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Un'Albanese a Lingua Madre
di
Anna Rosa Iraldo


Logo del Concorso Lingua Madre

"Donne e migrazione: racconti di una realtà diversa”: questo il titolo dell’incontro che si è svolto il 15 febbraio scorso a Roma. Si è trattato di “identità ed esperienze a confronto, un intreccio di voci femminili, dove donne straniere e italiane si incontrano, riconoscendosi, diverse ma simili nel modo di affrontare la vita e di viverne gli eventi. Un viaggio nella scrittura femminile tra letteratura e realtà, immagini e immaginari, tra mondi, culture e religioni differenti, attraverso le letture delle antologie del Concorso Lingua Madre”.

Dal 2005 il Concorso letterario nazionale Lingua Madre – progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone Internazionale del Libro di Torino, con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea – ideato e coordinato dall’instancabile Daniela Finocchi, è rivolto alle donne straniere residenti in Italia e alle donne italiane che vogliono raccontare le donne straniere ed è “uno spazio per dare voce a chi abitualmente non ce l’ha”.
Nel 2012 il premio è stato vinto dall'Albanese Migena Proi.

All’incontro, organizzato da Stephanie Kunzemann, autrice ed esperta linguistica per il tedesco presso l'Università di Tor Vergata di Roma e Anne Preckel, giornalista e redattrice presso la redazione tedesca della Radio Vaticana, hanno partecipato alcune tra le 56 autrici della raccolta “Lingua Madre Duemiladodici” ediz.SEB 27 che hanno letto brani dai loro racconti: Enisa Bukvic (Bosnia Erzegovina), Tiziana Colusso (Italia), Nora Frey (Argentina), Anna Rosa Iraldo Invernizzi (Italia) [ebbene sì, c'ero anch'io tra le scrittrici!], Hu Lanbo (Cina), Claudileila Lemes Dias (Brasile), Sarah Zuhra Lukanic (Croazia), Rahma Nur (Somalia), Elena Ribet (Italia) . Sono intervenute anche Lucetta Scaraffia di Donne Chiesa Mondo dell'Osservatore Romano e Maria Suelzu di Caritas Internationalis.

Migena Proi, la giovane Albanese vincitrice dell’edizione 2012 non era presente. Io l'avevo ascoltata nel mese di maggio 2012 al Salone del libro di Torino, in occasione della premiazione. La voce sicura di Migena che leggeva il suo testo in un italiano oltre che corretto, articolato ed emozionante, mi aveva fatto capire che un processo si era compiuto. Nell'incontro di Roma il suo racconto “Il museo del futuro” ha offerto numerosi spunti di riflessione all’intervento di Daniela Finocchi, perché è il racconto di un’esperienza personale che si fa voce delle molte donne sospese tra due culture.

L'esperienza narrata da Migena mi ha confermato i motivi di stima ed ammirazione per le donne albanesi delle quali ho iniziato a raccontare più di dieci anni fa con l’indispensabile sostegno di Paola Musarra.

Il racconto da parte mia si conclude qui. E’ ora di lasciare il testimone alle donne albanesi e alle altre straniere che di un paese diverso dal loro hanno ormai conquistato la lingua, strumento di sopravvivenza sì, ma soprattutto di conoscenza del mondo e di stesse, che le rende interpreti del cambiamento e dei temi centrali della migrazione. Come dice la motivazione del premio a Migena “l’essere fra due luoghi; le aspettative e il contatto con la realtà del paese d’origine e di quello d’approdo; l’illusione e la disillusione; il lavorare qui e ora per procurarsi una vita migliore là e poi“. Nella speranza che la vita in Italia non sia un “museo del futuro”, “dove tutto era acquistato per il futuro dei nostri sogni, che non avremmo avuto qui”, ma, come dice Rando Devole, sia un paese di “rinascita”.



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