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Donne albanesi in Italia






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L'amore, la vita, la morte
testi di Virgjil Muçi
redaz.: Paola Musarra

Angeli armati - ediz. Besa

Roma, marzo 2011
Anna Rosa Iraldo e Anna Cenerini Bova vi hanno già parlato su MeDea del romanzo di Diana Çuli
Angeli Armati (ed. Besa 2008), presentato a Roma nel giugno 2010.
Vi proponiamo adesso una sintesi dell'intervento di Virgjil Muçi, scrittore e critico albanese.

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1. Un dramma antico Sia per quanto riguarda la struttura che per il contenuto Angeli Armati ha qualcosa delle tragedie dell'antichità greca. Il Destino e la Fatalità vigilano e accompagnano sia Dorothea che Aleks, sia gli altri personaggi nei loro drammi personali della vita e della morte, facendoci ricordare che tutto è stato previsto e che nessuno può opporsi alla Moira e nemmeno scambiare i destini. La stessa struttura del romanzo, i personaggi che appaiono e scompaiono per apparire di nuovo, come in una scena antica, sembrano venire in soccorso a questa idea.

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"... Tutto andò per il verso sbagliato in quella storia. Tutto fu coperto dall'assurdo come le lancette di un orologio che all'improvviso cominciano a muoversi nella direzione contraria. Ci sono dettagli nelle storie, nelle tragedie, negli amori o nelle sofferenze di noi umani, ci sono eventi che ci aiutano e altri che ci ostacolano, c'è il momento della speranza e quello in cui tutto precipita per poi tornare ancora per il verso giusto.
La storia di Dorothea e Aleks invece fu segnata solo dalla sventura e dal male e non ha mai visto una luce di speranza..."
(p.158)

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2. Amore e morte Il nucleo del romanzo è costituito dal dramma di due giovani, Dorothea e Aleks: questo è realmente il dramma di tutti gli innamorati che hanno perso la vita durante la guerra e per i quali non si è potuta scrivere neanche una riga, né per mano del nemico, e ancor meno per mano di quelli che si credeva fossero amici, poiché compagni d'arme.
Si tratta di un dramma universale, eterno, del sentimento pulito, ingenuo che va e si sgretola di fronte al puritanesimo patriarcale della morale brutale di una ideologia assassina.
Tramite alcuni elementi, nella complessa rete delle linee che attraversano il romanzo, riusciamo ad infiltrarci e ad afferrare il nucleo del problema, la vera ragione della condanna a morte di Dorothea, oltre ogni retorica o dubbio nel quale questo omicidio è stato avvolto per quasi mezzo secolo.

3. Una frattura La logica artistica della scrittrice penetra e getta luce su uno degli aspetti più significativi della guerra, sul quale si è taciuto durante i cinquant'anni del monismo. Qui non è il luogo né il tempo per scavare queste ragioni, ma vorrei riferirmi a quella frattura chiara nel cuore del Partito Comunista Albanese e dei suoi sostenitori.
Nel romanzo si delinea chiaramente la frattura tra due gruppi: la parte conservatrice, patriarcale, xenofoba e ottusa di mente, fatta soprattutto dalla gente incolta dei villaggi e delle città; mentre d'altro canto c'era quella parte della gioventù liberale, colta, che aveva studiato in Albania oppure all'estero. Questi giovani avevano avuto la possibilità di entrare in contatto con le idee più avanzate e democratiche del tempo ed aspiravano e sognavano un'Albania prospera, sviluppata, nel cuore delle nazioni civilizzate.
In questo conflitto inevitabile la vittoria è andata al primo gruppo e per questa ragione la fucilazione di Dorothea e dei suoi compagni significava metaforicamente l'omicidio di tutta questa generazione e, di conseguenza, il trionfo della dittatura che seguì.

4. Realtà e finzione Verso la metà degli anni 50 il noto regista G. Çuhraj, considerato uno degli ideatori della nouvelle vague della cinematografia sovietica, viene in Albania per girare un film che tratta il tema della guerra. Il regista è rimasto impressionato dalla tragica storia dell'amore tra Zaho Koka e Ramize Gjebrea e ha chiesto di fare un film. A questo punto entra in gioco la dittatura insieme al suo apparato propagandistico, la quale nega completamente il diritto di scelta al regista straniero. Lui si allontana amaramente dall'Albania, per non tornare mai più, scandalizzato dall'ortodossia della Tirana ufficiale, che stava superando anche la stessa patria del comunismo mondiale.
Era necessario che trascorresse così tanto tempo, che cambiasse il regime, e finalmente una scrittrice si ricordasse di quella triste vicenda, mai illuminata.

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