni al mouse di  Rosanna Angelelli
1. Introduzione
Non è stato così facile da Venezia raggiungere in treno Modena. Ma io mi sono intestardita.
Voglio vedere la mostra “Action Painting” al Foro Boario. Prima che chiuda. Tra nebbie e rischi di neve arrivo intirizzita alla sua sede. Una specie di tozzo magazzino bianco. Ai lati, un “verde” pubblico di semi-periferia, un po’marroncino e spelacchiato. L’insieme è piuttosto triste. Ma saluto con gioia il mio amico Leonardo. Lui si è spinto fin qui da Firenze. Insieme avanziamo nell’ingresso dimesso e buio.
Modena, Foro Boario
Modena, Foro Boario


... un ingresso modesto e buio...
Subito i custodi ci coccolano con gentile efficienza. Scopriamo con sorpresa che l’ingresso è gratuito. Questo grazie al patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Scovo depliant, catalogo, cartoncini e cartoline impilati con cura su un bancone razionalista. Li raccolgo rapidamente. Il tutto va ad ingrossare la mia borsa già piena di materiali. Pre-scaricati dalla bellissima documentazione in rete del Comune di Modena.

Eh sì, commentiamo felici, quando le mostre sono eventi informativi e educativi… e le Fondazioni bancarie funzionano bene…

Percorriamo uno spazio ristretto al suono di un video. Ma non ci fermiamo. Non vogliamo perderci l’emozione dell’accesso immediato alla prima sala. Guardo per terra: il pavimento grigio diventa un doghettato chiaro. In legno rustico. Ad imitazione degli atelier d’epoca. Ho letto la notizia da qualche parte.

... un pavimento doghettato chiaro...

Lo spazio della prima sala è abbastanza grande e squadrato…Fa pensare ad un loft, alla Factory di Andy Warhol… Sulle pareti bianche, un tripudio di colori violenti, morbidi, tenebrosi.

... colori violenti, morbidi e tenebrosi...

Guardo a destra e a sinistra: eccoli, i Padri dell’Avanguardia americana, Schwitters, Kandinskij, Mondrian, Matta, Ernst ecc. I “maestri” internazionali dell’arte del secolo scorso. I tesori che Peggy Guggenheim fece conoscere negli anni ’40 ai giovani artisti d’oltre oceano. Diventandone contemporaneamente l’informatrice, educatrice e patrocinatrice. Una donna!

Mi rivolgo a Leonardo. Lui non sa molto di arte moderna, nulla dell’Action Painting. Ma è amante dell’arte e molto curioso.

Mi chiede con un certo imbarazzo: “Dimmi qualcosa sull’Action Painting, tanto per orientarmi…”
“Sì, cioè no!” rispondo malandrina. E comincio a parlare…. Della mia infanzia.

2. Della mia infanzia
Sono vecchia: faccio parte dell’infanzia senza biro. La matita e il pennino erano i miei strumenti grafici. L’inchiostro, il protagonista di tante avventure e disavventure del segno. Le macchie sul foglio:orrore! Le macchie sulla carta assorbente: tracce affascinanti di un mondo capovolto, di una realtà casuale.

grembiulini

Mio fratello gemello, quando era “nervoso” si infilava in cucina. Frugava nell’antico cassettone della carbonella, ormai diventato deposito di tanti pezzi di carta. Ne prendeva uno e, calcando la matita fin quasi a spezzarne la punta, cominciava a fare scarabocchi concentrici: sempre più violenti. Poi buttava via il foglio. Ne prendeva un altro. Stesso trattamento. E via, fino a placarsi. Allora usciva dal suo “nido”, recuperava i malcapitati e, sotto lo sguardo severo di mamma (la carta era preziosa e lui oltretutto si sporcava) cominciava a disegnarvi intorno e dentro. Casette, alberi, funghi, ciminiere (vivevamo dentro una cartiera…). Tutto questo con congruenza soggettiva, pulsionale…

...congruenza pulsionale...

Invece io amavo le strisce di carta colorata. Le piegavo, le spiegazzavo. Mi piaceva sentire il loro rumore. Il loro odore. Poi le riempivo di segni “inventati”. Non mi piaceva fare il sole in cielo. In genere non mi piaceva il disegno definito. Anche perché non mi veniva bene. Così tracciavo figure sintetiche, astratte. Una virgola rovesciata, il ponte. Tre, quattro segni scuri, il bosco. Il sole c’era, ma come riflesso: vari puntini rossi, sul ponte, o dentro il bosco. Avevo problemi con i colori. Usavo poco quelli “ortodossi”…

Un giorno andammo a casa di un nostro amichetto. Il padre stava verniciando una sedia. Sorse un litigio. Prendemmo il barattolo e ce lo lanciammo addosso, o meglio sui grembiuli e quindi sulle mani.

