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Per una nuova immagine 
delle donne albanesi

Un progetto
di
Anna Rosa Iraldo e Paola Musarra
Diciottesima parte





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Sommario

A Scutari con Passi Leggeri
di Anna Rosa Iraldo

Un giorno di ottobre sono andata a Scutari (Shkodra) per la seconda volta da quando frequento l'Albania. E ancora una volta ho percepito la velocità dei cambiamenti in atto.

Prima di tutto la strada: tre anni fa non solo era quasi impraticabile per scarsa manutenzione o danni intenzionali, ma era anche sconsigliata per motivi di sicurezza - si parlava di banditi, di disperati che assalivano le automobili...
Scutari rappresentava il limite nord oltre il quale non era opportuno avventurarsi, oltre il quale ci sono le montagne maledette delle quali parla Kadaré (si veda il bellissimo Aprile spezzato).

Dalla mia amica Eliza avevo inoltre notizie della fuga di giovani dieci anni fa, subito dopo l'apertura delle frontiere, delle strade dissestate, (per altro non diverse da quelle di Tirana), di una diffusa tristezza...

Non che tutti i problemi siano stati risolti, ma il quartiere veneziano in cui è iniziato un processo di restauro, l'aria tersa, il lago, il fiume Drina, il castello di Rozafa, raggiunti con sorprendente velocità (116 Km in due ore e mezzo, invece delle quattro ore di pochi anni fa) mi hanno avvicinata, non solo fisicamente, ad una città carica di problemi vecchi e nuovi, ma dinamica...

E dinamiche mi sono parse soprattutto le donne. Malgrado il freddo pungente, le donne vanno in bicicletta: vanno a fare la spesa, ad accompagnare i figli a scuola "mentre gli uomini stanno al bar", come mi ha detto con un po' di ironia il mio amico Kujtim di Tirana, che ho incontrato a Scutari per caso...

E con la bicicletta le donne vanno al centro donne "Hapa te lehte" (Passi leggeri) dove ricevono sostegno nel loro ruolo materno e familiare, frequentano corsi di formazione professionale, vengono a contatto con informazioni sui loro diritti altrimenti ignoti o inaccessibili, e tanto altro ancora.

Come recita la brochure in italiano,
"il Centro Donna nasce grazie all'impegno di tre associazioni albanesi - Forum Indipendente della Donna Albanese, con ruolo di capofila, l'Associazione per la Pianificazione familiare, e Reflexione - in partenariato con la ONG italiana COSPE (Cooperazione Sviluppo Paesi Emergenti).
Il Centro Donna "Passi Leggeri" si propone di introdurre dei cambiamenti nelle prospettive e nelle aspettative del mondo femminile scutarino. La condizione delle donne, caratterizzata oggettivamente da molteplici difficoltà, esige un intervento consapevole e finalizzato al cambiamento sociale che tenga conto primariamente degli interessi delle donne stesse".

E perché "Passi Leggeri"? Perché
"la donna entra nella vita con passi pesanti, per le fatiche e le costrizioni che la società le impone e per la poca dedizione che è abituata a concedere a se stessa. Alleggerendo il peso che la società le ha messo sulle spalle, facciamo sì che la donna cammini nella vita con passi leggeri".

La mezza giornata trascorsa al Centro mi ha offerto un piccolo spaccato della vita di Scutari: ho incontrato donne di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, dalle ragazze che si occupano della segreteria, alla signora che cucina, all'insegnante di cucito, a quella di italiano, ai gruppi di allieve di diverse età.
E qui ho due ragioni di rammarico: non avevo con me la macchina fotografica e... non parlo albanese!
A parte le conversazioni in italiano con le ragazze della segreteria e la responsabile del centro, la comunicazione è stata fatta di sguardi, di sorrisi, di gesti, di tentativi da tutt'e due le parti di dire qualcosa nella lingua dell'altra, di riserbo - da parte mia che temevo di invadere il loro spazio - e da parte loro che forse mi vedevano come giudice un po' ficcanaso.

La fisicità di questa comunicazione ha arricchito di sensazioni ed emozioni le informazioni che ho avuto, da Lucia, la responsabile del progetto, dalle ragazze e dalla lettura dei documenti sulla ricerca-azione condotta quest'anno dalle stesse donne del Centro.

