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all'inizio
le donne
Un rischio
di Paola Musarra

Mi sono accorta che mentre leggevo le poche righe di presentazione delle donne intervistate da Anna Rosa a Tirana, attenendomi ai puri fatti, non potevo impedirmi di formulare a livello del tutto involontario dei giudizi, degli incasellamenti, delle "sistemazioni" secondo scale di valori e categorie che la cultura in cui vivo, nonostante le mie strenue resistenze, mi ha trasmesso.

Il bello è che queste mie reazioni, essendo involontarie, potevano essere scambiate per qualcosa di "autentico", di "istintivo", mentre in realtà si trattava di stereotipi culturali belli e buoni, con condimento di archetipi...

Si trattava in sostanza di frasi o abbozzi di frasi, del tipo: "Ah, XY lavora lì, allora...", "YZ è più vecchia, quindi...", "Se WZ ha deciso di..., questo vuol dire che...".

Non voglio certo illudermi di impedire a ciascuna/o di noi - me compresa - di continuare ad utilizzare questo procedimento, che è una delle principali modalità attraverso le quali gli esseri viventi si orientano nel mondo che li circonda (intendo dire: rifarsi alle proprie esperienze personali e saltare a rapide conclusioni).

Debbo tuttavia confessare che ad un certo punto ho provato un piccolo malessere e mi sono chiesta se per caso io non stessi facendo un'operazione scorretta mettendo avanti subito le MIE esperienze e saltando RAPIDAMENTE a conclusioni.

Ho deciso quindi - io, che non sono stata a Tirana e che sull'Albania e gli/le albanesi ho assimilato una serie di giudizi altrui filtrati dai media - di prendermi un po' di tempo per rivedere questi giudizi, sulla base di due soli elementi: il filtro delicato di Anna Rosa e le parole del mio antropologo preferito: Clifford Geertz.

una casa a Tirana

E mi sono venute in mente le strade con le pozzanghere, le case brutte con i mattoni sconnessi e la tromba delle scale esposta alle intemperie e alla polvere... e il lavoro disumano delle donne per pulire e "tenere pulito", per tenere bene le case (Lirì davanti al suo angolo cottura, il Centro Minerva dipinto in un bellissimo azzurro...). E lo sguardo intenso di Zamira al computer, il sorriso di Lina che sa usare bene Internet ("I'm lucky!"), i capelli fluenti di Sevim...

Insomma, è successo che pian piano tutti gli incasellamenti precostituiti si sono sgretolati: non si può tradurre "parola per parola" una cultura in un'altra, così come non si può tradurre "parola per parola" una lingua in un altra. Semplicemente perché queste "parole" non ricoprono le stesse concrete realtà, gli stessi simboli, gli stessi concetti.

Clifford Geertz considera la cultura di un popolo come un insieme di testi, che egli si propone di analizzare, senza apriorismi riduttivi, attraverso una thick description, una descrizione densa, folta, all'interno della quale è inscritta l'interpretazione.

Perché una lettura interpretativa comunque ci sarà, soprattutto per fornire un linguaggio intellegibile all'espressione dei simboli, ma senza nessuna pretesa di esaustività, di completezza:
Cultural analysis is intrinsically incomplete. And, worse than that, the more deeply it goes, the less complete it is.
(Clifford Geertz, The Interpretation of Cultures, Basic Books, New York 1973, p.29)
(L'analisi culturale è intrinsecamente incompleta. Anzi, più a fondo si va, meno completa è.)

Oltre questo volume fondamentale, gli altri lavori di Clifford Geertz che ci possono aiutare nel nostro viaggio in Albania sono i seguenti:

  • Local Knowledge Basic Books, New York 1983. E' una raccolta di saggi in cui l'autore rifugge dalle generiche astrazioni e si muove agilmente tra le culture, creando tensioni tra conoscenze locali e globali.
  • "Anti-anti-relativismo" in: "Il Mondo 3. Rivista di teoria delle scienze umane e sociali", I, n.2/94, pp.72-86. Ho già avuto occasione di parlare di questo saggio su MeDea.
  • Oltre i fatti. Due paesi, quattro decenni, un antropologo il Mulino, Bologna 1995. Di particolare interesse, affronta i problemi della modernizzazione. Come interpretare gli esiti della modernizzazione? Di quali strumenti dispone l'antropologo? Come interagisce il ricercatore con la propria ricerca?

Buon viaggio con Clifford!

Le donne che ho incontrato
di Anna Rosa Iraldo



mise en page:
paola musarra

(foto: A.Rosa Iraldo)