... il barattolo...

Per me fu un gesto molto liberatorio. Il mio grembiule bianco inamidato si coprì finalmente di macchie e di scolature…

“Io non ho giocato con la carta e i colori come hai fatto tu…” , dice Leonardo sorpreso, “anche se ero di tanto in tanto aggressivo… con i miei fratellini. Indubbiamente pasticciavo qualcosa, ma non mi ricordo. Dove vuoi andare a parare?”

“A liberare il gesto… liberare il corpo nel gesto. A ferire l’esterno…Gettargli addosso secchiate di colore…Far colare il colore…Macchiarsi le mani e passare le dita sul macello provocato. Trovare un segno e adattarvi la mano. Ripeterlo maniacalmente. Strusciare le macchie. Levigarle ossessivamente…fino a provare pure emozioni percettive… A liberare l’inconscio…”

Mentre parliamo, quasi andiamo a sbattere su una quinta centrale che divide la sala. E’ occupata da “Green Glow ” di Adolph Gottlieb (1970).

... una quinta centrale...

“Ehi, sussurra Leonardo, come tradurresti glow?” “Mah, ardore, splendore, passione verde… Ira.”

“ Eh già, c’è in atto un contrasto. Nella parte bassa del quadro, i colori sono stridenti. Il rosso infiamma, il verde raggela. O rasserena. Ma la parte alta è proprio negativa…. Quella nuvolaglia lì è molto inquietante. E poi c’è tra le due forme una stranezza, un piccolo grumo scuro… Ah guarda, in alto a sinistra, vedi? Quei due piccoli globi, uno bianco e l’altro giallo … sono giochi di emozioni?” “Beh, sì…” rispondo ammirata.

Leonardo continua con curiosità crescente: “Però non mi sembrano casuali. Tutto è molto studiato, reciprocamente allineato. Mentre da bambini…” “Da bambini hanno contato innanzitutto le emozioni. Poi c’era il gioco…”

“Che era una cosa molto seria, molto molto studiata… I bambini sono molto seri quando giocano…”

... quando giocano...

Adesso siamo pronti. Entriamo nel cuore della mostra.



3. Documentazione
a) Libri
Catalogo, “Action painting Arte Americana 1940-1970: dal disegno all’opera”, Guggenheim Publications, Venezia 2004.
Susan Davidson e Philip Rylands (a cura di), Peggy Guggenheim and Frederick Kiesler. The Story of Art This Century, Guggenheim Publications, Venezia 2004.
Umberto Eco, Opera aperta, Bompiani, 1962

b) Articoli
Ester Coen, “La porta segreta dell’action painting”, La Repubblica, 31/01/2005.
Marco Rosci, “Pollock&C.” La Stampa, 15/01/2005.
Rachele Ferrario, “E l’arte Usa si affrancò dall’Europa”, Corriere della Sera, 02/01/2005.
Elisabetta Pozzetti, “Impeto e meditazione”, Arte In, 01/01/2005 Giancarlo Papi, “Action painting e Pollock: non solo gesti”, Avvenire, 19/12/2004.
Paolo Vagheggi, “Le multinazionali dell’arte alla conquista dell’Italia”, La Repubblica, 12/12/2004.
Alessandro Riva, “Quei pittori maledetti che benedissero l’America”, Corriere della Sera Magazine 02/12/2004.
Angela Vettese, Marco Carminati, Ada Masero, “Dossier”, Sole 24 Ore, 28/11/2004.
“Dossier”, Gazzetta di Modena, 20/11/2004.
Stefano Marchetti, “Da Pollock a Kline, quando la pittura diventò azione”, Il Resto del Carlino, 18/11/2004.

c) Film
“Pollock” (Usa 2000), lungometraggio di Ed Harris.
“Lezioni di vero” (Usa 1989), primo dei tre episodi del film “New York Stories”, di Martin Scorsese.

d) Sito
www.mostre.fondazione-crmo.it/index.asp, sito della Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena, patrocinatrice della mostra insieme con la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

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