Dalla ricerca-azione condotta su un campione di 362 donne intervistate, dai 16 ad oltre 55 anni, ho saputo che esiste un elevato livello di istruzione tra la popolazione femminile, che il 26,8% delle intervistate si dichiara disoccupata, anche in conseguenza del fatto che a Scutari è esistita per decenni un'azienda statale, l'Artistika, che produceva tutti gli oggetti manufatti che potevano circolare sul mercato controllato, la cui chiusura ha provocato la disoccupazione di circa 2000 donne.
Ho saputo che la composizione media della famiglia a Scutari è di quattro membri e che, più ancora che a Tirana, la coabitazione con i genitori del marito è diffusa, e che questo genera conflitti.

La ricerca-azione tocca diversi aspetti della vita delle donne di Scutari, dall'emigrazione alla violenza, e meriterebbe maggior spazio.

Qui posso solo riferire brevemente che ho sfiorato una realtà drammatica. A Scutari ci sono 52 bambini che non possono uscire di casa perché appartengono a famiglie i cui membri maschili sono soggetti a segregazione domestica a causa delle molteplici vendette in corso, apparentemente giustificate dal Kanun, il codice consuetudinario ancora forte nelle regioni del nord. Come risulta dalla ricerca-azione, si tratta prevalentemente di una popolazione immigrata negli ultimi dieci anni dalle zone di montagna più remote, che sembra particolarmente resistente all'adattamento alle regole di vita della città, come evidenziano il regime di reclusione delle donne e delle ragazze, oltre al perdurare della vendetta di sangue (gjakmarja).

Non solo gli uomini che possono essere oggetto di una serie di vendette, dunque, vivono in isolamento, ma le donne delle loro famiglie e i loro bambini, ai quali viene così negata la possibilità di frequentare la scuola e di vedere altri bambini. Questa popolazione come dice la ricerca-azione, vive in zone
"caratterizzate da dinamiche di forte isolamento voluto dall'interno e ciò accentua meccanismi di separazione agiti dall'esterno, fondati sugli stereotipi che la popolazione di città porta nei confronti di questi quartieri (di violenza e di arretratezza)".

In un articolo, pubblicato proprio dopo la nostra visita a Scutari, Diana Çuli chiama queste donne le "Rozafa di oggi" murate in casa come la Rozafa della leggenda, che fu murata nel castello in offerta agli dei perché garantissero la solidità della fortezza, e fu autorizzata ad allattare il suo bambino attraverso due feritoie nelle mura.

Anche a queste donne e a questi bambini si rivolge il Centro Passi Leggeri, con lezioni private nelle case e con corsi di formazione professionale per le donne. In particolare, il centro ha aperto un corso di sartoria, uno di italiano, uno di inglese, uno di informatica, tutti gestiti da donne locali che hanno a loro volta ricevuto una formazione psicologica e sono state educate all'ascolto, essendo l'aiuto psicologico il primo obiettivo degli incontri. Al centro le donne trovano una Ludoteca per i loro bambini e possono vedere film, prendere parte a dibattiti e partecipare a concorsi di poesia e pittura. Una delle vittorie ottenute è proprio quella di avere fatto uscire alcune donne dalla situazione di isolamento imposta dagli uomini della famiglia, i quali hanno ceduto solo di fronte alla garanzia di "controllo" che dava loro il furgoncino organizzato dal Centro per il trasporto collettivo delle allieve dei corsi.

E così, davanti ad una stufa a gas che cercava di rompere il primo freddo di questo inverno che si spera meno duro dei precedenti quanto a mancanza di corrente elettrica (ci sarà per più delle solite quattro o cinque ore?) ho incontrato una donna che abita in uno dei quartieri problematici: dopo aver preso i suoi tre bambini a scuola con la bicicletta, è venuta al centro per dare la sua testimonianza: è convinta, come molte altre qui, che non sia giusto parlare di gjakmaria, ma di vera e propria criminalità, legata alla rivalità per la proprietà delle terre che si nasconde dietro il paravento della tradizione del Kanun. Come tante altre donne che ho visto, è giovane, è bella, è curata, ha un marito in emigrazione, ha una vita dura, ma cerca di percorrerla con Passi Leggeri.



Con Diana
di Anna Rosa Iraldo

Conclusione o inizio?
di Anna Rosa e Paola

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