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Per una nuova immagine 
delle donne albanesi

Un progetto
di
Anna Rosa Iraldo e Paola Musarra
Nona parte

Sommario

Donne e tecnologia:
diario di una giornata normale

di
Anna Rosa Iraldo

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Ore 6. Mi sveglio con il bip bip del cellulare che avevo messo inutilmente in carica ieri sera: vuol dire che sta cercando di caricarsi, ma la corrente non è regolare. Mi accorgo che c'è corrente perché la spia luminosa della stufetta elettrica è accesa: mi alzo o non mi alzo?

Se mi alzassi potrei forse finire la centrifuga della lavatrice che ieri sera ho dovuto pietosamente spegnere perché smettesse di gemere nel suo straziante tentativo di far girare il cestello.

Oppure potrei lavarmi i capelli e asciugarmeli. Ma fa freddo, la stufa elettrica deve essersi appena accesa (ieri sera la corrente è andata via alle undici).

Ore 7.30. Mi alzo, accendo le stufe a gas - con tutte queste bombole ho una paura di saltare in aria - riavvio la lavatrice, metto in carica il computer, accendo la televisione che ieri sera sparacchiava pernacchie perché non riusciva ad accendersi ed ecco che arrivano le otto e tutto si spegne. Per fortuna il computer è abbastanza carico e anche il cellulare che poco fa faceva bip bip. Devo lavorare con il computer: quanti minuti di autonomia mi rimangono? Forse ce la faccio.

Ore 10.30. Esco: vado alla sede della radio dove lavora Zamira per portarle il numero di Limes che riguarda l'Albania: Mi dice che me lo restituirà fra una settimana perché lo può leggere solo di sera a casa, una sera sì e una no, a seconda dell' erogazione di corrente.

Ho promesso a Diana di andare al Centro donne dove lei mi ha caritatevolmente trovato qualcosa da fare. Al bar del Centro ovviamente manca la luce, ma c'è un bel caminetto acceso: il generatore viene usato a turno dal bar e dagli uffici.

al Centro donna

Nell' ufficio Diana mi fa sedere al suo computer: uso la tastiera di un portatile collegata allo schermo di un vecchio PC per leggere alcuni documenti.

Ore 13. Generalmente a quest' ora arriva la corrente della Kesh (l' Enel albanese): il guardiano bussa agli uffici e ci avverte che dobbiamo spegnere i computer per non perdere i dati e pe rmettere il trasferimento della linea dal generatore all'alimentazione Kesh (l'unica parola che capisco, ripetuta più volte, è quadro). Eseguiamo. Aspettiamo. La luce non arriva. Riparte il generatore . Questo rito si ripete alcune volte al giorno.

Ore 14. Vado in palestra. Generatori a tutto spiano. Luci, musica, doccia calda. Chiacchiero con una ragazza della segreteria che questa mattina ho incontrato per caso mentre andava all'Università per l' esame di linguistica generale ( si laurea a giugno) : scopro che viene da Elbasan, che vive al collegio universitario e che, come dice, ha il terrore, dopo la laurea, di dover ritornare a Elbasan, dove la luce è ancora più scarsa che a Tirana.

Ore 16. Passo a casa: nel caso ci fosse la corrente potrei finire la lavatrice (è tutto in ammollo da ieri) e mettere in carica il computer. Niente. Torno al centro donne a lavorare.

Ore 17. Diana sta finendo un lavoro sul portatile di una sua amica. Quando finisce non riusciamo a chiuderlo. Alla fine ci mettiamo in tre e ci riusciamo. Diana riceve una telefonata da suo marito che le raccomanda di non toccare nessun filo e non accendere nessun interruttore quando torna a casa. Lui sta andando dal dentista (che ha il generatore) e deve sospendere temporaneamente un lavoro che salverà la famiglia dall'oscurità: si è accordato con il fornaio dall'altro lato della strada per potersi attaccare al suo potente generatore e sta organizzando un sistema di cavi e prese. Diana è felice: questo le permetterà di usare il computer a casa dopo cena.

Ore 18. Vado a fare la spesa con Diana che mi ha invitata a cena a casa sua. Arriviamo a casa: c'è la luce! Diana inizia a cucinare e dopo una mezz'ora ripiombiamo nell' oscurità... Il generatore del panettiere non entra in funzione: telefoniamo, ma lui non c'è e la moglie non sa come fare. Mi affaccio alla finestra e vedo un lunghissimo cavo aereo che dalla cucina di Diana al terzo piano attraversa in sbieco la strada e finisce dal fornaio. Il problema si risolverà nel giro di mezz'ora con il ritorno del fornaio.

Nel frattempo mi trovo presa quasi in un rito magico. Diana accende un fiammifero e, girando per la stanza, accende una candela dietro l'altra, tutte predisposte in diversi portacandele di diverse fogge e provenienze strategicamente piazzati. La stanza si illumina di tanti piccole fiamme, sono sette, l'ottava non riusciamo ad accenderla. Che la creatività di Diana, romanziera, poetessa, sceneggiatrice, prima che creatrice ed animatrice di tante iniziative per le donne albanesi, si manifesti anche nel tenere lontana la depressione che l' oscurità prolungata può creare?

Diana

In serata vengo a sapere che molte industrie sono state chiuse; hanno mandato a casa gli operai per mancanza di corrente. Pare che nei prossimi giorni si troverà una soluzione (l'elettricità verrà acquistata dalla Bulgaria).

Ore 22.30. Torno a casa: finalmente riesco a far girare la centrifuga.

Ore 23. Buio. La centrifuga non è proprio finita, ma va bene lo stesso. Se domani non piove posso stendere i panni sulla mia bellissima terrazza tra le viti e gli alberi di cachi superstiti in questa Tirana che viene divorata dai nuovi palazzoni.



Da rileggere:
I tempi, le case di Anna Rosa Iraldo
Facciamo il punto di Paola Musarra


mise en page e immagini: 
pmusarra

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