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La Roma di Igor Mitoraj
testo, foto e mise en page di
testo, foto e mise en page
di Amelia Caselli

 

 

Un  enigmatico volto  di pietra  accoglie e accompagna chi  attraversa   ponte Risorgimento da Piazzale delle Belle Arti verso Piazza Mazzini.

Immersi  in  un nevrotico mare  di  latta   ci si trova,  all’improvviso , di fronte  a questo  mitico volto triste   che  spunta  come  per incanto dal verde,  dall’acqua e dalla roccia   e  ci  ricorda che esiste un mondo altro  in cui il tempo scorre diversamente...
 


 

È la  Dea Roma , opera  di Igor Mitoraj ,   a  farci   sentire,  nel bel mezzo di un   mondo urbano artificiale e caotico,  la forza e la bellezza degli spiriti della natura e dell'arte,  grazie alla sua femminile , inquietante  e sconsolata bellezza.
 


L
'ho fotografata  con la vaga illusione  di poterla afferrare e trattenere . La presento  a chi legge Medea perché  si possa guardare con uno sguardo un po' più consapevole.

A  questo scopo  le fanno buona compagnia  alcuni brevi testi  di  Mitoraj  tratti  da  un libro  di Costanzo Costantini e  da  un’intervista  che  fortunatamente ho avuto modo di registrare,   in cui lo scultore polacco parla del suo rapporto con Roma e della genesi  di quest' opera. 
 

"Questa dell’estrazione della Dea Roma era un mio saluto, un sentimento,una specie d’atto d’amore per la città di Roma che volevo che emergesse dal sottosuolo con gli stessi materiali di vecchi palazzi, vecchi ponti, Bernini, eccetera eccetera …e il travertino di Tivoli. E che sia un punto di…un po’ quello che sta diventando, un punto di riferimento un pochino…che si scende da Valle Giulia e da tutti i Musei…si passa là e vedi questa scultura  che piano piano si alza davanti a te e poi giri. È uno scenario perfetto…estremamente romantico, perché ci sono i pini romani, ci sono dei cipressi, ci sono dei lecci, ho fatto aggiungere altre piante, tipo melograni, olivi, altre cose dietro, per fare una specie di giardinetto all’antica. Ma è una cosa molto simbolica perché questa fontana dovrebbe…non so se funziona adesso o no, così è…L’acqua scorre come i nostri ricordi…come i nostri giorni che scorrono su questo viso…

        Io vorrei lasciare queste felci…queste incrostazioni…perché si  amalgamasse di più ancora al tessuto romano… poi di questo giardino qua… Poi vediamo… È un po’ nuova ancora…vediamo come vivrà la sua vita… "   (intervista  Radio Rai 3, 23 gennaio 2005)

                                                      
"Jorge Luis Borges soleva dire che a Roma non si va, si torna soltanto. Anche se non ci si è mai stati prima. Perché Roma è un mito che vive nell’immaginazione  universale….Anche per me Roma è un mito, vive nella mia immaginazione  da quando sono diventato adulto.
Mi sedevo lì e contemplavo il panorama di Roma, d’una bellezza struggente
.
Il travertino  è la pietra più vicina alla terra, alla natura,. Io lo avevo già usato per altre sculture , come Tindaro travertino, ma mi è  diventato familiare quando ho fatto la Dea Roma. E’ stata per me un’operazione affascinante lavorare questo marmo. Ho impiegato due anni e mezzo. Avevo la sensazione  che fosse come una sorgente di pietra dalla quale fluiva l’acqua, alla stregua delle celebri fontane di Tivoli. Ma spero che non fluisca via come l’acqua, che sopravviva come sopravvivono i monumenti e le statue di travertino che fanno la gloria di Roma."

"Questa scultura vuol essere un omaggio personale a Roma, a questa città incomparabile, che preferisco anche a Parigi, sebbene nella capitale francese …..
Per me l’ ARTE è tutto: oltre che con la Bellezza, il sentimento, l’emozione, il sogno, il tormento, ha a che fare con la Vita e la Morte, con l’Eros, la Trascendenza, Dio. E’ soprattutto vita : gioia, tristezza, passione, nostalgia, polvere, sangue, come la Vita…"

(Costanzo Costantini – Conversazioni con IGOR MITORAJ -  L’ENIGMA DELLA PIETRA –  Ed Il Cigno, Roma, 2004)

 

 

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