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Albanesi in Italia: ferite


di
Paola Musarra


Da alcuni mesi a questa parte il Bota Shqiptare, il quindicinale degli Albanesi in Italia (abbrev. BS), ospita taglienti contributi in italiano di Francesca Niccolai sui rapporti uomo/donna all'interno delle famiglie albanesi.

Nata nel Nord Italia, residente a Durazzo, la giornalista non perde occasione per sottolineare la rigida struttura familiare e il peso dello zakon, della "legge", nel senso di "da noi si è sempre fatto così".

Vi offro un breve campionario delle sue incursioni nei segreti delle famiglie albanesi.

  1. Nusja
    Una volta, parlando con un amico albanese che viveva con moglie e bambini presso i propri genitori, Francesca Niccolai azzardò un commento spiritoso sui rapporti suocera/nuora. L'amico diventò serio e disse: "Qui da noi nuora e suocera devono andare d'accordo, perché devono sempre vivere insieme.".
    "A Durazzo (...) tutte le coppie vivono con i genitori dell'uomo, e tale persistenza della famiglia virolocale allargata pare tenace e convinta. (...) Ogni figlio opera una scelta conforme ai gusti e alle esigenze dei genitori, sposando una giovane donna perfettamente assimilabile al proprio nucleo familiare. L'ultima parola sulla potenziale nuora spetta ai genitori, il cui giudizio è incontestabile."
    La relazione della nusja con la suocera è di gran lunga più importante di quella con il marito. Donne anche laureate, con professioni di alto livello, "tutte sono schiave di orari, ritmi di vita e compiti duri cui non possono sottrarsi, perché è zakon.". ("Nusja", BS dic. 2004, p.8)
  2. Utero e basta
    "Nell'Albania del 2005 (...) non è socialmente accettabile che una persona non si sposi. (...) Una donna sola, in un paese dal reddito pro capite tanto basso, non ha speranze di potersi mantenere autonomamente. (...) Ma soprattutto, cos'altro è la donna, se non un utero? Ogni donna albanese nasce madre, e attende con ansia l'istante della procreazione." ("Amore albanese: il rosso e il nero", BS 13-26 genn. 2005, p.12)
    "L'Albania urbana del Terzo Millennio sembra (...) non considerare la gelosia come un'attitudine negativa, ma come uno zakon. (...) La gelosia maschile è molto concreta e attiva, quella femminile è astratta e passiva, ma soprattutto è inutile." ("Questione d'onore", BS 10-23 febbr. 2005, p.8)
    "Gli Albanesi ignorano l'esistenza di una Festa della Mamma da celebrare a maggio, indipendentemente da quella della Donna, e considerano l'8 marzo come Festa della Donna in quanto Mamma. "Buona Donna e buona Madre" è un motto tuttora ricorrente. Quindi, "buona Donna è solo la buona Madre." ("8 marzo...", BS 10-23 marzo 2005, p.12)
  3. Maschi
    La giornata dell'uomo albanese è dedicata al "lavoro", quando c'è, "ma soprattutto al bar, agli amici e alle chiacchiere. (...) Il commento sui passanti e soprattutto sulLE passanti è probabilmente uno dei principali motivi di frequentazione del bar. (...) Tutte sono oggetto d'attrazione, tutte meritano d'essere fissate con impertinente insistenza, scrutate, ispezionate, spogliate con gli occhi (...) L'uomo albanese (...) si vanta ad alta voce di essere molto più allupato dell'ahimé proverbiale maschio italiano, e sostiene che il mitico termine latin lover dovrebbe essere sostituito da albanian lover... " ("Maschi al bar", BS 28 apr.-11 maggio 2005, p.15)

... albanian lover...   ... Sposa e Madre...   ... Moglie ma soprattutto Nuora...

Mi fermo qui con le citazioni. Francesca Niccolai conclude che l'obiettivo di una reale integrazione fra uomini e donne comporterebbe una rivoluzione troppo radicale nel modus vivendi albanese, che la società e soprattutto i maschi (ma anche le donne, ancora troppo passive) non sono minimamente disposti ad accettare.

Confesso che mi sono chiesta con un po' di sgomento che effetto facciano queste durissime parole su quegli Albanesi e quelle Albanesi che vivono in Italia e che tentano, magari barcamenandosi, a volte anche mimetizzandosi, di stabilire dei rapporti con donne e uomini di un'altra nazionalità.

Quanto pesa per loro la tradizione? Basta vivere in un altro paese per cancellarla, o almeno per neutralizzarla? E i rapporti con la famiglia d'origine? Insomma, cosa faranno le giovani coppie miste?

