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A Tirana: le strade, il mercato

di
Anna Rosa Iraldo

Le strade

In città le strade conservano i segni delle primitive asfaltature con scarsissimi segni di manutenzione, se si eccettuano il grande viale principale tenuto con maggior cura.

La conseguenza è, in estate e nei periodi secchi, un gran polverone e, nei giorni di pioggia, la presenza di enormi pozzanghere alimentate anche dall'alta percentuale di dispersione delle acque immesse nella rete idrica.

Se ci si muove a piedi in una strada di Tirana, cosa che fa la maggior parte delle donne, si deve rinunciare ad avere scarpe pulite od eleganti e si deve accettare di respirare i gas di scarico emessi da automobili con un sistema di combustione tutt'altro che accurato.

Ad altezza d'uomo - e di donna- si cammina costantemente in una specie di nebbiolina, se il tempo è bello, o si saltella tra una pozzanghera e l'altra se piove o è piovuto di recente.

Alla sera, poi, soprattutto nei mesi invernali, quando alle quattro e mezza del pomeriggio fa buio, le strade piombano nell'oscurità, se si eccettuano le luci provenienti dai negozi che utilizzano un generatore.

Sui generatori e sulla loro assordante presenza a Tirana si potrebbero spendere molte parole: basti dire che nelle strade principali, quelle su cui affacciano i numerosi negozi di abbigliamento di ogni genere e gli ancor più numerosi negozi di articoli per arredamento e sanitari (testimoni, soprattutto questi ultimi, del sacrosanto desiderio di ammodernamento degli appartamenti e dei loro servizi; basterebbe leggere le prime pagine del romanzo di Phatos Kongoli "L'ombra dell'altro" per avere una efficace descrizione dei bagni pre anni '90) si sentono cantare piccoli generatori (a NAFTA???) piazzati sui marciapiedi con la frequenza di uno per circa ogni due o tre negozi.

Se ci si ferma a chiacchierare con qualcuno, e questo succede in una città in cui molte persone si spostano a piedi, si è costretti ad urlare.

Ma a me piace andare a piedi per Tirana (sto comunque parlando delle strade del centro, dove c'è una vita piuttosto intensa), vedere i negozi che, ad ogni mia nuova visita scopro più forniti di articoli ad imitazione del gusto italiano, vedere i web-café affollati di giovani che non ci vanno solo per chattare, ma anche per studiare, e di adulti che li frequentano per mantenere i contatti con i figli all'estero.

Mi piace, perché ho riscoperto il piacere di camminare sottobraccio con un'amica, di andarmi a sedere ad un bar (i bar sono sempre affollatissimi, ve ne parlerò a proposito dell'intervista a Jolanda), di incontrare qualcuno che conosco.

La mia amica Kristina, che ho incontrato tornando dal far visita a Silvia, mentre lei camminava sottobraccio ad una vicina di casa con la quale era andata a fare un giro, molto probabilmente per sfuggire alla semioscurità delle loro case, ha manifestato una enorme ed inaspettata ammirazione per me che me ne andavo tutta sola alle sei di sera per Rruga Kavajes.

La sua ammirazione mi ha sorpresa, perché io non mi sono mai sentita né in difficoltà, né in pericolo, ma probabilmente Kristina - che conosce bene l'Italia, perché i suoi due figli ci vivono da molti anni - è cosciente che per molti stranieri l' oscurità si possa associare ad una sensazione di pericolo.

Il mercato

La cuisine du marché: per quanto il francesismo possa suggerire raffinate invenzioni, la realtà che definisce è che a Tirana, per cucinare, ci si deve accontentare di ciò che quel giorno, a quell'ora, con quel tempo, si trova al mercato o presso i contadini che espongono mucchietti di verdure agli angoli delle strade.

E' pur vero che le nuove tendenze dietetiche ci invitano a nutrirci solo di prodotti di stagione, ma una cosa è scegliere, un'altra è adattarsi a quello che si trova.

Non è una difficoltà insormontabile, ma è un'altra delle piccole cose che a Tirana mi obbligano ad un cambio di prospettiva, a riflettere su fatti quotidiani e forse banali che tuttavia, insieme ad altri dettagli, costituiscono il quadro della vita quotidiana delle donne.

Come le albanesi convivano con questa realtà, emergerà dalle loro interviste. Per parte mia, durante la tarda estate, mi sono chiesta molte volte dove fosse finita l'insalata, che invece trovavo abbondante in inverno, ho fatto sforzi di fantasia per cucinare cipolle, patate e porri, perché non trovavo altre verdure: per esempio gli spinaci, dove sono?

E' necessario tener d'occhio i contadini che si posizionano con le loro cassette nel vicolo vicino alla chiesa cattolica anche di domenica e si trova quasi di tutto, a prezzi fissi, senza contrattare. (Negli ultimi mesi hanno iniziato anche a vendere arance e mele importate).

Il mercato vero e proprio si trova nel centro storico di Tirana, dove le ultime vecchie case basse circondate da muretti, orti e giardini vengono rapidamente sostituite da una nuova ondata di moderni condomini che rovinano il profilo della città salvaguardato, almeno in parte, da costruzioni degli anni quaranta (il centro di Tirana, piazza Skanderbeg, è una specie di ampio catino circondato da questo tipo di edifici e dalle montagne).

Sarebbe più corretto parlare di due mercati: quello normale e quello delle primizie e dei frutti esotici, dove sono esposti trionfi di ananas, melograni, avocados e frutti sconosciuti. I prezzi di questo secondo mercato, che si presenta per primo a chi proviene direttamente dal centro invece che dai vicoli, sono assolutamente proibitivi e mi sono spesso chiesta chi siano i clienti e come possa sopravvivere.

Ma è nell'altro mercato, quello vero, che si esercita la capacità di adattamento e l'inventiva della cuoca, oltre che della massaia oculata.

La cosa che mi ha sorpreso è che i prezzi dei prodotti di stagione non sono di molto inferiori a quelli italiani , a fronte di stipendi che in media corrispondono ad un terzo.

L'offerta è costituita soprattutto da prodotti di stagione, molti dei quali importati dalla Grecia e dalla Macedonia perché l'agricoltura albanese stenta a riprendersi. Lo spazio delle bancarelle è coperto da tendoni colorati e le merci, per quanto non abbondanti, sono presentate con un certo gusto.

La straniera che va fare la spesa ormai non sorprende più nessuno, ma suscita curiosità e l'evidente desiderio di parlare dell'immancabile parente in Italia.

S pesso i figli adolescenti dei contadini parlano un discreto italiano e sono desiderosi di comunicare, ma senza invadenza: mi danno consigli sulle persone a cui rivolgermi per trovare ciò che cerco, provano ad insegnarmi i numeri in albanese e i nomi delle verdure e della frutta, ridono della mia pronuncia. Questo mi evita in parte di ricorrere ai soliti divertenti (per loro ) mimi o al tentativo di farmi capire in una qualche lingua non condivisa.

Con un po' di pazienza, visitando i piccoli negozi che si affacciano sulla piazza del mercato o sui vicoli adiacenti si ha buona possibilità di trovare tutto ciò che si cerca, dai casalinghi, al formaggio, al pesce alla carne (alla quale è riservato un ampio mercato coperto accanto a quello della verdura).

Non mancano poi le testimonianze del desiderio di apertura a stili di vita nuovi e diversi come dimostra, per esempio, l'insegna quadrilingue di una piccola macelleria nei vecchi vicoli dietro il mercato.

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