Leggo in un articolo di Irida Cami ("Gli Albanesi in Italia: un affresco tra dolore e voglia di rivincita") una frase che mi colpisce. Parlando dei figli degli immigrati, Irida dice che "portano nomi particolari, studiati per essere letti nello stesso modo sia in italiano che in albanese, così i nonni in Albania li chiameranno senza storpiare i loro nomi.".

Ma noi li storpiamo, i loro nomi. E loro, a volte si rassegnano a queste nostre storpiature (Írida, Irída...).

Mentre mi dibatto nelle maglie di questi problemi, ci si mette anche Rando Devole, che dal suo articolo "Fatti di parole" mi rovescia addosso, condito da metafore gastronomiche, un diluvio di domande sarcastiche da levar la pelle:
"Come va servita una parola? Calda, fredda o semifredda? Temperatura ambiente o direttamente dal frigo? Quali sono le parole che fanno male agli immigrati? E quelle che fanno bene? Un testo con la parola postmoderna 'extracomunitario' ha più colesterolo di quello che sfoggia il tradizionale 'stranieri'? Farà male all'opinione pubblica, già in sovrappeso di giudizi negativi sugli immigrati, una parola piccante? Oppure deve essere tassativamente decaffeinata? E' preferibile chiamarlo 'Albanese' oppure 'originario del Paese delle Aquile'?".

Resta da capire quali sono le soluzioni da adottare. Forse quella che Rando propone ironicamente: chiedere ai compilatori dei dizionari di far emergere nuove accezioni per le vecchie parole:

  • extracomunitario = che non appartiene alla Comunità, europea.
    Aggiungere: in senso figurato "clandestino, povero, nero, diverso, strano, sfigato."
  • Albanese = nato/a in Albania, proveniente dall'Albania.
    Aggiungere: in senso figurato "clandestino, delinquente, prostituta, protettore, criminale, spacciatore, fannullone, testardo, scafista...".

Il dilemma è reale. Le parole denotano l'esistente e con le loro connotazioni registrano gli umori della collettività. La lingua "perfetta", senza umori, non esiste, e sono da rifiutare le soluzioni dettate dalla falsa coscienza, che ricorrono a perifrasi o espressioni politically correct.

Eppure un ponte bisognerà pur costruirlo, per incontrarci.

un ponte - immagine elaborata

Facciamo un gioco.

Prendiamo il sostantivo "Albanese" e mettiamolo insieme ad altri sostantivi di nazionalità: Tedesco, Francese, Americano...

Adesso costruiamo delle frasi, che dovrete completare, così, istintivamente, senza pensarci troppo:

  • I Tedeschi sono...
  • I Francesi sono...
  • Gli Americani sono...
  • Gli Albanesi sono...
  • Gli Italiani sono...

Avete completato le frasi? Beh, ci scommetterei che il risultato non è lusinghiero... per nessuno!
Proviamo adesso a mettere le parole al femminile:

  • Le Tedesche sono...
  • Le Francesi sono...
  • Le Americane sono...
  • Le Albanesi sono...
  • Le Italiane sono...

Tutta roba di sesso e di letto, eh? (sto parlando agli uomini, naturalmente!). Comunque, mi sa che anche i completamenti delle lettrici donne non sono stati entusiasmanti...

Attenzione, adesso viene il bello: cominciamo subito col togliere quell'odiosa maiuscola e facciamo diventare aggettivi tutti quei sostantivi di nazionalità.

E ora facciamo delle libere associazioni, avvicinando ad ogni aggettivo un sostantivo "adatto".
Vi propongo le mie associazioni:

  • un ingegnere tedesco
  • la cucina francese
  • il cinema americano
  • la musica albanese
  • la pittura italiana...
E ancora:
  • una cantante tedesca
  • un paesaggio francese
  • la letteratura americana
  • un poeta albanese
  • un calciatore italiano...
Ma la cosa più bella è che sono intercambiabili!
  • un ingegnere americano
  • un calciatore albanese
  • la cucina italiana
  • la pittura francese...
Continuiamo a giocare, aggiungendo degli esempi:
  • un pittore americano: Jackson Pollock
  • un paesaggio tedesco: il corso del Reno
  • un ingegnere francese: Gustave Eiffel
  • un film italiano: "La finestra di fronte"
  • un sociologo albanese: Rando Devole
  • una scrittrice albanese: Irida Cami...

E finalmente, al posto dei nomi vedremo le mani.

... mani... dis. di R.Angelelli

Le mani dei muratori, le mani degli scrittori, le mani dei medici, le mani delle infermiere, le mani delle badanti, le mani dei giovani, le mani dei vecchi, le mie mani...

le tue mani, dis. di R.Angelelli

... le tue mani.



L'articolo di Irida Cami su "DIDAweb": Albanesi in Italia
L'articolo di Rando Devole su "il Passaporto": Fatti di parole

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disegni: R.Angelelli   
mise en page:   

pmusarra   





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